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I "pinguini" non hanno paura

"gli studenti ci insegnano il coraggio", dice una frase scritta su un cartello levato in alto da una donna anziana. I giovani del Cile lottano per una reale democrazia che sconfigga il retaggio della dittatura di Pinochet.

di Diana Di Francesca - giovedì 30 agosto 2012 - 3023 letture

Migliaia e migliaia di persone, circa 200.000, hanno partecipato il 28 agosto 2012 a Santiago alla “Marcha estudiantil”, la marcia promossa dagli studenti in lotta da mesi per chiedere una scuola per tutti, un’istruzione "sin lucro", gratuita, laica e di qualità che consenta anche ai ragazzi delle classi sociali più disagiate il diritto allo studio. La marcia si è svolta anche nelle principali città del Paese e giunge a conclusione, presumibilmente provvisoria, di una serie di iniziative che i "pinguini" (così vengono chiamati in Cile i ragazzi delle scuole secondarie, a causa delle loro divise dai colori bianco, grigio e nero) hanno portato avanti con coraggio e decisione nonostante la durissima repressione messa in atto dai carabineros.

Questi hanno completamente militarizzato le città, introducendosi con le loro camionette blindate fin dentro le scuole occupate, e sono intervenuti pesantemente durante lo sgombero. Sebbene il loro equipaggiamento "da guerra" li mettesse al riparo da eventuali atti aggressivi da parte degli studenti, i carabineros non hanno esitato a usare le maniere forti inseguendo persino ragazzini delle "medie" di non più di dodici anni che si sono scontrati con un’immagine molto diversa da quella di "protettori dei deboli" descritta nell’ “Inno dei carabineros” che, chissà perchè, viene fatto imparare in Cile nelle scuole primarie:

"Dormi tranquilla, bimba innocente / senza temere che venga il bandito/ chè sul tuo sonno sorridente / veglia il carabinero amico".

Per sgomberare le scuole occupate si è proceduto ad arresti e fermi con modalità che gli osservatori dell’Associazione per i Diritti Umani hanno giudicato violente e contrarie al rispetto della persona. Gli osservatori, oltre a cercare di contenere situazioni al di là del livello di guardia, a volte divenendo loro stessi oggetto di violenze, con i loro taccuini e macchine fotografiche hanno raccolto una documentazione che verrà trasmessa all’ Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.

Le foto della repressione sono eloquenti: mostrano ragazzi costretti a stare in ginocchio guardati a vista dai militari, carabineros a cavallo scatenati in una vera e propria caccia all’uomo contro ragazzi indifesi, studenti gettati a terra e presi a calci, studenti feriti da manganelli e bastoni di legno.

"I posti di polizia sono pieni di studenti, e le scuole sono piene di carabineros"-così commenta argutamente un utente di facebook che ha postato diverse foto della repressione.

Persino il New York Time è intervenuto per elogiare l’intervento dei volontari dei Diritti Umani e per sanzionare l’incremento- rispetto al 2011- di violenza nella repressione, che ha provocato centinaia di arresti e molti feriti, con segnalazioni persino di abusi e umiliazioni sessuali. "Quest’anno il governo ha dichiarato tolleranza zero con l’ occupazione delle scuole, chiamando le Forze Speciali per lo sgombero degli edifici", afferma il New York Times. "Le marce si sono spesso trasformate in battaglie urbane con la polizia che ha fatto uso di gas lacrimogeni, di idranti con acqua addizionata con prodotti chimici urticanti per disperdere la folla, e che ha picchiato con manganelli e bastoni. Alcuni studenti hanno riportato ferite alla testa, al naso, convulsioni e problemi respiratori. Alcuni addirittura sono stati investiti dalla polizia a cavallo”.

Ma gli studenti non hanno paura.

E anche i loro genitori li appoggiano. A fronte delle minacce di ripercussioni che i ragazzi potrebbero avere nell’anno scolastico, sono spuntati i cartelli:

"Preferisco avere un figlio che ripete l’anno, che avere un figlio in ginocchio che tradisce i suoi ideali".

I professori sfilano con i ragazzi, perchè, dice un altro cartello:

"Un professore che non sciopera per una educazione migliore è una contraddizione pedagogica"

Alle marce partecipano anche i rappresentanti dei "nonni", gli “abuelos”. A Santiago due di loro sono ormai due personaggi "adottati" dai giovani, un "abuelo" e una "abuelita" sempre presenti sfidando i gas lacrimogeni e gli idranti.

Quest’anno avevano un cartello con la scritta:"I nonni stanno con gli studenti".

Chi sa perchè queste proteste vengono considerate così pericolose da Piñera e dal suo governo. Forse perché coinvolgono non solo il problema scolastico ma la situazione politica. Il Cile è stanco di quella che sempre più spesso viene definita una "falsa democrazia", legata al retaggio della passata dittatura, sia per la presenza al governo di persone che con questa furono compromesse, sia per scelte politiche. Ex-torturatori sono sindaci di importanti città, è prevista per il varo la legge Hinzpeter che limita la libertà di sciopero e di dissenso, al sud è esplosa la questione dei nativi Mapuches cacciati dalle loro terre. La protesta dei "pinguini" con la sua trasversalità e determinazione potrebbe essere un detonatore per le tensioni sociali che percorrono il Paese.

Tra poco ci saranno le elezioni per il rinnovo delle amministrazioni.

E tra i cartelli portati nella marcia dei duecentomila non mancano quelli che dicono:"Muoia l’eredità di Pinochet".


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