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Emergenza igienico-sanitaria tra Lentini Carlentini e Francofonte

Il problema della sicurezza ambientale e sanitaria nel territorio del Triangolo dei Comuni di Lentini Carlentini e Francofonte sembra aver raggiunto un elevato livello di criticità.
di Nello Russo - mercoledì 11 dicembre 2019 - 1489 letture

Sempre più frequentemente, passando nella galleria San Demetrio nel tratto dell’autostrada Catania Siracusa in prossimità dello svincolo per Lentini Carlentini e Francofonte, si sente una puzza forte ed intensa di spazzatura, che sembra inesorabilmente avvinghiarsi, lasciandoti senza respiro. Dalle pareti della galleria trasuda un liquido maleodorante, sembrerebbe percolato.

Dopo aver percorso la galleria, che è lunga qualche chilometro, la puzza ti lascia dentro una nausea e un odore, dei quali le narici stentano a liberarsi, attaccati come sono persino nella gola. La galleria passa sotto una delle più grandi discariche della Sicilia, quella di Grotte San Giorgio, gestita dalla Sicula Trasporti, la stessa azienda che pare essere interessata ad un mega progetto di un inceneritore nelle vicinanze.

La stessa puzza si sente percorrendo la vecchia statale 194 nel tratto in cui è situata la discarica e dove l’aria è diventata irrespirabile. La Sicula Trasporti è stata sottoposta a controlli dalla Magistratura catanese, inoltre contro la discarica esistente e contro il progetto per la realizzazione di una nuova discarica in contrada Armicci è stata organizzata una dura contestazione da parte di associazioni ambientaliste e di cittadini non organizzati, che hanno recentemente manifestato le giuste preoccupazioni riguardo alla salute pubblica ed ai rischi che la gente del Triangolo corre. Di fatto il legame tra la discarica e l’insorgenza delle neoplasie nella popolazione sembra diventare sempre meno discutibile. I sindaci sono stati a mio avviso poco presenti.

Ora, mi chiedo, così come è accaduto riguardo alla costruzione del MUOS di Niscemi, perché le amministrazioni comunali di Lentini, Carlentini e Francofonte continuano a restare zitti sulla questione ambientale?

Cosa li spinge a chiudersi in questa sorta di isolamento, o di marginalizzazione, che oltre ad essere grave ed inaccettabile sul piano istituzionale, non è sostenibile nemmeno sul piano umano e sociale? Perché hanno deciso di mantenere un profilo tanto basso sulle vicende che investono la sicurezza sanitaria e la salute dei cittadini?

Stride con tutto questo, e non si coglie la ragione ultima di tale comportamento, l’insistente presenzialismo e la pletora di comunicati e di interviste rilasciate riguardo alla problematica della s.s.194 Catania Ragusa, come se la tutela del territorio passasse solo ed esclusivamente da questo vettore e dall’ammodernamento dell’infrastruttura.

Che cosa sollecita le tre amministrazioni comunali a battere i pugni persino per la costruzione di un nuovo tratto stradale, mentre restano indifferenti riguardo al tema immanente della tutela ambientale e non prendono una decisa e netta posizione contro la costruzione di nuove discariche e di inceneritori camuffati da impianti per le biomasse?

Nel frattempo giunge voce che a Melilli verrà realizzato un impianto di compostaggio e che a Lentini potrebbe sorgere un piccolo impianto per la realizzazione del biometano.

Eppure in quest’ultimo caso nessuno si cura di ciò, la Regione opera in silenzio e non si registrano segnali di antagonismo, pur non volendo generalizzare, sul problema dell’impatto ambientale.

A Francofonte, mentre a suon di fascia tricolore si suonano i tromboni per la statale 194, l’argomento sulla costruzione del termovalorizzatore in contrada San Biagio, un’area collinare di enorme interesse ambientale e di gran pregio ecologico, sembra volersi fare ancora strada tra le ceneri dei primi fuochi dibattimentali sviluppatisi in città.

Viene ancora da chiedersi, se il battente mediatico sulla costruzione della Catania Ragusa sia funzionale ad aprire agli investimenti di aziende note e meno note, che vogliono estendere in tal modo il controllo su un altro pezzo di territorio, che è considerato una nuova grande fetta di mercato da sfruttare impietosamente, mediante cui è possibile rafforzare la politica della monopolizzazione, che condurrà inevitabilmente alla concentrazione degli investimenti e dei capitali.

Se tutto ciò dovesse risultare vero, difficilmente allora potranno aprirsi per gli uomini e per le donne del nostro amato e odiato Triangolo le porte dello sviluppo reale, equo e direttamente proporzionale al bisogno ineludibile di vivibilità, che purtroppo sono ancora soltanto socchiuse su un presente incerto e sostanzialmente manipolato e distorto.



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