La fotografia di un’epoca in cui si lasciavano le memorie nel ventre profondo degli scantinati, se si era costretti alla fuga.
"E’ la fotografia di un’epoca in cui si lasciavano le memorie nel ventre profondo degli scantinati, se si era costretti alla fuga".
Con questa affermazione quelli di "teatro2" presentavano nel comunicato stampa il contesto in cui si muove il personaggio femminile del loro ultimo lavoro "Sigfrido", una rilettura della storia personale degli incubi e dei sogni di Sabina Spielrein una delle pioniere della psicoanalisi.
Dato che l’affermazione mi sembrava decisamente attuale, visti i tempi che corrono, e non potendo assistere alla prima (felicemente riuscita mi dicono) dello spettacolo ho chiesto, e mi è stato concesso, di assistere ad una delle ultime prove.
Mi sono trovato difronte, nei nuovi accoglienti spazi di proprietà della compagnia senese, una drammaturgia complessa, articolata, ma allo stesso tempo lineare e metabolizzabile figlia di quelle tecniche di improvvisazione care alla regista e drammaturga Mila Moretti, da sempre guida ed anima del decennale gruppo di Teatro2.
Abbandonati, anche loro (ma non cominciano ad essere in troppi gli artisti che hanno fatto questa scelta?), gli spazi della Corte dei Miracoli, il gruppo sembra aver acquistato una nuova vitalità mettendo in cantiere tanta formazione e nuove produzioni.
La storia di Sabina viene presentata come se dovesse appartenere anche un pò a noi "e’ la storia di un inconscio collettivo che abbiamo ereditato attraverso i racconti, i canti, le minuzie, gli affetti" e così arriva diretta e delicata, ricca dei contrasti che come in altre occasione (ad esempio il suo Medea, che molti altri spettatori meriterebbero la fortuna di vedere) Mila Moretti ha saputo tenere assieme in scena con semplicità.
Ma Sigfrido è anche l’icona di una creatività che si rivela già nella malattia; un’inaccettata realtà, di cui da Campana ad Artaud di esempi ne abbiamo n quantità, e che fa sempre bene vedere in teatro sbattutta in faccia ad un contesto sociopolitico, quello italiano, in cui da tre anni si parla di forzare la legge 180 per riaprendo l’ipotesi del ricovero coatto.
In uno spazio scarno ed essenziale, utile a costruire i fantasmi della mente di Sabina, si muove l’attrice Alessia Rullo, così bella e da non aver paura di prestare la propria fisicità alle smorfie ed alle sonorità di una follia ricostruita in maniera iconografica, segno di una consapevolezza teatrale che difficilmente riusciamo a trovare nel marasma delle piccole produzioni dell’area senese.
Con Lei, Mila Moretti ed i molti collaboratori di Teatro2, ci guida in prospettive diverse all’interno dello spazio regalandoci visioni di taglio opportunamente sfruttate e piccolissimi affreschi di vita reale.
Lo spettacolo va applaudito, sperando di rivederlo presto in giro, anche perchè testimonianza della vitalità, della coerenza e della determinazione del gruppo di artisti che si muove in Teatro2 e che consente al gruppo di produrre momenti di teatro come questo "nonostante" il contesto sociaoculturale in cui confermano di volersi muovere.
In Sigfrido hanno anche lavorato:
Lorenzo Pallini per gli interventi video
Andrea Farina per le scenografie
Filippo Fanò per le musiche originali
Maurizio Tiberio per le luci

Per incontrarli non esitate a contattarli visitando il sito www.teatro2.org o presso la nuova sede senese di via Fontebranda 95 (int.2), c/o Complesso SienArtefice (ex-macelli).