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A. Semu tutti devoti tutti?

La danza contemporanea che Roberto Zappalà, coreografo e regista di “A. Semu tutti devoti tutti?”, porta sul palco si conferma ancora una volta vera e di qualità, riuscendo a miscelare più stili senza mai stonare la visione d’insieme.
di Riccardo Strano - mercoledì 10 febbraio 2010 - 4461 letture

Come ogni anno la città di Catania vive, in questi giorni, la grande festa di Sant’Agata, e proprio in questo periodo è andato in scena lo spettacolo “A. Semu tutti devoti tutti?” della comagnia Zappalà Danza (in scena al centro culturale Scenario Pubblico dal 22 al 24 gennaio e dal 28 al 31 gennaio, nell’ambito della rassegna di teatro contemporaneo Te.St.): uno spettacolo che, pur rendendo omaggio alla Santa Patrona di Catania, riesce a mettere in evidenzia tutte le contraddizioni della festa, irrompendo a tratti nell’ampia scena cupa e dal sapore trascendentale, con incursioni dall’estetica pop e provocatoria, mettendo subito in evidenza, con l’apparente contraddizione scenica, le mille contraddizioni della festa. Già, la festa: è proprio questo il problema, ma "Dio lo sà", ripete ossessivamente un attore nel monologo d’apertura dello spettacolo.

La danza contemporanea che Roberto Zappalà, coreografo e regista di “A. Semu tutti devoti tutti?”, porta sul palco si conferma ancora una volta vera e di qualità, riuscendo a miscelare più stili senza mai stonare la visione d’insieme. I danzatori, tutti uomini, tagliano lo spazio in maniera trasversale senza mai lasciarlo vuoto e, esplorando al massimo la tridimensionalità corporea, mettono in scena movimenti fluidi e melodici, reinterpretando tutto ciò che un partecipante alla festa vive. Vivere la festa di Sant’Agata o vedere “A. Semu tutti devoti tutti?” è quasi la stessa cosa: la calca, la sopraffazione, le urla, la sfrenata devozione per la Santa, la sicilianità messa sottosopra... Tutto avviene attraverso la danza, le musiche dal vivo, e le proiezioni video.

La danzatrice Samantha Franchini interpreta una Sant’Agata non vestita d’oro come noi la conosciamo, ma nuda e denigrata della spassionata devozione dei suoi fedeli che, se da un lato la tengono con molta delicatezza, dall’altro la trasportano senza sosta e in qualsiasi modo (rendendo a tratti la scena lenta e molto ridondante).

Al centro dello spettacolo, come un piccolo quadro o un occhio sempre vigile e da contorno alla festa, delle videoproiezioni mettono ancora in scena un archetipo catanese, che dal calcio alla festa ha sempre lo stesso stile d’azione.

Raccontare la festa di Sant’Agata non è un’impresa facile, tuttavia Roberto Zappalà è riuscito con il suo spettacolo ad esprimere la dualità tra la passione collettiva e pensieri individuali. Uno spettacolo coraggioso soprattutto nel finale, dove è proprio il suo creatore che svela nomi e verità su tutto ciò che accade dietro le innocenti devozioni.


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