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Il governo Renzi presenta una manovra che come al solito leva ai poveri e dona ai ricchi

USB c’è e continuerà ad esserci perché chi vuole uccidere i diritti intende uccidere la democrazia, costruire uno stato autoritario e una società sempre più ingiusta: noi ci opporremo in ogni modo a questo disegno.

di Redazione Lavoro - mercoledì 21 ottobre 2015 - 2938 letture

Come per qualsiasi legge di stabilità, complessa e costruita su numerosi provvedimenti che riguardano settori diversi, per capirne e carpirne tutti i contenuti è necessario studiarne la struttura e verificarne tecnicamente aspetti che a prima vista risultano oscuri o controversi. Lasciamo fare questo al nostro centro studi e dedichiamoci invece ad una prima lettura di alcuni punti generali e di ciò che interessa in modo specifico il mondo del lavoro. In effetti anche un’analisi superficiale rende evidente la filosofia di fondo di questa nuova “finanziaria” che determinerà le politiche economiche e sociali per il prossimo anno.

Il primo aspetto generale che emerge è che molti dei provvedimenti che prevedono degli impegni di spesa non hanno una concreta copertura. Questo, oltre a far arrabbiare la Troika e la Merkel che in qualche modo però devono dar fiducia per forza al loro “vassallo italiano”, porta naturalmente ad una prima considerazione. Non è difficile comprendere che se mancano, i soldi verranno trovati nelle solite tasche dei pensionati e dei lavoratori. Il fatto che manchino 16 miliardi su un totale di 27 che costituiscono questa manovra, rappresenta un rischio molto concreto rispetto all’applicazione, dal giugno 2016, delle cosiddette “clausole di salvaguardia” introdotte dalle precedenti leggi di stabilità: aumento dell’IVA dal 22% al 24% e dal 10% al 12%. In effetti molti dei provvedimenti attuali in termini di tagli o di minore spesa, se non raggiunti, si trasformeranno in vere e proprie cambiali per il futuro.

Conseguentemente a ciò, c’è da sottolineare che i contenuti della legge di stabilità e le modalità con le quali si applica, sia in termini d’entrate che d’impegni di spesa, descrivono una manovra politica dal chiaro sapore elettorale, che rinvia alcuni “appuntamenti” e populisticamente enfatizza alcuni aspetti (presunto ma non reale taglio delle tasse e investimenti piccolissimi in alcuni settori specifici che vengono gonfiati ad arte). Renzi ha paura di perdere consensi ed i sondaggi effettivamente danno il PD in rapida discesa e, non lo dimentichiamo, tra pochi mesi sono previste le elezioni a Roma, Milano, Napoli e in tante altre grandi città!

A seguire, è altrettanto evidente che si riducono le spese per lo stato sociale, soprattutto nella sanità, dove sono stati sottratti 2 miliardi rispetto ai previsti, e minori trasferimenti agli Enti Locali causati soprattutto dall’abolizione di IMU e TASI. Ciò automaticamente si tradurrà in nuove tasse e/o minori servizi e welfare. Allo stesso tempo si aumentano i finanziamenti alle aziende sotto varie forme, dalla riduzione dell’IRES (imposta sul reddito delle società) al cosiddetto “Superammortamento” (maggiori deduzioni alle aziende) nel reinvestimento degli utili. Non per nulla Squinzi e Marchionne si dicono apertamente contento della manovra del governo,

La questione dell’IMU/TASI rappresenta la più plastica delle dimostrazioni di quanto questa manovra del governo Renzi sia pre-elettorale. A parte il fatto che sulla prima casa l’IMU già non si pagava, questa norma regala ai possessori di ville e castelli milioni che potrebbero essere invece destinati a politiche sociali, magari proprio per rilanciare programmi di edilizia popolare. L’aver tolto queste tasse ai ricconi, ci chiarisce fin dove intende spingersi per ricavare consenso il Presidente del Consiglio e segretario della più grande forza socialdemocratica europea che di fatto ormai comprende e rappresenta un pezzo importante della destra e del capitalismo italiano ed internazionale. D’altra parte suona quasi come una beffa il fatto che quei 100 milioni in minori entrate tributarie regalate a qualche decina di migliaia di ricchi italiani, rappresentano la metà dei miseri 200 milioni previsti per il contratto dei dipendenti pubblici. A fronte di un regalo a pochi “benedetti” da Renzi, di 300 o 400 euro al mese, a 3 milioni si danno soltanto 5 euro (cinque).

La lotta all’evasione fiscale secondo il “vangelo di Renzi” fa poi un gigantesco passo “avanti” portando da 1.000 a 3.000 euro l’utilizzo per i pagamenti in contanti. E il paradosso è che la motivazione di questo regalo è che “così si incrementa la domanda interna per riavviare l’economia”. Dimenticano però di dire che si tratta di economia sommersa e che l’unica cosa che aumenterà sarà proprio l’evasione fiscale e il riciclaggio di denaro sporco. Allo stesso tempo sembra però si prevedano multe di 500 euro a chi non pagherà il canone RAI che sarà inserito nella bolletta elettrica!

Inoltre è da evidenziare che la manovra, contenendo numerosi provvedimenti in favore di aziende e finanza, si innesta in un processo di privatizzazione generalizzata che riduce progressivamente il settore pubblico, anche in quei servizi che dovrebbero rimanere prerogativa dello stato (vedi l’attuale ulteriore privatizzazione delle Poste), garantendo così ai privati il recupero di quei margini di guadagno che sono stati messi parzialmente in discussione dalla crisi, tagliando welfare e aumentando così povertà e disuguaglianze sociali.

Ma anche sul versante specifico del lavoro si evidenziano altri regali alle aziende che non producono nuova occupazione ma trasferiscono quote economiche pubbliche nelle loro casse. Infatti si finanziano nuovamente le nuove assunzioni a tempo indeterminato che in massima parte le aziende non utilizzano per aumentare l’occupazione ma per trasformare i già esistenti rapporti a tempo determinato in tempo indeterminato garantendosi fortissime agevolazioni contributive. Tanto ora tra l’abolizione dell’articolo 18 e il capolavoro costituito dal contratto a tutele crescenti introdotto dal Jobs Act, la certezza del lavoro non c’è più e parlare di contratto a tempo indeterminato è diventato una farsa.

E che dire della detassazione dei “premi di produttività” e del “welfare aziendale”, misure assolutamente in linea con la politica di Confindustria, fortemente voluta anche dalla Cisl e accettata senza obiezioni da Uil e Cgil, di svuotamento del contratto nazionale (vedi il contratto nazionale di Chimici appena firmato tra l’associazione delle aziende e Cgil, Cisl e Uil) e di un peso esagerato di quella aziendale dove le imprese sono più forti ed i ricatti ai lavoratori maggiori.

Infine la ciliegina finale è costituita dai 200 milioni “dedicati” al rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici per un valore medio di “ben 5 euro lordi al mese”. Se non fosse tragica, la situazione rasenterebbe anche qui la farsa. Una vicenda che coinvolge 3 milioni di lavoratori pubblici che, con i contratti bloccati per legge, da ben 6 anni non vedono un euro di aumento reale. Ma non c’è da preoccuparsi: Cgil, Cisl e Uil imbastiranno una trattativa durissima e vedremo quella cifra sicuramente raddoppiarsi o anche triplicarsi.... e con 10 o anche 20 euro mensili lordi in più, legati alla produttività, sicuramente si potranno risolvere molti problemi delle famiglie dei lavoratori del pubblico impiego.

In cambio Cgil, Cisl e Uil vedranno la Confindustria più disponibile a rafforzare quegli “strumenti di partecipazione” (enti bilaterali, fondi pensione complementari, fondi assicurativi e ora anche il welfare aziendale) che tanti quattrini portano nelle casse di questi sindacati. Dicono che sono fondi utilizzati in favore dei lavoratori, ma noi crediamo che non uno, ma molti occhi della magistratura dovrebbero posarsi anche sulla gestione di questi cosiddetti “strumenti di partecipazione”.

E allora non ci resta che fare l’ultima considerazione. A prescindere dai “cinguettii”, dalle sparate televisive e dalle “battutone” del Presidente del Consiglio, questa manovra non è altro che la prosecuzione di quelle “indicazioni” dell’UE, del FMI e della BCE che almeno dal 2011 sta determinando le politiche di tanti paesi europei, dalla Grecia al Portogallo, dall’Irlanda alla Spagna e all’Italia. Diciamocela tutta: le politiche economiche e strategiche dei paesi europei non si fanno più nei singoli stati e così vale anche per il nostro paese. Renzi non è altro che un esecutore di queste politiche: gli lasciano la possibilità di giocare con i centesimi, ma le strategie e i soldi veri li gestiscono altri e se c’è da dare una mano per far sopravvivere un sistema quasi al collasso come quello italiano, allora Renzi va ancora bene all’Unione Europea, alla Banca Centrale e al Fondo Monetario Internazionale.

Di fronte a questo scenario a nessuno è permesso di voltarsi dall’altra parte. E’ indispensabile reagire e farlo bene e presto perché se è vero che esiste un piano internazionale molto più ampio e congegnato del gioco delle 3 carte di Renzi, è anche vero che questo è un sistema fragile che può essere messo in discussione e combattuto efficacemente. USB lo sta facendo da tempo e in quest’autunno ha ricominciato con le iniziative di questi giorni e con il prossimo sciopero dei lavoratori pubblici del 20 Novembre. Ma non basta: le campagne per la difesa del welfare, della sanità, dell’istruzione, della previdenza e del diritto di sciopero, saranno alla base delle iniziative che metteremo in campo sin dai prossimi giorni.


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