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Alla ricerca del sale della Terra, purché non sia una compiaciuta attesa del nulla

Lettera alla tribù bianca / Alex Zanotelli. - Milano : Feltrinelli, 2022. - 128 p., br. - (Serie bianca). - ISBN 978-88-07-17408-7.

di Evaristo Lodi - martedì 22 agosto 2023 - 1312 letture

“Il sale della terra” è un film di Wim Wenders del 2014 diretto a quattro mani con il fotografo Juliano Ribeiro Salgado. Un sontuoso documentario su vari aspetti: dalle condizioni dei lavoratori più poveri, alle migrazioni e alle condizioni ambientali del pianeta, quando l’argomento non era ancora propriamente di moda.

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Copertina di Lettera alla tribù bianca, di Alex Zanotelli

Come pensare di capire la nostra epoca, la realtà che ci circonda? Chi oggi potrebbe vantare una lucidità così forte da pensare al futuro e sollecitare i giovani a trovare soluzioni durature ed eque per tutti? Alex Zanotelli nella “Lettera alla tribù bianca” (Feltrinelli, 2022) cerca di dare risposte a questi interrogativi. Alex non è nuovo alle polemiche in netto contrasto con tutto ciò che riguarda le società benpensanti. Lo leggo dai tempi di Korogocho (Feltrinelli, 2003) ma anche da altri suoi libri e svariati interventi in giro per l’Italia [1]. Ma chi è Alex? Un economista, un filosofo, un politico, uno stregone, un giornalista, un sociologo, un antropologo o un rivoluzionario tout court?

«…sistema economico-finanziario-militarizzato […] Ho paura che i posteri diranno di noi quello che noi oggi diciamo dei nazisti. […] La rapida espansione dell’estremismo di destra, anche in Italia, è forse il sostegno della non-consapevolezza di appartenere alla tribù bianca e della rimozione del nostro colonialismo in Africa?»

Vorrei continuare a fare citazioni dal libro di Alex ma mi rendo conto di anticipare al lettore il fascino della scoperta. Mi basta riportare alcuni spunti dall’indice: “Fame di oro”; “Ideologia perversa”; “Il suprematismo bianco”; “L’ingiustizia eretta a sistema”; “Una sordida storia”; “Domande imbarazzanti”, per finire con un’esortazione rivolta ai giovani. Certo, l’autore ha già raggiunto la veneranda età di 85 anni ma possiede ancora lo smalto per denunciare lo orrende discriminazioni della nostra società. Immagino si possa definire così: un prete diversamente giovane che, fin dagli anni Ottanta, non aveva peli sulla lingua.

«Noi [redazione della rivista “Nigrizia”, da sempre a cura dell’Ordine fondato da San Daniele Comboni, che traccia un panorama aggiornato sul continente africano] non potevamo farci intimorire da Spadolini [ai tempi Ministro della difesa]. Scrissi un nuovo pesante editoriale in cui definimmo Spadolini “un piazzista di strumenti bellici”. La risposta non si fece attendere: “Le dichiarazioni del direttore di Nigrizia costituiscono un eccitamento alla delinquenza terroristica internazionale”. Fu lo stesso Spadolini insieme ad Andreotti, a esercitare forti pressioni sul Vaticano perché fossi rimosso dal ruolo di Direttore. […] Fui silurato come direttore di Nigrizia.». Dopo il suo siluramento, ebbe un’impennata l’innamoramento verso gli ultimi, i diseredati della terra.

Il primo capitolo è autobiografico e descrive, per chi non lo conoscesse, la sua parabola esistenziale. Poi via verso una lucida analisi della nostra epoca, senza dimenticare molte citazioni: da Tiziano Terzani a Tahar Ben Jelloun; dall’arcivescovo di Seattle Raymond Hunthausen a Howard Zinn; da Andrea Nicastro a Adrien Candiard; per arrivare fino Papa Francesco.

Quello che mi ha colpito è la quantità dei siti che propugnano un razzismo spietato all’ombra del suprematismo bianco:

«Questi siti sono numerosi anche in Italia ed emergono su Telegram come il “Sole Nero”, “Fascio Littorio”, “Hyperborean World View”, Fascismo V2-Lgbt Shit”, Avanguardia nazional socialista”, “Meridiano Zero”. […] Il primo dei lupi solitari a entrare in azione è stato il norvegese Anders Breivik: il 22 luglio 2011 ha compiuto la strage di sessantotto giovani radunati per un seminario nell’isola di Utoya in Norvegia.»

L’analisi spazia inoltre nei paesi europei, senza esclusione: Spagna, Francia, Austria, Germania, Ungheria, Polonia, le repubbliche Ceca e Slovacca, l’Olanda, la Danimarca, l’Inghilterra e la Grecia per arrivare all’Italia dove le frasi colorite potrebbero far sorridere se la situazione politica italiana, scaturita dalle ultime elezioni, non approfondisse il rifiuto del diverso e l’esaltazione del suprematismo della tribù bianca.

«Ha ragione il professore Piero Basso nel suo volume “Razzismo di Stato” quando dichiara che “la legislazione sui migranti che abbiamo in Italia, in Europa e negli USA, è un vero e proprio razzismo di Stato. [… Il] Mare Mediterraneo, che sarebbe meglio chiamare “Mare Nero” perché cimitero dei volti scuri. […] papa Francesco ha detto: La nostra ignavia è peccato! È un crimine contro l’umanità. […Se consideriamo realtà di base razziste e xenofobe come Forza Nuova e Casa Pound, non potremmo comprendere…] il consenso di massa di cui godette il fascismo e di cui godono oggi, nei loro paesi, Trump, Bolsonaro, Orbàn ed Erdogan. [… e a cascata, la tesi del francese Renaud Camus…] “Non bisogna uscire dall’Unione Europea, ma farne uscire l’Africa che la colonizza: dobbiamo lottare contro la sostituzione [“etnica” di cui parlava il ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida poco tempo fa]»

Circa un mese fa, un appello di Alex Zanotelli ai giornalisti italiani è apparso sui social, sottolineando le situazioni che si stanno vivendo in Africa e a cui si dedica così troppo poco spazio, sempre preoccupati delle vicende politiche italiane ed “euro/americane”: «Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale. […] Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa». Seguono undici “È inaccettabile”, per concludere con «Questo crea la paranoia dell’invasione, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi».

Papa Francesco ci esorta continuamente a non essere assuefatti all’indifferenza per cui ogni situazione che “non entra in casa nostra” la osserviamo con distacco e non permettiamo che questa possa turbare il nostro stile di vita, la nostra mentalità occidentale. Spesso siamo compiaciuti dalla nostra storica funzione civilizzatrice, sorretta da principi democratici a cui ci aggrappiamo anche se hanno mutato il loro valore originario, soprattutto quando invochiamo il veemente totem del suprematismo bianco. Siamo sollevati dalla nostra attesa del nulla, che speriamo, prima o poi, trovi dei paladini che esportino con le armi la nostra “grandeur” e ci accompagnino verso un futuro glorioso e un destino manifesto, concretizzatosi fin dagli albori della storia.

Purtroppo, Alex è consapevole del fatto che il razzismo sia patrimonio di tutti i popoli:

«…sono ben cosciente che il razzismo, il rifiuto dell’altro, non è una peculiarità della tribù bianca, ma di tutte le tribù della Terra, di ogni essere umano. L’ho appreso proprio nei miei dodici anni di vita con gli ultimi di questo mondo, i baraccati di Korogocho».

È anche consapevole del fatto che «le Chiese d’Occidente sono pervase da forti movimenti fondamentalisti».

Ormai in tutto il pianeta Terra, la propaganda populista sembra essere l’unica soluzione per qualsiasi tipo di problema. Praticamente in ogni paese del pianeta, chi governa gestisce il proprio potere e cerca di perpetuarlo il più a lungo possibile. I problemi dei popoli e del pianeta vengono offuscati, nascosti sotto ondate demagogiche che obnubilano le coscienze e di cui difficilmente riusciamo ad accorgerci.

Ma il sale della terra sono i cristiani, come è scritto nel Vangelo: Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente (Matteo 5, 13).

Alex sembra non avere dubbi in proposito: sono i giovani che possono ribaltare la situazione e dare voce a tutti i problemi del pianeta. L’ultimo capitolo è un’esortazione, quasi una preghiera, ai giovani. Non ci sono dubbi che chi può avere una chance per costruire un pianeta migliore siano loro, noi sembriamo assuefatti a farci governare da politici che antepongono ai problemi globali, la salvaguardia del proprio potere e dei propri interessi che si fondano sul mantenimento dello status quo, che tanto piace agli elettori che hanno permesso le loro scalate.

Il Principe di Salina non aveva poi tutti i torti nel sottolineare:

Tutto questo, pensava, non dovrebbe poter durare; però durerà, sempre; il sempre umano, beninteso, un secolo, due secoli . . . ; e dopo sarà diverso, ma peggiore. Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra ” [2].

[1] Per una rapida bibliografia si rimanda a Wikipedia.

[2] Giuseppe Tomasi Di Lampedusa, Il Gattopardo, Feltrinelli, postumo, 1958


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