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United dolors of Benetton

Partita con un piccolo maglificio, la famiglia Benetton e andata via via ingrandendosi fino a diventare padrone di un vasto impero economico che comprende attività tessili e calzaturiere (35%), distribuzione (30%), ristorazione (20%), equipaggiamento sportivo (15%).
di fobik - martedì 19 luglio 2005 - 13790 letture

A capo dell’intero impero si trova una società finanziaria denominata Edizione Holding da cui dipendono altre società finanziarie capofila dei singoli settori. Fra le proprieta di Benetton compaiono Autogrill, Spizzico, GS, Euromercato oltre a varie imprese dell’abbigliamento e delle calzature.

La famiglia possiede anche un imponente patrimonio immobiliare nelle principali città italiane, europee e americane, compresi alcuni edifici storici di notevole valore. In Patagonia (Argentina), tramite la Compania de Tierras Sud Argentino SA, possiede tenute per 900 mila ettari, con allevamenti di circa 280 mila ovini, che coprono parte del fabbisogno di lana del gruppo.

Altri settori

2I Investimenti

Verdesport SPA

Pallacanestro Treviso SPA

Volley Treviso SPA

Il gruppo nel suo complesso fattura circa 8 mila miliardi ed ha circa 26 mila dipendenti, compresi gli addetti della grande distribuzione. Le imprese dedite alle attività tessili, assieme ad altre dedite alla produzione di scarpe e di equipaggiamento sportivo, formano un sottoinsieme dell’impero Benetton megiio noto come Beneeton Group. Quest’ultimo ha un fatturato annuo di circa 4.000 miliardi e impiega circa 8.000 dipendenti. Oltre che con Benetton, l’impresa opera con i marchi: Sisley, Zero dodici, Nordica, Prince 5, Zerotondo, Undercolors, Colors of Benetton, Rollerblade, Killer Loop.

BENETTON SFRUTTA IL LAVORO MINORILE, ESPROPRIA LE TERRE AI MAPUCHES, RICATTA A COTTIMO I LAVORATORI DEL SUD, BOICOTTA BENETTON !

Benetton nell’immaginario collettivo è "il capitalismo dal volto umano" : merito delle campagne pubblicitarie "etiche" con denunce sociali "griffate" Oliviero Toscani. Non tutti sanno però che secondo molti esperti di marketing caricare una merce di un valore aggiunto etico o ideale è solo un modo bizzarro ma efficiente per vendere di più, spacciando al consumatore un motivo di ipocrita gratificazione morale.

Eh si, perché dietro la facciata progressista si nasconde la solita realtà: avidità e sfruttamento, come e peggio che per i padroni meno "illuminati". Pronti ad un fantastico giro nelle meraviglie della globalizzazione neoliberista ?! Partiamo!

Si comincia in Patagonia, da secoli terra degli indigeni Mapuches. Benetton ha deciso che la tenera erbetta della Patagonia ben si presta agli allevamenti di pecore et voilà : niente di più semplice che espropriare gli indigeni (da sempre alieni al concetto di proprietà privata) e prendersi la terra : oggi, tramite la Compania de tierras Sud Argentino SA, il nostro mecenate possiede tenute per 900.000 ettari dove vengono allevati circa 280.000 bovini, che coprono parte del fabbisogno di lana del gruppo.

Insomma una sana politica di sapore coloniale che ha devastato l’economia mapuche. Per gli indigeni è assicurato un futuro di lavoro sottopagato nelle aziende Benetton per la produzione di lana, come più volte denunciato dall’organizzazione mapuche-tehuelche "11 de octubre".

Si continua in Turchia : è uno scoop giornalistico del Corriere della Sera a rivelare il sistematico sfruttamento di bambini, spesso kurdi, nelle aziende del fornitore Benetton in Turchia. Il buon Luciano ha reagito con una campagna di immagine in Italia e Turchia, ha comprato i sindacalisti -non senza aver licenziato quello che più si era esposto- ed ha lanciato un accordo di facciata per non utilizzare i bambini in produzione. Certo poi l’azienda lavora in rete coi subappalti e se i fornitori più convenienti guarda caso sono quelli che sfruttano il lavoro minorile di nascosto, che cosa ci si potrà mai fare.

Il nostro giro finisce in uno dei tanti Sud del mondo : quello di casa nostra.

Già l’Osservatorio Benetton (che non è di proprietà di Benetton.) aveva denunciato il vero e proprio sfruttamento presente nei tanti laboratori del nostro centro-sud che lavorano a cottimo per questa e per le altre grandi firme della moda italiana. Si va dalle gravi carenze igieniche al vecchio fenomeno del "fuoribusta", al licenziamento delle ragazze incinte, agli incentivi prodottivi che, in pratica, costringono le lavoratrici a turni sempre più massacranti. Il tutto sotto il ricatto di quello che Luciano Benetton chiama "decentramento produttivo", ossia il trasferimento della produzione nei paesi dell’Europa orientale, dove un lavoratore costa meno, molto meno di 100 dollari al mese.

....E NON BASTA...

Benetton utilizza anche lana proveniente dall’Australia, Paese in cui le pecore sono sottoposte a una raccapricciante pratica chiamata "mulesing": questa procedura consiste nel bloccare le pecore con delle barre di metallo e tagliare grossi lembi di carne viva dall’area perianale senza usare alcun anestetico. Gli allevatori affermano che questa pratica viene effettuata sulle pecore per prevenire che le larve di mosche infestino la pelle rugosa, una caratteristica fisica per la quale le stesse pecore sono appositamente selezionate e allevate. Invece di ricorrere a soluzioni più umane, come ad esempio la selezione di razze meno soggette a tali malattie e delle pratiche di allevamento qualitativamente migliori, gli allevatori preferiscono esercitare la pratica barbarica e dolorosissima del "mulesing".

La vita non è facile per questi animali docili e indifesi: quando la loro lana non è più redditizia, le pecore vengono inviate nel Medio Oriente su navi a stiva aperta, sotto un sole cocente per un viaggio che spesso dura settimane o perfino mesi. Ogni anno, fino a 6 milioni di pecore australiane soffrono le macabre conseguenze di questo commercio di animali vivi. Accalcate in decine di migliaia in queste navi infestate da malattie, le pecore che si ammalano o rimangono ferite (molte volte calpestate da altre pecore impaurite che cercano di raggiungere le minime quantità di cibo e acqua disponibili) sono spesso gettate fuori bordo ancora vive oppure macellate completamente coscienti in un "maceratore" installato a bordo della nave! Quando la nave raggiunge il porto di destinazione finale, le pecore sopravvissute sono spaventate, deboli e molto spesso perfino incapaci di muoversi. Gli animali vengono quindi trascinati giù dalla nave e caricati nei camion che li portano nei mercati del Medio Oriente e del Nord Africa dove viene loro tagliata la gola senza stordirle. I dirigenti della Benetton sono al corrente di tutti questi fatti: li abbiamo informati e abbiamo loro mostrato delle riprese video di queste pratiche violente. Abbiamo richiesto di interrompere l’uso della lana australiana fino a quando non vengano vietate la pratica del "mulesing" e l’esportazione di capi in vita. Cosa hanno fatto a riguardo?

ANCHE TU PUOI AIUTARE

Informa il Sig. Benetton che non farai più acquisti nei suoi negozi fino a quando la società non smette di acquistare la lana crudelmente ottenuta in Australia:

Sig. Luciano Benetton, Presidente Villa Minelli 31050 Ponzano Veneto Treviso 0422-519111 info@benetton.it PER FARE IL TUO MAGLIONE.

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> United dolors of Benetton
1 agosto 2005, di : Emanuele |||||| Sito Web: zerotondo

Ehm... anche noi siamo "zerotondo", ma noi siamo buoni buoni... :) www.zerotondo.tk www.zerotondo.splinder.com
United dolors of Benetton
26 luglio 2006

PECCATO SONO UN’AFFEZIONATA DI BENETTON HO ANCHE LAVORATO IN UNO DEI LORO NEGOZI A BRESCIA....MA PURTROPPO AMO GLI ANIMALI E SONO VEGETARIANA METTO I MAGLIONI DI LANA IN QUANTO CREDEVO NON FOSSE NECESSARIO MALTRATTARE LE PECORE PER AVERE LA loro (non nostra), loro LANA....MAI PIU’ SONO SOLO UNA CLIENTE MA PUR SEMPRE UNA CLIENTE IN MENO