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Dalla “politica seria” alla “politica Cabaret”

Quanto e in che modo lo sfondo acustico visivo dei programmi di informazione incide su fiducia e interesse nei confronti della politica?

di Silvia Zambrini - mercoledì 15 giugno 2022 - 979 letture

A dispetto di ciò che si dice, di politici convinti, appassionati, ce ne sono ancora e ce ne saranno sempre. A quarant’anni dalla sua scomparsa Enrico Berlinguer, leader storico del PCI, viene ricordato come persona per bene ma soprattutto come persona schiva: questo aspetto forse ha segnato il confine tra la “politica seria” e quella dello spettacolo. Non che negli anni ’60 i politici evitassero i riflettori o si esprimessero solo pacatamente ma l’audience, che aumenta quando il dibattito si fa animato, mancando la concorrenza con le emittenti private non era poi determinante: il contesto sonoro erano le voci tra di esse distinte dei partecipanti e di un moderatore che oggi si chiama conduttore visto che la “politica urlata” poco ha a che fare con la moderazione.

Verso fine anni ’70 queste trasmissioni accoglievano anche attori, cantanti, showman di ogni genere. Si allargavano a temi di attualità, cronaca nera, casi umani acchiappa attenzione tra spezzoni di filmati, intermezzi satirici e consigli per gli acquisti; con un pubblico di persone comuni in sala e che telefonava da casa ponendo questioni per lo più personali. A uno di questi nuovi show Pietro Ingrao, esponente storico del PCI, con innocente spontaneità commentava positivamente l’interruzione pubblicitaria che gli avrebbe dato tempo per pensare cosa rispondere alla domanda confusa di una telespettatrice. Altri non nascondevano l’imbarazzo nel vedersi azzittiti per motivi consumistici o comunque non attinenti. A questo stravolgimento della “politica seria” contribuivano opinionisti e personaggi eccentrici, inscenanti, divenuti famosi attraverso atteggiamenti ostentati.

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1972: La trasmissione televisiva Tribuna Politica con ospiti il Senatore Amintore Fanfani democristiano e l’Onorevole Ugo La Malfa del partito repubblicano. Moderatore: Jader Jacobelli.

Esistono tuttavia uomini pubblici che hanno mantenuto una loro austerità, quasi timidezza, a partire dagli attuali Presidenti di Repubblica e Consiglio, ma anche Ministri, Onorevoli meno conosciuti, non per questo meno impegnati... Del resto in molti si chiedono dove trovino il tempo di studiare, aggiornarsi e riflettere coloro che sono sempre in onda. Quanto all’integrità morale, questa non c’entra con ciò che appare, in politica e non solo, e un po’ dispiace perché verrebbe facile associare il buon gusto alla correttezza morale. Ma anche quando le immagini erano in bianco e nero e i palinsesti limitati alle emittenti RAI, la politica si prestava ai più ambigui comportamenti da parte di chi peraltro era persona colta, che andava ai concerti di musica classica e che mai si esprimeva sopra le righe.

È naturale che i mass media si siano adeguati ai tempi tuttavia, proprio perché la figura del “politico per bene” ora sembra ridotta a icona, il contesto mediatico necessita di quei segni caratteristici di sfondo silenzioso, cultura, dignità della donna col tempo venuti meno: anche se ciò non significa maggiore onestà e buona fede da parte di chi ci rappresenta, è pur sempre opportunità di selezione verso cose che magari varrebbe la pena ascoltare, eventualmente condividere, o criticare, oltre che modello di comunicazione degno di essere tale.

Troppa informazione tende a confondere, ancor più quando espressa con toni concitati e colonne sonore che distraggono dai contenuti stessi. Non dimentichiamo che l’informazione tecnologicamente mediata già impone un ascolto involontario con le televisioni nei Bar, stazioni ecc..., e anche quando si sceglie di ascoltare, l’impatto rimane invasivo rispetto alla voce naturale o alla carta stampata: perché allora non cercare di ridurlo all’essenziale? È quello che in parte già accade nei programmi del mattino e dopo una certa ora della sera, forse perché pensati per un pubblico non più giovane, memore della politica non ancora Cabaret.


Questo articolo è pubblicato anche su Fana.one



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