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McDonald’s: lavoro nero in Vietnam

Si lavora 9 o 10 ore al giorno dal Lunedì alla Domenica alla "Keyhinge Toys" di Da Nang City per fabbricare i giocattoli che McDonald’s regala...
di Redazione - martedì 27 maggio 2003 - 5011 letture

Si lavora 9 o 10 ore al giorno dal Lunedì alla Domenica alla "Keyhinge Toys" di Da Nang City per fabbricare i giocattoli che McDonald’s regala a tutti i piccoli consumatori di "Happy Meals". La denuncia proviene dal National Labour Committee, un’associazione di New York, nata per difendere i diritti dei lavoratori nel mondo. Gli operai della Keyhinge, una società che ha sede a Hong Kong, sono pagati meno del minimo salariale previsto dalla legge vietnamita e lavorano in condizioni spaventose; il 21 febbraio, ricorda un’altra associazione, l’Asia Monitor Research Center (AMRC), 220 operaie sono rimaste intossicate dall’acetone.

Secondo l’AMRC, la maggioranza dei lavoratori dell’impianto riceve 700 dong all’ora (6 cent USA), la paga di un apprendista. I più fortunati arrivano a 1000 dong (8 cent). Al di fuori di Hanoi e Ho Chi Minh City, il salario minimo per gli operai di industrie straniere è di 35 dollari al mese. Nelle due maggiori città del Paese sale a 50 dollari. L’AMRC stima che lo stipendio di cui un operaio avrebbe bisogno per pagare vitto, alloggio e trasporto non dovrebbe essere inferiore a 65 dollari - pari a 4 volte quello della Keyhinge.

Eppure il salario da fame non è il problema maggiore nella fabbrica di giocattoli. L’Amrc ricorda in un recente rapporto le disastrose condizioni di lavoro, soprattutto nel reparto verniciatura, dove gli operai sono esposti alle esalazioni di acetone, che provocano nausea, mal di testa e svenimenti. E possono alterare il ciclo mestruale delle donne - che sono il 90% dei 1000 operai della Keyhinge (tutti al di sotto dei 20 anni). Ma la salute non è un buon motivo per assentarsi dal lavoro, hanno ritenuto i dirigenti della fabbrica, dopo che il 21 febbraio le 220 operaie hanno dovuto lasciare la linea di produzione, vinte dalla nausea. Il giorno dopo, infatti, 200 di loro sono state licenziate. In seguito alle proteste, il vice direttore dell’impianto, Chen Wei Qing, ha detto che si trattava soltanto di una sospensione e che tutte sarebbero state riprese in fabbrica. A 3 mesi di distanza dall’incidente la promessa non è stata mantenuta.

Le associazioni di lavoratori che hanno seguito da vicino la vicenda hanno chiesto chiarimenti alla McDonald’s e alla M-B Sales, l’azienda di Chicago che per conto della multinazionale ha subappaltato la costruzione dei giocattoli in Viet Nam. "Pensiamo che per correggere questa grave situazione sia necessario che la McDonald’s intervenga in prima persona nel monitoraggio della aziende che producono per lei", ha scritto in una lettera all’ufficio di Hong Kong della multinazionale il presidente della Christian Industrial Committee.

Ma qui inizia lo scaricabarile. La McDonald’s ha risposto che la responsabilità per le condizioni di lavoro nelle fabbriche vietnamite ricade interamente sulla M-B Sales. Un suo portavoce, intervistato dal quotidiano Boston Globe, ha poi sostenuto che l’esposizione all’acetone è stata "un caso isolato".

La M-B Sales, invece, dopo aver negato in un primo tempo ogni coinvolgimento nella costruzione di giocattoli, ha fatto la vaga promessa di indagare "su alcuni aspetti della vicenda di Keyhinge". Il caso - sostiene Charles Kernaghan, direttore del National Labour Committee - segue un percorso tipico; la società a monte, la McDonald’s, dice di rivolgersi all’appaltatore, negando ogni responsabilità a livello produttivo. "E’ un giochetto che si ripete milioni di volte", conclude sconsolato Kernaghan, quando avvengono incidenti di lavoro nei nuovi laboratori dell’economia globale.

Fonte: Avvenimenti, 28 maggio 1997. L’articolo è stato ripubblicato da Girodivite 90/2002: http://www.girodivite.it/giro/2002/90/90016.htm

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