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La cancellazione di Alitalia

L’ultima fase della cancellazione di Alitalia passa attraverso il licenziamento degli ultimi dipendenti in cassa integrazione.

di Redazione - domenica 3 dicembre 2023 - 558 letture

Venerdì sera [1 dicembre 2023] Alitalia, la vecchia compagnia di bandiera italiana attualmente in amministrazione straordinaria, ha comunicato con una lettera al governo e ai sindacati che quasi tutti i suoi dipendenti saranno licenziati una volta che sarà scaduta la loro cassa integrazione. In totale sono 2.723 persone, tra 2.668 dipendenti di Alitalia e 55 dipendenti di Alitalia CityLiner (una compagnia satellite che operava su tratte brevi). Nella lettera Alitalia ha scritto di essere «impossibilitata al reimpiego dei lavoratori attualmente sospesi in cassa integrazione» e ha motivato la decisione parlando di una «situazione di eccedenza di personale». Solamente 172 dipendenti rimarranno per gestire le ultime fasi di liquidazione dell’azienda, che comincerà il prossimo gennaio [2024].

La cassa integrazione è un sussidio gestito dall’INPS che serve a integrare i redditi dei lavoratori quando l’azienda ha meno bisogno di loro: nel caso di Alitalia è a “zero ore”, significa che i dipendenti non stanno lavorando e non percepiscono retribuzioni dall’azienda.

I licenziamenti erano previsti: quest’estate i lavoratori e le lavoratrici di Alitalia avevano avuto la proroga della cassa integrazione per un altro anno, fino al 31 ottobre del 2024, a patto che non venisse più prorogata e che l’importo non superasse il 60 per cento dello stipendio da contratto. Quindi adesso Alitalia ha comunicato «l’avvio di una procedura che determina, suo malgrado, licenziamenti per riduzione di personale»: significa che la prossima settimana inizieranno le discussioni con i sindacati sui termini di questo licenziamento.

Alitalia è nella fase terminale di una lunga transizione, dopo anni di crisi mai risolte nonostante numerosi interventi e sovvenzioni da parte dello Stato. A ottobre del 2021 aveva fatto il suo ultimo volo, dopodiché era nata una nuova compagnia aerea, ITA Airways, che aveva acquistato molti dei beni di Alitalia – aerei, licenze e i cosiddetti slot, cioè i permessi di atterrare e decollare dagli aeroporti italiani – senza però farsi carico di tutti i circa 7.000 dipendenti. Ne aveva assunti soltanto 3.500, mentre gli altri erano rimasti in Alitalia in cassa integrazione, appunto.

Fonte: Il Post


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