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Teresa Noce come un romanzo

Estella : La vita straordinaria e dimenticata di Teresa Noce / di Valerio Varesi. - Venezia : Neri Pozza, 2024. - 240 p. - (I narratori delle tavole). - ISBN 978-88-545-2941-0.

di Alessandro Castellari - mercoledì 1 maggio 2024 - 398 letture

Quando Teresa Noce torna nella Milano appena liberata dopo la prigionia nel campo di concentramento di Ravensbrück ha quarantacinque anni. Ritrova i compagni che la chiamano ancora Estella, il suo nome di battaglia in Spagna; rivede il marito Luigi Longo, alto dirigente del Partito Comunista Italiano, ed è un incontro pieno di rigidezza e imbarazzo, perché il loro è sempre stato un rapporto sporadico e privo di intimità nonostante i figli avuti insieme. Lui borghese colto del Monferrato, lei cresciuta in un quartiere malsano di Torino. La madre di Luigi si era opposta al matrimonio e le sue parole, “Quella è povera, brutta e comunista!”, riecheggiano varie volte nel romanzo.

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copertina di Estella, di Valerio Varesi

Estella di Valerio Varesi percorre la storia italiana dal secondo dopoguerra al delitto Moro attraverso la voce narrante di Teresa. Così ci accostiamo più intimamente alle ragioni della sua militanza politica e alla dolorosa esperienza affettiva di questa grande e dimenticata dirigente del PCI. Se era vero che la disciplina militare del Partito “assomigliava all’obbedienza bigotta dei seminari”, era anche vero che le militanti e i militanti avevano la certezza che attraverso il loro impegno e il loro sacrificio la storia potesse marciare verso un mondo migliore. Teresa Noce era consapevole che per le donne era ancora più dura in un mondo, anche quello del Partito, dominato dalla mentalità patriarcale; lei stessa era “trattata come una mascotte, una curiosità, una eccezione”, e poi era madre di due figli, un vero inciampo politico. Ma in Teresa l’istinto di madre e di donna combacia con la razionalità della sua azione. Nasce di lì la straordinaria iniziativa di inviare ai compagni di Reggio Emilia un treno di bambini poveri e denutriti, anche se due fratellini di Cosenza hanno paura di finire nel forno perché gira la diceria che i comunisti del Nord mangino i bambini. A Roma Teresa viene a dirigere la FIOT, la Federazione Tessili della CGIL. I racconti drammatici di donne costrette a fatiche e stenti le fanno rivivere la sua miseria a Torino e le danno la spinta per rivendicare le tutele per la maternità e un equo salario: sa che non sono questioni “solo femminili” e difendere le donne per lei viene prima del Partito, anche a costo di litigare con Giuseppe Di Vittorio, fondatore e segretario generale della CGIL.

Varesi ci propone attraverso la voce narrante di Teresa, altre pagine bellissime, come quella in cui lei vede a Carpi le donne che lavorano a cottimo su un telaio che gli stessi padroni tessili hanno dato loro in affitto, “un telaio rugginoso col quale tessevano maglieria tra il pranzo e la cena” dopo aver lavorato nei campi e accudito alla casa fin dal primo mattino.

Ma è un avvenimento quello che segna la svolta di Teresa e la svolta del romanzo: quando impara dal Corriere della Sera di avere ottenuto a San Marino l’annullamento del matrimonio, il tutto a sua insaputa e frutto delle sue firme falsificate. Lei reagisce scrivendo a Corriere e il Partito a poco a poco la esclude dagli organi direttivi, “tutto in silenzio, senza clamori come uno strangolamento”. Dice Teresa: “Avevo superato il campo di concentramento, la prigionia, la clandestinità, i proiettili dei fascisti, la morte di un figlio e la latitanza dagli affetti, ma quello che stavo provando era il più grave trauma che avessi mai subito. Qualcosa di simile alla morte, perché quando si spegne la speranza, si spegne tutto”.

Da questo momento Valerio Varesi, con grande sensibilità narrativa, volge il racconto di questa donna straordinaria verso dimensioni più intime, la sua scrittura, le sue letture, il rapporto con i figli e i nipoti, e soprattutto i suoi dialoghi con l’amica Adalgisa e con Attilio, il compagno discreto e affettuoso degli ultimi anni. E noi conosciamo la maestria di Varesi nelle scene dialogate.

Teresa ormai anziana guarda a distanza gli avvenimenti a volte con approvazione, spesso con sgomento: le prime occupazioni studentesche, il lancio di uova sulle pellicce e i doppiopetti alle prime della Scala, le grandi manifestazioni operaie per il salario, l’attentato di piazza Fontana, il terrorismo fascista e quello delle Brigate Rosse che culmina nel rapimento e nell’uccisione di Aldo Moro. Teresa guarda a distanza, e rimane comunista.


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