Sei all'interno di >> :.: Primo Piano | Attualità e società |

Vanno riformati i partiti, le cooperative e i sindacati

Piuttosto che ritoccare la Costituzione, sono ben altre le riforme che dovremmo auspicarci.
di Franco Novembrini - martedì 8 maggio 2018 - 1658 letture

Negli anni ’50, giovane apprendista, venni licenziato e riassunto a mia insaputa per tre volte perché il ’’padrone’’ della tipografia ogni volta che venivo riassunto aveva contributi dalla Cassa del Mezzogiorno. Qualche giorno fa operai della multinazionale Leroy Merlin sono stati licenziati a loro insaputa da una cooperativa e ’’passati’’ ad un’altra, ovviamente con decurtazione del già magro stipendio.

Oltre che farmi tornare in mente la mia vicenda personale, ho dovuto rimettere in discussione tutti quelli che credevo diritti minimi acquisiti e garantiti dalla Costituzione, che all’art. 1 dichiara il nostro Paese fondato sul diritto al lavoro e, successivamente, ribadisce che lo stesso deve essere fonte di reddito congruo per il mantenimento di tenore di vita decente.

Sulla vicenda vorrei esprimere alcune considerazioni. Perché una multinazionale europea permette che si possano sfruttare operai in una maniera che certamente non le sarebbe concessa al proprio Paese? Perché nel tanto decantato Parlamento Europeo, in cui siedono anche molti ex dirigenti sindacali italiani che proseguono, profumatamente pagati, la loro carriera non si odono che flebili lamenti in difesa di lavoratori sfruttati in maniera indegna?

Altro doloroso capitolo sono le cooperative. Nate nel tardo ’800 in difesa dei lavoratori, abolite dal fascismo e rinate dopo la Liberazione per contrastare i padroni del vapore e chi si era arricchito con la guerra e la ’’borsa nera’,’ permettevano ai produttori ed ai consumatori di poter tenere i prezzi sotto controllo con un giusto margine di guadagno per i fornitori, oltreché dare lavoro a chi ne aveva bisogno. Ora è cambiato tutto e le cooperative sono spesso usate da schermo per sfruttamento di molti e l’arricchimento di pochi.

Per non parlare di sindacati. Negli ultimi anni una parte dei sindacati vive ed opera nel chiuso delle sedi e molto del lavoro e degli introiti derivano dalla compilazione delle denunce dei redditi, che in Italia hanno un livello altissimo di complicazione, per cui si è costretti a ricorrere ad un servizio che, essendo fonte di guadagno, non interessa certo rendere semplice, facile e gratuito come succede in paesi del nord Europa. Allo Stato ovviamente interessa solo incassare le tasse da chi è obbligato a pagarle e non è molto interessato a semplificare la cose.

Questo è il quadro fosco che mi è venuto in mente, ma fortunatamente ho ancora nella mente e nel cuore molti politici, sindacalisti e personale delle cooperative che fanno ancora, spesso malvisti e osteggiati, il loro lavoro con dedizione e competenza e che io ho avuto la fortuna di avere avuto come maestri. Cito Mauro Rostagno, ucciso dalla mafia, Santo Petringa, siciliano e infaticabile segretario di sezione del PCI , e sindacalisti come Trentin e Pizzinato, quest’ultimo ancora operante sia come sindacalista e antifascista.

Comunque, voglio ricordare un amico carissimo, con il quale non puoi parlare o girare per strada senza che in quartiere non venga riconosciuto e contattato per chiarimenti e consigli. Vi giuro che ne esistono ancora!


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -