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La svolta ecologica mancata

Quello che abbiamo avuto dopo di allora davanti agli occhi - dentro di noi - è stato un occidente deforme, zoppicante, con evidenti carenze cognitive. L’incubo di un demente.

di Sergej - sabato 4 novembre 2023 - 456 letture

“La svolta ecologica mancata”, con questo titolo un interessante convegno di studi [1] su uno dei momenti cardine, di svolta, della nostra storia recente. Lì, in quel momento, si diede luogo a una profonda ristrutturazione economica che fu anche politica e culturale. In parallelo gli Stati Uniti misero in campo quelle politiche di egemonia che la portarono attorno al 2000 a diventare il “gendarme del mondo”. In Cile la soppressione dell’esperienza democratica di Allende, in Italia la strategia della tensione fino all’uccisione di Aldo Moro. In campo culturale, questa è una cosa che ho sempre fermamente sostenuto, l’uccisione di Pasolini segna un drammatico cambiamento: una strada viene sbarrata, si provano altri sentieri.

Lo shock petrolifero del 1973 fu da tutti noi che eravamo bambini in quegli anni vissuto come una festa. Finalmente le automobili che ammorbavano le strade e l’aria venivano messe da parte e si poteva tornare felicemente liberi, impossessandoci dei nostri spazi. Una festa breve - come del resto i pochi mesi del covid-19 quando, fatto salvo il dramma delle morti, chiusi in casa ci si tornò a riappropriarci del nostro tempo e del nostro spazio di vita. Nel 1973 era evidente a tutti che il tipo di sviluppo che gli adulti avevano imboccato, la fabbrica fordista, era sbagliata - e che occorreva un modo diverso di svilupparsi e di vivere. Non potevamo continuare a depredare le risorse naturali (specie dei Paesi del Terzomondo): do you remember?

Una crisi che non avveniva inaspettata. C’era un lungo pensiero alternativo che nei decenni precedenti aveva (invano) messo in guardia la tracotanza occidentale (la hybris del pensiero greco). Perché, accanto al pensiero di volta in volta dominante, le società sviluppano sempre pensieri alternativi. E certamente, in occidente, vi era una dialettica che veniva condensata a livello macroscopico e superficiale nella contrapposizione tra mondo occidentale “capitalistico” e mondo “comunista”; ma portandosi appresso ognuno e ovunque tutti i rivoli dei mondi del passato: nazismo, cattolicesimo, fanatismo, feudalesimo compresi. E i pensieri che non avevano mai raggiunto il potere ma che erano rimasti in sottofondo: il primitivismo, i localismi, ma anche quelle visioni alternative che tra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta si erano prodotte nella cultura californiana ad esempio, le comuni, le forme di democrazia dal basso, l’egualitarismo tra i sessi, le religioni alternative...

Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta eravamo noi tutti pienamente consapevoli e avevamo tutti gli strumenti, concettuali e persino pratici, per poter agire e fare diversamente e bene. Non lo abbiamo fatto. Abbiamo (chi?) fatto altre scelte. Da una parte c’erano le lobby del potere reale, certamente; e la mentalità di classi al potere che per età e formazione personale non erano capaci forse di comprendere davvero il nuovo, la realtà stessa che avevano davanti agli occhi che vedevano con menti calibrate per epoche del passato. Realtà sociali diversificate e da sempre lasciate ai margini di qualsiasi possibilità decisionale che solo in maniera superficiale la scolarizzazione aveva scalfito (per le esigenze più della produzione che di istanze democratiche) e che certamente non potevano avere voce in capitolo.

Come in Italia fu affrontata e in qualche modo “risolta” (ovvero, non risolta) la crisi del 1973 ha significato la incapacità per tutte le forze sociali e politiche venute dopo di comprendere l’estrema fragilità del terreno su cui in seguito si sarebbe poggiato i piedi, l’estrema fragilità anche delle proprie posizioni sociali e politiche. È stata una di quelle crisi che ha lasciato troppi nodi irrisolti. Non fare i conti con quello che era successo non solo ha lasciato molti scheletri negli armadi, ma ha impedito la crescita di una classe dirigente. In quel momento lo sviluppo occidentale è diventato incompiuto. Quello che abbiamo avuto dopo di allora davanti agli occhi - dentro di noi - è stato un occidente deforme, zoppicante, farfugliante e con evidenti carenze cognitive. L’incubo di un demente.

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moloch

Il paradosso di un mondo in cui la tecnica aveva il dominio, e dunque la volontà di potenza, l’idea che gli umani possano essere ridotti a cose e dunque adoperati o usati come oggetti. Un processo di dominio che ha portato al processo di terraforming del nostro stesso pianeta prima ancora che quello vagheggiato dei pianeti su cui abbiamo intenzione di replicare e diffondere la nostra razza nell’universo. Estirpando tutte le possibilità alternative e facendo diventare il mondo a nostra immagine e somiglianza: orrido e orribile. Alla base, nel profondo, quello che ha individuato Emanuele Severino, il nichilismo di questo complesso totalitario che veniva portato avanti e avanzava come un Moloch o un Golem zoppicante, raziocinante ma nei fatti completamente folle.

[1] Si tiene il 7 novembre 2023, martedì, a Brescia, vedi: Girodivite.


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