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Quel frangente di strada che sfugge al controllo

La pista ciclabile dovrebbe essere uno spazio di maggiore sicurezza per il ciclista. A Milano il 23 aprile 2023 una ciclista ha perso la vita travolta da una betoniera lungo una ciclovia.

di Silvia Zambrini - mercoledì 3 maggio 2023 - 1318 letture

...Si chiama angolo buio, è il punto cieco nello specchietto retrovisore che gli autisti di grandi mezzi devono controllare girando a destra. Una piccola porzione che durante la svolta dura un paio di secondi al massimo, a volte meno. Durante questi pochi attimi a Milano il 23 aprile scorso una ciclista ha perso la vita travolta da una betoniera lungo una ciclovia”. - da Cronaca Milanese

L’angolo cieco non è uno spazio fisico, è la situazione stradale in cui, per vedere cosa succede dietro o a lato della vettura, bisogna fare uno sforzo ma anche quella in cui, al di là della visuale può succedere qualcosa che non ci si aspetta, come trattandosi di qualcuno che non rispetta la precedenza, supera scorrettamente, sbuca improvvisamente tagliando la strada. È questa una realtà che è stata trascurata quando, in periodo preelettorale a Milano si è deciso di fare più percorsi riservati ai ciclisti: la ciclabile è rimasta agli effetti una dimensione “estranea” all’automobilista non abituato a considerare il lato destro della carreggiata come corsia indipendente. Ciò è diverso dove questi percorsi ricevono la giusta attenzione in ogni loro punto attraverso la consuetudine e una pianificazione appropriata all’origine: ad Amsterdam sono corsie delle quasi stesse dimensioni di quella principale con tanto di appositi semafori e questo già impone agli automobilisti di considerare i ciclisti in modo paritario. A Berlino larghi corridoi perfettamente asfaltati attraversano ampie aree di parco e costeggiano i numerosi canali. A Londra una corsia fiancheggia le carreggiate anche lungo gli incroci, le deviazioni, i lavori in corso senza mai interrompersi così che il ciclista segue sempre il proprio spazio. Rispetto ai nostri centri antichi si sta parlando di metropoli con grandi viali, lunghi raccordi, arterie stradali e circonvallazioni, ma anche a forte tradizione di mobilità non a motore, in cui il ciclista rispetta le regole e altresì viene rispettato; in cui la ciclabile costituisce una dimensione socialmente acquisita.

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Pista ciclabile all’inizio di corso Buenos Aires a Milano

A Milano le attuali ciclovie sono in via sperimentale: manca un’educazione a questi spazi che vengono regolarmente occupati da veicoli e pedoni, che rischiano di rimanere angoli bui nel momento in cui l’automobilista svolta a destra e ciò si verifica indipendentemente dalla visuale perché l’angolo cieco si crea dove c’è l’imprevisto, dove ancora non si è automatizzata l’attenzione e anche dove, trattandosi di una betoniera, non si è considerata l’altezza troppo elevata perché il conducente possa visualizzare ciò che accade molto più in basso (attenzione a parte).

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Pista ciclabile di corso Buenos Aires a Milano - La ciclabile umana

Il Sindaco Sala ha detto di voler limitare l’ingresso a Milano dei mezzi pesanti da lavoro e forse ha in mente delle soluzioni per far arrivare ugualmente tonnellate di cemento ai cantieri: si vedrà di che tipo! Ma quali i provvedimenti per tutti i veicoli extra lavoro? Molti sono i ciclisti e pedoni investiti dagli automezzi a uso privato (i più numerosi) in quelle stesse città che si vorrebbe adeguare all’aumento esponenziale di biciclette e monopattini ricavando per la prima volta percorsi differenziati da rettilinei già stretti e brevi. Iniziative come queste possono sembrare giuste a priori ma, prima di attuarle, bisognerebbe considerare la città nel suo insieme di planimetria urbana e abitudini al transito, magari procedendo per gradi, valutando altri provvedimenti che non modificano le strade. La pista ciclabile non è solo una linea di demarcazione. Costituisce una diversa configurazione della strada e cultura del cittadino. Dalla quale il ciclista dovrebbe ricevere protezione, e i mezzi a motore alleggerimento (anziché sovraccarico) di responsabilità nei confronti di un’utenza oggettivamente più vulnerabile.


Questo articolo è pubblicato anche da Fana.one.



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