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Facciamo a chi ce l’ha più lungo?

di Sergej - martedì 14 maggio 2024 - 443 letture

Guardo poco la tv, anche perché non ne ho disponibile una a casa. Se mi capita è perché vado a trovare qualche parente o mi capita grazie agli spezzoni che comunque circolano sui diversi social. I social che fanno tanto sentire a casa perché ti stringono nella bolla di quella che loro ritengono debba essere la "tua cerchia", ovvero le persone che la pensano come te, che hanno le tue stesse idee (e consumi). E così mi è capitato di vedere spezzoni del programma di Geppi Cucciari. Il 25 aprile 2024 la puntata di "Splendida Cornice" con cui ha affrontato il tema: “Comprarsi un suv può essere un rimedio efficace contro l’impotenza maschile?”. Era la risposta di Geppi Cucciari e dei suoi autori alla tavola (con zero ospiti donne) con cui Bruno Vespa la settimana prima a Porta a Porta ha affrontato il tema dell’aborto. Debbo dire che all’inizio mi è piaciuta l’idea, coraggiosa e inusuale (rispetto al conformismo televisivo). Ne dà un resoconto favorevole anche Il Fatto. Solo che poi qualcosa è subentrato. Una sensazione prima, una strana forma di déjà-vu...

Secondo una analisi sociologica fatta sulle parolacce nei diversi Paesi, sembra che non ovunque si dicono parolacce nello stesso modo, e anzi le caratteristiche di fondo delle parolacce e degli improperi, nei diversi paesi, riflettono una parte della storia e delle caratteristiche psicosociali di quei Paesi. Così sembrerebbe indicare ad esempio la prevalenza nei Paesi germanici degli improperi basati sulla sporcizia. Mentre nei Paesi mediterranei e soprattutto latini - dunque stiamo parlando dell’Italia - vi è una prevalenza di epiteti a sfondo sessuale. Quando si inveisce, il "problema" che emerge è quello del sesso, e predominano metafore e circonlocuzioni a sfondo sessuale. Un Paese cattolico come l’Italia, a parte gli improperi di veneti e toscani che fanno aumentare di molto la media nazionale, i "cazzo", "porca troia", "non rompere i coglioni" ecc_ sono ormai semplici intercalari che servono anzi a renderci più "amichevoli" e parte della comunità [1]. C’è però un di più, quando dall’insulto si passa a una forma più sistematica in cui si adopera la diminuzione dell’avversario per volerlo ridicolizzare. E si usa proprio la sfera sessuale. Solo che invece di impegnarsi magari a trovare nuove soluzioni iperboliche, ci si adagia sullo stereotipo, sul luogo comune.

Se decisamente ottocentesca e triste è stata la trasmissione di Bruno Vespa, quella di Cucciari ha assunto le caratteristiche bullistiche dello scimmiottamento di un gruppo di comari che non sanno tirar fuori dal proprio orizzonte culturale altro che triti luoghi comuni. Come si "demolisce" un maschietto, dicendolo che "ce l’ha piccolo"? Che è "scarso a letto"? Siamo a questi (machisti) insulti? Chi crea i luoghi comuni del machismo più degenere? E ancora: luoghi comuni contrapposti a luoghi comuni? è questa la sfida?

In una scena famosa del "Cyrano de Bergerac" di Rostand [2] il protagonista - spadaccino e libertino - si fa gioco dell’avversario sciorinando in maniera iperbolica tutti i possibili modi con cui uno, dotato di sale in zucca e non di un cervello piatto, possa insultare qualcuno a causa del suo grosso naso. Ma qui siamo nell’ambito della letteratura, ovvero dell’inventiva applicata al linguaggio (avete mai sentito certe invettive romanesche? o napoletane...?). Invettiva e inventiva sfiorano il sublime e oltrepassano l’insulto, superando la realtà.

In realtà non basta contrapporsi al mondo dei Vespa per essere parte di un mondo migliore. Se le "pallottole" o i lazzi che si tirano fuori escono dai sottoscala dei mondi lividi, tignosi, conventicoli delle sette impolverate - si ha solo contrapposizione tutta apparente tra ambienti che costituiscono solo due facce di una stessa medaglia. Un gioco delle parti. Convinti di essere nel giusto e di difendere... che cosa? I fantasmi che il consumismo di mercato ha fatto credere che esistono?

Scrive Alessandro Visalli [3], ricollegandosi a Enrique Dussel [4]: "Ma il dominio dell’Occidente è entrambe le cose allo stesso tempo: il volto aggrottato di un Padre autoritario, pronto a punire, e il dolce sorriso astuto di una Madre possessiva che trattiene nel suo grembo della quale non si può mai essere degni".

[1] Vedi: Le imprecazioni ci servono.

[2] Vedi: Wikipedia.

[3] Vedi: TempoFertile.

[4] Enrique Dussel, Filosofia della liberazione, Queriniana, Brescia 1992 (ed. orig. 1977).


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