Sei all'interno di >> :.: Primo Piano | Attualità e società |

Del male che uccide

Dirsi estranei alla violenza, evita di rilevarne il problema, di coglierne la gravità o addirittura di arrivare a convalidarla per risolvere i problemi, con colpevoli distrazioni, valutazioni, minimizzazioni e banalizzazioni.

di Massimo Stefano Russo - domenica 30 giugno 2024 - 437 letture

I volti del male atterriscono, fanno provare orrore, soprattutto se riguardano i minori, gli adolescenti. Il delitto minorile, mentre si va affermando una nuova delinquenza minorile, richiama la follia, le pulsioni incontrollabili. Il riferimento identitario oggi passa sempre più attraverso il mito dell’influencer e del blogger. Incapaci di gestire le pulsioni, aggressive diventa difficile tollerare le frustrazioni e reggere l’intensità degli affetti; si preannunciano reazioni violente. Inconsapevoli delle proprie motivazioni rimangono sconosciute le ragioni dietro i propri gesti e l’intervento legale suscita reazioni di stupore.

Il male come luogo comune nasce, si afferma ed evolve nel disagio, a partire dalle condizioni sociali, economiche, culturali e tra molte assenze affettive e relazionali che rafforzano il malessere. Manca l’autocritica dei propri comportamenti, incapaci di controllare l’aggressività che in molte forme esalta il proprio sé e la volontà di sopraffare l’altro. Senza una percezione chiara e immediata della propria responsabilità rispetto all’azione sociale, l’esserci stati, la presenza di sé nel luogo e nel tempo del reato.

Violenza quotidiana nelle società contemporanee

La responsabilità personale di carattere lesivo spostata su altri e sottratta a sé viene distribuita ampiamente per evitare di considerarsi singolarmente responsabili. Gli effetti nocivi delle proprie azioni distorti, minimizzati e perfino ignorati. Spogliare la vittima delle qualità umane e attribuirvi caratteristiche animalesche rende subumane le vittime e indebolisce gli scrupoli morali. Il disimpegno morale rispetto alle vittime le incolpa dei maltrattamenti che ricevono. Sottrarre alla moralità i comportamenti lesivi alleggerisce la propria responsabilità e mantiene una considerazione positiva di sé mentre si commette il male. La responsabilità personale di carattere lesivo una volta spostata su altri e sottratta a sé, redistribuita ampiamente per evitare il considerarsi singolarmente responsabile.

Si esprime un disimpegno morale rispetto alle vittime, incolpate dei maltrattamenti che ricevono. Si dimentica che chi agisce esercita prevalentemente un’influenza intenzionale sul proprio agire e le azioni che determina. Il pensiero anticipatorio motiva e orienta il proprio comportamento, crea piani di azione e guarda agli obiettivi, alle sfide e immagina i probabili esiti.

Il futuro immaginato riportato nel presente guida e motiva l’agire. La prospettiva lungimirante orienta nel dare coerenza e significato alla propria vita. La paura di essere scoperti e subire conseguenze giudiziarie, la censura sociale e altre ricadute fa astenere dai comportamenti trasgressivi. L’autocensura dissuade a comportarsi trasgressivamente. Il controllo sociale e legale si basa su sanzioni esterne. Le sanzioni legali, sociali e autovalutative regolano il comportamento trasgressivo, fanno da deterrenti.

Le persone devono vivere in pace con sé, con le scelte fatte e il modo in cui si comportano nella vita quotidiana. La società civile che prevalentemente si autogoverna deve prendere in carico gli aggressori e uscire dalla logica del mostro da sbattere in galera e buttare la chiave. Le condizioni strutturali e culturali riguardano l’assenza di riferimenti normativi condivisi. Reazioni, opinioni e responsabilità hanno una loro significativa importanza nel percepire il fenomeno. La deprivazione materiale e soprattutto culturale rende incapaci di dialogare e rispondere adeguatamente ai comportamenti problematici.

Quale ruolo avere di fronte alla violenza? Possiamo rimanere passivi di fronte ad affermazioni e fatti di violenza e arrivare a convalidare la violenza per risolvere i problemi?

Essere autorevoli senza autoritarismo, sensibili a ogni forma di violenza, nel rilevarne l’importanza, evita la trappola di minacce e punizioni. I comportamenti disturbanti rischiano di ignorare la violenza o normalizzarla, nel tenere in scarso conto l’importanza delle relazioni, gli aspetti sociali e familiari invalidanti.

La violenza che caratterizza intrinsecamente alcune condotte ha un potere invisibile nel regolare i rapporti interpersonali. Nel dolore percepito ci si appropria del male. Al divino che permette il male senza crearlo, né volerlo o negarlo, si assegna la capacità di vincere il male stesso e convertirlo in bene. L’umano che sceglie il male, nel lasciarsi trascinare dal male, spettro di odio e fanatismo, ne porta la responsabilità. Chi agisce esercita un’influenza intenzionale sul proprio agire e le azioni che determina.

Il pensiero anticipatorio motiva e orienta il comportamento: crea piani di azione, guarda agli obiettivi, alle sfide e immagina i probabili esiti. Il futuro immaginato riportato nel presente guida e motiva ad agire. La prospettiva lungimirante orienta nel dare coerenza e significato alla vita. Le sanzioni legali, sociali e autovalutative regolano il comportamento trasgressivo, comportano l’astenersi dai comportamenti trasgressivi per paura della censura sociale, di essere scoperti e subire conseguenze giudiziarie e altre ricadute. L’autocensura dissuade a comportarsi trasgressivamente.

Le sanzioni sociali non devono perdere peso come deterrenti, nel far sì che le persone vivano in pace con sé, con le scelte fatte e come si comportano nella vita quotidiana. La società civile prevalentemente si autogoverna, col controllo sociale e legale basato su sanzioni esterne, nell’educare a rispettare la legalità, le norme e i diritti degli altri.

Quale ruolo avere di fronte alla violenza? L’attenzione mediatica e il discorso pubblico devono avere la capacità di dialogare e rispondere adeguatamente ai comportamenti problematici, senza rimanere passivi di fronte ad affermazioni e fatti che hanno a che fare con la violenza, devono agire per contrastare il fenomeno. Nel ritenere irrilevanti i problemi, poco attenti ai bisogni dei figli, si vede la situazione, ma senza coglierne la gravità.

Gli adulti, soprattutto in quanto genitori, hanno il compito difficile di sostenere la crescita dei figli, proteggerli e guidarli ma anche lasciarli liberi di esplorare e saperli ascoltare e motivare per stimarli. Diventare sensibili a ogni forma di violenza e rilevarla permette l’essere autorevoli senza autoritarismo ed evitare così la trappola di minacce e punizioni. Nel dare peso rilevante a quanto sta dietro i comportamenti disturbanti si corre sempre il rischio di ignorare la violenza o normalizzarla: dirsi estranei alla violenza, evita di rilevarne il problema, di coglierne la gravità o addirittura di arrivare a convalidarla per risolvere i problemi, con colpevoli distrazioni, valutazioni, minimizzazioni e banalizzazioni.


- Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -