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Giustizia: lettera al ministro Bonafede

Al Ministro della Giustizia Avv. Alfonso Bonafede ROMA Caro Ministro, è passato oltre un anno e mezzo dal suo primo insediamento, ma le problematiche che affliggono i lavoratori della giustizia sono…
di Redazione Lavoro - mercoledì 5 febbraio 2020 - 688 letture

Al Ministro della Giustizia

Avv. Alfonso Bonafede

ROMA

Caro Ministro,

è passato oltre un anno e mezzo dal suo primo insediamento, ma le problematiche che affliggono i lavoratori della giustizia sono ancora tutte irrisolte. La USB aveva riposto delle speranze purtroppo il cambiamento che ci aspettavamo ed auspicavamo non c’è stato.

Alle parole della campagna elettorale non si è passati ai fatti; gli emendamenti proposti dal suo movimento, circa la necessità di riconoscere ai lavoratori della giustizia le legittime aspettative di carriera, sono rimasti lettera morta, dopo il vostro insediamento al governo. Negando il riconoscimento ai lavoratori della giustizia il diritto alla carriera lei ha deluso, come gli altri governi, le loro aspettative.

Nonostante le sue rassicurazioni il personale giudiziario è relegato nel dimenticatoio e quel che è peggio viene privato della propria professionalità. Il bagaglio di esperienze maturato sul campo dal personale, patrimonio indispensabile per l’amministrazione della giustizia, viene disintegrato e trascurato proprio da coloro che hanno la responsabilità della gestione del dicastero.

La USB P.I. – Giustizia è da anni che rivendica una piena funzionalità del servizio giustizia perché “Non è questa la Giustizia che vogliamo e che serve ai cittadini”. Quindi non un mero slogan ma una consapevolezza che nelle condizioni date, o si cambia rotta oppure la giustizia naufragherà miseramente.

Per anni si è andati avanti sulle emergenze mettendo toppe su toppe, senza che nessuno si fermasse a pensare e ragionare su un progetto di largo e lungo respiro capace di dare al paese un servizio degno di chiamarsi tale.

Evidentemente non interessa a nessuno e meno che mai ai governi succedutisi, in maniera trasversale, che la giustizia funzioni, anzi. Le politiche adottate dai ministri di turno in questi anni per sopperire alle gravi e croniche carenze di personale, avallate dai capi degli uffici, gridano vendetta.

Utilizzare personale a titolo volontaristico, peggio ancora remunerato dai vari ordini professionali, in molti casi con evidenti conflitti di interesse, comandato da altri settori; inserire detenuti in svariate procure della repubblica è stata una scelta scellerata. Permettere, al di là delle convenzioni firmate, che queste persone svolgessero compiti delicati senza avere le necessarie competenze ha deprofessionalizzato il personale in servizio.

Si è consentito di depauperare un patrimonio di conoscenze e professionalità accumulato in anni di esperienza visto che, ricorrendo alle più svariate forme di reclutamento e sfruttamento, il segnale che arriva all’esterno è che chiunque può operare in un ufficio giudiziario. La USB è da anni che denuncia queste pratiche avvilenti che contribuiscono al lento ed inesorabile declino del servizio giustizia e a far perdere credibilità nel nostro sistema, cui vanno aggiunte le campagne denigratorie, artatamente costruite nei confronti dei pubblici dipendenti.

Non è più accettabile pensare di risolvere il problema ricorrendo a questi mezzucci che privilegiano la quantità ma mortificano la qualità del servizio.

Gli stessi magistrati, che tengono ben salde le redini all’interno del nostro ministero e di cui il personale amministrativo è ostaggio, dovrebbero aborrire queste pratiche e riaffermare il ruolo centrale del personale giudiziario che non ci stancheremo mai di dire svolge un’attività autonoma ma parallela alla giurisdizione. Caro Ministro, per recuperare credibilità bisogna immediatamente cambiare rotta, per rimuovere un passato buio ed avvilente per i lavoratori della giustizia e per la giustizia stessa.

Le politiche scellerate degli ultimi decenni hanno quasi dimezzato le presenze degli addetti negli uffici giudiziari, impedendo in questo modo il necessario ricambio generazionale e il naturale passaggio dei saperi.

Il vero ganglio della giustizia è la grave carenza di personale che va risolta una volta e per tutte con un’assunzione massiccia che tenga conto non solo dei pensionamenti ma anche dei vuoti di organico.

Tanto più, statistiche alla mano, che il beneficio delle ultime assunzioni si è praticamente azzerato per i pensionamenti e stessa sorte subiranno le prossime assunzioni. C’è poi da considerare che le assunzioni previste di funzionario giudiziario potrebbero essere pesantemente dimezzate dall’eventuale superamento del concorso da parte di coloro che sono già in servizio, visto che sembra l’unica possibilità rimasta nella nostra amministrazione di fare carriera.

C’è poi da sottolineare che mentre i magistrati lamentano la grave carenza di personale dall’altra pretendono dai lavoratori che vengano assicurati anche i servizi svolti precedentemente da coloro che lasciano il lavoro. In sostanza non si vede luce per i lavoratori giudiziari stanchi, demotivati, gravati da carichi di lavoro insostenibili, avviliti dalle politiche del personale disattente ed ingiuste, pressati dai capi degli uffici.

La mortificazione subita negli anni dai lavoratori della giustizia per la mancata progressione di carriera – progressione promessa e sollecitata dal movimento quando era all’opposizione - è un boccone amaro da digerire.

A questo punto appare ancora di più indispensabile investire sul personale interno che ha un bagaglio di esperienza e professionale alto e l’occasione è data dalle prossime riforme sulla giustizia.

La USB P.I. – Giustizia ritiene Prioritario, prima di qualunque riforma della giustizia che abbia la pretesa di decollare, procedere:

allo scorrimento immediato ed integrale della graduatoria del 21 quater, anche in virtù del percorso già tracciato dall’amministrazione ed ormai risalente a 5 anni fa; alla immediata progressione giuridica degli ausiliari in seconda area; ad indire il previsto bando anche per le restanti figure apicali della seconda area non comprese nel 21 quater; ai passaggi orizzontali, quindi giuridici, all’interno della seconda e terza area; a reperire risorse aggiuntive per il salario accessorio e per la progressione economica di tutto il personale, nessuno escluso; a bandire gli interpelli per soddisfare le attese di trasferimento dei lavoratori penalizzati da anni; a mettere in sicurezza gli uffici giudiziari.

Il Governo per consentire e realizzare il vero cambiamento non può trincerarsi dietro la mancanza di risorse.

Sono anni che la USB incalza l’amministrazione affinché faccia una vera lotta agli sprechi, recuperi risorse attraverso la re-internalizzazione di alcuni servizi quali l’informatica; il recupero crediti revocando la convenzione con Equitalia Giustizia vero e proprio carrozzone; utilizzi una parte delle risorse provenienti dai risparmi della digitalizzazione e di gestione per il benessere dei lavoratori.

La USB su questi temi chiede un incontro immediato poiché la pazienza è finita ed i lavoratori non ne possono più di aspettare.

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Bonafede


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