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Un altro bavaglio per i giornalisti

Presunzione d’innocenza e bocche cucite per Pm e poliziotti. E i cittadini non sapranno nulla delle malefatte dei potenti

di Adriano Todaro - mercoledì 29 settembre 2021 - 972 letture

Gioite popolo suddito. Gioite perché il governo dei Migliori dei Migliori, il migliorissimo governo Draghi ‒ sostenuto da Pd, M5S, Lega, Forza Italia, Liberi e Uguali e Italia Viva ‒ sta restituendo all’Italia il posto che si merita nell’Olimpo del diritto e delle libertà. In Commissione Giustizia è finalmente approdato uno schema di decreto legislativo che, se approvato, finalmente regolerà il lavoro dei Pm e non solo. E che avrà, come ricaduta, un bavaglio per la stampa.

Il decreto è sulla presunzione di innocenza. Nello scorso marzo, Enrico Costa di Azione e i renziani recepivano una direttiva europea del 2010 con un emendamento che poi era stato bocciato. L’arrivo dei Migliori aveva riportato alla discussione la direttiva europea.

Cosa dice la direttiva europea? Nella pratica, gli inquirenti non potranno più fornire notizie di un determinato procedimento se non nelle sedi ufficiali. Quindi non ci saranno più conferenze stampa e altre attività simili, ad esempio, i comunicati dove si pubblicizza l’indagine in corso. Facciamo un esempio a caso: il signor Luca Morisi è stato inquisito e la notizia è stata data dai carabinieri ai giornalisti che l’hanno potuta scrivere e così farla sapere ai cittadini. Non sappiamo se è colpevole; solo che c’è un’indagine su di lui.

Non solo. Chi comunica con i giornalisti non deve «indicare pubblicamente come colpevole la persona sottoposta a indagini o l’imputato fino a quando la colpevolezza non è stata accertata». Quindi di cosa parleranno i magistrati coi giornalisti? Di come sono andate le ferie? Chi vincerà lo scudetto? I magistrati non potranno dire nulla anche perché l’imputato è innocente sino al verdetto finale. Questo, però, è il minimo sindacale. Chi non è a conoscenza di questo diritto costituzionale? La norma è però magnanima: «La diffusione di informazioni sui procedimenti penali è consentita solo quando è strettamente necessaria per la prosecuzione delle indagini o ricorrono altre rilevanti ragioni di interesse pubblico».

Pm e polizia giudiziaria non potranno parlare. Parla solo il Procuratore. Come? A voce? Non sia mai. Essi parleranno «esclusivamente tramite comunicati ufficiali, oppure nei casi di particolare rilevanza pubblica dei fatti, tramite conferenze stampa». E i giornalisti che fanno? Niente. Non potranno neppure telefonare ai magistrati o inquirenti. In questo modo per i cittadini verrà meno un diritto costituzionali: quello dell’informazione, il diritto di informarsi e di essere informati. Sì perché in questo modo non sapremo mai di ordinanze di custodia cautelare o intercettazioni. E così i soliti potenti, dai politici, agli industriali potranno continuare a fare le solite porcherie senza che i cittadini ne sappiano nulla.

I vertici dell’Associazione nazionale magistrati hanno già rivolto numerose critiche al provvedimento. Stranamente non l’hanno fatto Ordine dei giornalisti e Federazione della stampa (il sindacato dei giornalisti). Sì, perché il governo li ha invitati a discutere ma lo ha fatto con un lasso di tempo breve, sembra quattro/cinque giorni prima della convocazione in Commissione. Ora è certamente vero che il governo dovrebbe avere più rispetto per certi organismi e dare loro la possibilità di discutere al loro interno e confrontarsi con esperti ecc., ma è anche vero che del problema se ne parla dallo scorso marzo. Comunque i due organismi hanno dichiarato di essere contro il provvedimento e che daranno battaglia. Raffaele Lorusso, segretario generale della Fnsi ha dichiarato che la norma «è un ulteriore tentativo di mettere un bavaglio alla stampa… se vengo a conoscenza che una persona è sottoposta a indagini non significa che questa persona sia colpevole, però se c’è la notizia, va scritta».

I diritti delle persone vanno tutelati. Ma io, cittadino senza potere, debbo sapere se quel personaggio, se quel potente, è inquisito dalla magistratura per un qualsiasi reato. Questo mi serve anche per quando andrò alle urne e dovrò decidere se dare il voto o meno a quel personaggio. La democrazia funziona in questo modo. Ma, forse, è proprio quello che non vogliono i Migliori e gli amici dei Migliori.


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