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La Sicilia candida l’Antimafia

Bruno Piazzese - imprenditore simbolo della lotta al “pizzo” nel territorio siracusano - ha deciso di dare manforte a Rita Borsellino.
di Salvatore Mica - lunedì 15 maggio 2006 - 4564 letture

Bruno Piazzese - imprenditore simbolo della lotta al “pizzo” nel territorio siracusano - ha deciso di dare manforte a Rita Borsellino. Si candida, spiazzando tutti, in una stagione politica rovente, crede che sia l’ora delle grandi scelte; assieme a lui ci credono in molti, a partire dagli amici e conoscenti che sempre più numerosi, lo sostengono; lo abbiamo incontrato in un ritrovo informale per parlare, finalmente, di politica.

L’eccezionalità del clima politico è stata sottolineata dal fatto che registi indipendenti hanno deciso di riprendere h 24 la vita di Piazzese in questi giorni di campagna elettorale per poi farne un film che probabilmente si intitolerà “Primavera” di prossima uscita.

Perché si candida?

Uno dei miei avversari politici mi ha detto: “Non credi di bruciare le tappe?” e io ho risposto “Tu non pensi che chi ha avuto il proprio locale bruciato tre volte non si ponga il problema di bruciare qualche tappa?”. Scherzi a parte, durante l’arco di cinque anni di impegno nell’antiracket mi sono reso conto che serve un assunzione di responsabilità in più. Durante la mia brevissima campagna elettorale ho sempre parlato di due fasce sociali: i giovani e gli anziani; i giovani sono umiliati dalla disoccupazione e dal lavoro precario, gli anziani vengono esasperati da una assistenza sanitaria che manca del tutto, sono umiliati dal fatto che non viene riconosciuta la loro funzione nella società che è la memoria:gli anziani sono la memoria del mondo e per questo vanno rispettati. Dobbiamo dare una condizione di vita più serena più dignitosa a queste persone che spesso prendono delle pensioni da fame. Mio padre dopo cinquantadue anni di contributi versati prende 450 euro al mese. Lo stesso dicasi di mia madre. Sfido chiunque a vivere al giorno d’oggi in due persone con 900 euro al mese.

A livello nazionale le cose si stanno muovendo velocemente. Nel giro di un mese è caduto il governo Berlusconi, con tutto lo strascico di polemiche che ne è conseguito, è stato arrestato Provenzano, è stato arrestato Previti: avvocato personale di Berlusconi...Che sta succedendo?

Io sono convinto che l’alternanza di governo sia una garanzia di democrazia, il fatto che Berlusconi si sia opposto in maniera così poco civile alla sinistra, che non abbia accettato il risultato elettorale già passato al microscopio da tutte le istituzioni preposte, è stato obiettivamente un grave danno per l’Italia. E’ ancora colpa sua se a tutt’oggi l’Italia non ha ancora un governo e voi mi insegnate che le fasi d’instabilità possono essere pericolose sotto molti punti di vista.

Credi che il “momento” politico abbia influenzato in qualche modo gli arresti di Provenzano e Previti?

Sono convinto che i messaggi lanciati da Pietro Grasso negli ultimi sei mesi lasciavano intendere proprio questo. Non credo sia un caso che subito dopo l’affermazione non ancora definitiva di un governo di centro-sinistra sia scattato l’arresto di Provenzano. L’arresto di Previti credo che restituisca dignità a questo paese.

Usciamo per un attimo dall’ambito politico. Come credi cambierà il mondo mafioso dopo l’arresto di Provenzano?

L’arresto di Provenzano come quello di Previti restituisce dignità al Paese. Una latitanza lunga 43 anni è vergognosa, soprattutto considerando il fatto che Provenzano è stato catturato nel suo paese: questo vuol dire che non l’ha mai cercato nessuno. Di questo ne sono certo. Ma non dobbiamo commettere l’errore di pensare che la mafia sia solo “stile provenzano” molto probabilmente quello rappresenta il braccio armato; oggi i veri mafiosi sono persone che hanno studiato nelle migliori università del mondo, sono manager, sono persone che gestiscono traffici illeciti come quello delle armi o degli stupefacenti, è gente capace di mettere su aziende che commercializzano prodotti “finemente contraffatti”. Il falso dei profumi ne è un esempio: i falsi sono fatti in maniera altamente manageriali: le essenze vengono prodotte in messico, maggiore produttore mondiale di profumi, la carta per il confezionamento viene comprata in Brasile, maggiore produttore mondiale di cellulosa, il vetro dall’Italia, infine in determinate zone del mondo si assembla il tutto. Neanche il più abile esperto di profumi riuscirà a cogliere la differenza tra il profumo vero ed il profumo contraffatto. Questo è solo uno degli innumerevoli ed insospettabili mercati a disposizione della malavita. Provenzano come Riina ha determinato un certo periodo nella storia della mafia, ma adesso i tempi sono cambiati.

Durante la campagna elettorale abbiamo notato che il tema “mafia” è stato invalidato. Il giochetto è sempre lo stesso: ogni qualvolta si accusa un partito politico, o un esponente politico, di avere una forte vicinanza con la malavita organizzata l’interlocutore risponde sostenendo che il fronte politico è TUTTO ”antimafia”; così facendo la lotta alla mafia diviene un argomento superpartes condiviso da tutti i partiti. Anzi l’interlocutore spesso accusa più o meno velatamente l’astante di aver introdotto un argomento fuori luogo. Crede che sia davvero così? La mafia e l’antimafia sono super partes? O crede che vi sia una vicinanza maggiore da una parte o dall’altra dell’agone politico?

Tantissimi uomini poltici quando si affronta l’argomento mafia, evitano di approfondire. Perchè hanno paura. Ne ho parlato anche a proposito dei vari comizi organizzati durante la campagna nazionale. Non temo di ricordare il comizio di Bertinotti a Siracusa, in cui l’Onorevole ha detto testualmente “Tralasciamo il problema mafia”. Tralasciare il problema mafia in sicilia è quantomeno inquietante. Questa “freddezza” l’ho potuta constatare quando in seguito alla mia vicenda mi son dovuto confrontare con tutti i politici senza alcuna distinzione di schieramento. Quando si parlava di mafia io mettevo loro davanti a situazioni concrete: a Siracusa è oramai acclarato che il 70% dei commercianti paga il pizzo, a Catania e a Palermo la quota sale al 90%. Quando ponevo loro queste problematiche mi si rivolgeva quasi sempre la domanda “Ma secondo te che cosa dobbiamo fare?” la rabbia saliva perché pensavo “Ma allora perché occupa quel posto se non sa cosa fare? Perché ha preso i voti della gente? “ Ma mi sono reso conto nel corso degli anni che quando si parla di mafia, se ti va bene, la gente ha paura. Parlamentari compresi. Il nostro compito sarà combattere la grande triade:

1)Mafia

2)Imprenditoria

3)Politica

Se gli imprenditori non capiscono che devono vincere gli appalti per la propria professionalità e non per le loro amicizie, se il politico non viene fuori dalla logica “voti in cambio di favori” e se le istituzioni d’altro canto non garantiscono la legalità, le cose non cambieranno mai. Non è una cosa incredibile.E’ una cosa che si può fare, il sindaco di Gela: Saro Crocetta lo sta facendo, fa controlli a tappeto, solo per questo, vive scortato h 24 con i vetri blindati in una macchina blindata. Saro Crocetta non è un extra terreste, è una persona normale, non è un eroe.

Perché lei si è candidato a sinistra?

Io ho fatto le scuole superiori “conquistandomi” la scuola. Il mio istituto non aveva una sede, facevamo lezioni nei garage. Da li partirono le prime lotte, il genitore di un nostro compagno dipendente comunale, ci segnalò un immobile di proprietà del comune di Siracusa che era usato come magazzino per le arancie, occupammo il locale e conquistammo la nostra scuola. Sono cresciuto leggendo delle vicende partigiane e continuando a protestare quando lo ritenevo giusto e necessario; l’anno scorso mi era stata offerta una candidatura dal centro destra ma rifiutai recisamente, avrei tradito la mia storia e sentivo che l’idea era per lo più quella di sfruttare la posizione di rilievo che avevo ottenuto nell’antiracket .

Le è stata mossa da più parti l’accusa di aver usato l’antiracket come espediente per fare carriera politica.

La cosa non mi tocca in alcun modo. I miei incarichi all’interno dell’associazione anti racket sono stati determinati dal lavoro svolto sul territorio, ho iniziato come semplice iscritto, poi sono entrato nel direttivo ed infine sono divenuto dirigente nazionale della FAI che raggruppa ben 78 associazioni antiracket in Italia. Dopo il mio impegno a Siracusa le associazioni antiracket sono cresciute: dal 1995 al 2004 erano stabilmente dodici, dopo il mio lavoro sono divenute 14.La scelta di candidarmi proviene dall’aver vissuto sulla propria pelle un gigantesco sopruso, questo mi ha dato la spinta: ad un certo punto non mi è bastato lavorare come prima per l’affermazione dei miei principi, la mia candidatura proviene da questa rabbia e da quest’impegno.

Un mese fa si è parlato di una spaccatura all’interno dell’associazione antiracket: un alto esponente dell’antiracket prendeva le distanze da lei perché non aveva pagato l’affitto dell’Irish pub pur avendo ricevuti gli aiuti dallo stato...Cos’è accaduto?

Dopo il primo attentato il locale rimase chiuso per dieci mesi. Pagai gli affitti in un’unica soluzione grazie agli aiuti dello stato. Dopo il secondo attentato manifestai al padrone dell’immobile la richiesta di pagare ovviamente ancora una volta in un’unica soluzione, ma incredibilmente il titolare dell’immobile non volle aspettare questi pochi mesi, mi intimò lo sfratto e finimmo in tribunale.Vinsi la causa, ma il padrone ha recentemente pensato bene di mandarmi un ulteriore sfratto, quindi si è riaperta la questione legale. All’interno dell’associazione anti racket qualcuno ha cercato di cavalcare questa tigre contro di me.

Questa ostilità all’interno dell’antiracket potrebbe essere dovuta alla sua candidatura?

No.Non se ne parlava ancora. Credo che questi tentativi di delegittimazione siano partiti da ‘alte sfere’. Senza voler fare paragoni indegni, ricordo bene che anche Falcone fu accusato di essersi messo l’esplosivo da solo all’ Addaura per “costruire il suo personaggio”. Da questo si può capire quanto sia storica questa strategia: delegittimare l’avversario è quasi un clichè che la politica e la mafia utilizzano spesso e volentieri contro chi, a testa alta, difende i propri valori.

Alte sfere dell’antiracket o della società civile?

Alte sfere delle istituzioni. Non mi chieda altro

Cosa succede se vince Cuffaro?

Sarebbe una grande sconfitta per tutti i siciliani

Cosa succede se vince Borsellino?

Quando vincerà Borsellino sarà una grande vittoria per tutti i siciliani

Ringrazio, ancora una volta, Piazzese per la sua disponibilità e cortesia.


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