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Un anno di guerra

"L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali..."

di Sergej - mercoledì 22 febbraio 2023 - 1878 letture

Ci sono cose da non fare mai, / né di giorno né di notte, / né per mare né per terra: / per esempio, la guerra” (Gianni Rodari)

Il 24 febbraio 2022, un anno fa, abbiamo rivisto ufficialmente i carri armati e le artiglierie sparare in terra d’Europa. In Ucraina è guerra (ufficiale) ovvero “operazione speciale” di forze armate russe. Stavolta la guerra non deriva da una implosione di uno Stato com’era stato per la Jugoslavia, ma una classica offensiva di uno Stato nei confronti di un altro Stato. Il sistema internazionale e diplomatico uscito dalla seconda guerra mondiale e cristallizzatosi nell’ONU è saltato. La Russia nel suo primo anno di guerra non ha puntato alla distruzione di tutta l’Ucraina, si è limitata alla “liberazione” (o occupazione) di alcune regioni ricche, di confine, popolate in stragrande maggioranza da popolazioni russofile. Ha provato a dare una spallata politica al regime al potere in Ucraina, sotto la leadership di Zelensky, ma Zelensky ha resistito e dopo un anno ci si trova nell’attuale situazione: da una parte gli ucraini appoggiati dai rifornimenti occidentali, dall’altra i russi che premono militarmente. Una guerra di cui non vediamo molto in televisione - al contrario di quanto ci fecero vedere nella guerra contro l’Irak. In cui la macchina della propaganda dei due fronti è in piena attività. Chi prova a ragionare o pone dei dubbi viene subito bollato come “putiniano” o “servo della NATO”. L’attuale dirigente della chiesa cattolica, papa Francesco, fin dall’inizio ha parlato di “terza guerra mondiale” in atto e invitato (inascoltato) alla pace. La posizione internazionalista del governo cattolico è in grado di avere il polso e l’occhio a più largo raggio, su tutto quel che sta accadendo nel mondo, e collega questa guerra in Ucraina con tutti gli altri conflitti esistenti attualmente nel mondo: un’unica matrice, un “fronte” unico che dall’Europa passa per il Medio Oriente e l’Africa e circonda l’Asia - o meglio, la Cina, individuato da diversi decenni dagli analisti militari ed economici statunitensi come il nemico da abbattere. Gli analisti di Limes parlano di “Guerra Grande”. Rimangono le registrazioni video di Giulietto Chiesa che ci avvisava, già diversi anni fa, che gli Stati Uniti avevano intenzione di colpire militarmente il nemico cinese prima che questo si rafforzasse, entro il 2024.

No war

"L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo" (Articolo 11, Costituzione della Repubblica Italiana)

Si è sempre detto che la prima vittima di ogni guerra è la verità. A noi sembra di essere in uno stato di guerra ormai da diversi decenni. È stata la lunga marcia di conquista del neolercismo post-tatcheriano che prima ha conquistato l’egemonia culturale - anche in Italia - del “partito dell’impresa”, e poi ha proseguito con lo smantellamento del welfare e lo svillaneggiamento dei “valori democratici” che erano stati divulgati dalla parte rooseveltiana degli Stati Uniti - valori ben presto sostituiti dalle ambizioni imperialistiche ereditate dalla cultura prebellica inglese. Dopo la ristrutturazione economica e culturale del 1975, abbiamo vissuto solo crisi, e di crisi in crisi l’abbassamento dei salari e della qualità di vita in Italia e nei Paesi occidentali. Questo inizio di guerra guerreggiata in Ucraina, è solo una ulteriore tappa di un percorso che sembra peculiare ed endemico al sistema di produzione finanziarizzato che ha sostituito il sistema di produzione capitalistico dopo il 1975.

Quando i ricchi si fanno la guerra tra loro, sono i poveri a morire” (Jean-Paul Sartre)”

Per chi come noi, su Girodivite ma anche su altri siti e media di resistenza civile, diventa molto complicato “fare informazione” ovvero cercare di fornire ai nostri lettori fatti - che possano essere utilizzati da ognuno per farsi poi un’idea di quello che sta accadendo. Il 24 febbraio 2022 una delle prime cose che fecero i pianificatori militari russi fu quello di bombardare le 5 o 6 sedi NATO presenti in Ucraina, sedi che ufficialmente non esistevano; bombardamenti simbolici, dato che il personale NATO era già stato evacuato. Perché gli atti militari si fanno non solo per “conquistare territori” ma sono anche messaggi - attraverso singoli atti, che spesso non vengono pubblicizzati, le due forze che si scontrano (in questo caso gli occidentali della NATO sotto la diretta supervisione degli inglesi e con il controllo superiore degli Stati Uniti; e la Russia così come si è strutturata sotto al leadership di Putin) - e che il cronista e l’analista è chiamato a interpretare, separando la propaganda dagli atti veri e reali.

“La morte di Lincoln fu un disastro. Ho paura che i banchieri stranieri con la loro astuzia e i loro contorti inganni otterranno il controllo su tutte le sovrabbondanti ricchezze dell’America e useranno il proprio potere per corrompere in modo sistematico la civiltà moderna. Essi non esiterebbero a far piombare l’intera cristianità nella guerra e nel caos per far sì che l’intero pianeta diventi loro eredità” (Otto von Bismarck)

Dopo un anno di questa guerra, per ora limitata ma che ha già provocato la morte di centinaia migliaia di soldati (che nessuna tv occidentale o russa ha mai fatto vedere, un’accorta regia e una censura sistematica è in atto al riguardo nel “libero” occidente) e di civili, possiamo solo registrare il deterioramento della nostra società civile. L’Italia è in una posizione difficile da diversi decenni, non più “vetrina e supermercato” ai confini del nemico orientale; la perdita di funzione ha provocato una perdita di “scopo internazionale” all’interno degli equilibri diplomatici, di “status”. I tentativi di avere una politica internazionale (e dunque approvvigionamenti di risorse) sono stati spezzati dai nostri alleati Francia e Inghilterra (si veda la questione libica), né la Germania sembra molto interessata ad avere alleati in Europa - la guerra in Ucraina è stata utilizzata da Inghilterra e Stati Uniti soprattutto per colpire l’Europa, e la Germania (si veda la vicenda del Nord Stream) oltre che la Russia. Questa guerra in Ucraina è stato il prima sisma che ha abbattuto le fondamenta friabili di un vago “progetto europeo” cui una parte delle nostre classi politiche si erano aggrappate per compensare i deficit nostri come Paese - incapace di sviluppo, incapace di modernizzazione, incapace di una via democratica e non oligarchica; si pensi ai salari, allo stato del sistema sanitario, ai nostri giovani che emigrano e agli anziani che muoiono soli. Viviamo tempi interessanti, dicevano i saggi cinesi all’epoca degli Stati combattenti. Tempi che sembrano precludere sempre di più un futuro per le nuove generazioni e per quella infarinatura “civile” che qualche generazione fa ci aveva spacciato essere la democrazia quale sistema politico degno di essere attuato - dopo che ci erano stati tolti socialismo (nell’Ottocento) e comunismo (nel Novecento).

La verità giornalistica, in questa come in tutte le guerre, è sempre diversa dalla verità storica. In Ucraina il massacro è iniziato nel 2014, ma la tragica assonanza con l’altra data, il 1914, inizio formale della "grande guerra" europea formalmente finita nel 1945, ha fatto decidere i team attivi nella costruzione dell’opinione collettiva occidentale che quel 24 febbraio 2022 quale data di inizio poteva essere meno problematico. Nei tempi di guerra che viviamo, l’unica certezza è che questa guerra non sarà breve. Mentre in tutta Europa milioni di persone scendono in campo per la difesa dei diritti alla pensione e sindacali e non una parola viene detta dai telegiornali e dai grandi giornali italiani; mentre centinaia di migliaia persone sono ammazzate dalle armi che inviamo in Ucraina per questa guerra di trincea (simile alla Prima guerra mondiale), per procura (simile alla guerra di Spagna) e sull’orlo della guerra nucleare e persino le parole del capo della chiesa cattolica sono sistematicamente rimosse e censurate dalla buona coscienza di tutti i nostri politici - non possiamo che ribadire il nostro sommesso, isolato, solitario "preferirei di no": ostinatamente in direzione ostile e contraria. Perché noi siamo il 99%.


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