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Per Marco Pannella

Lettera aperta a Marco Pannella, protagonista in questi giorni di un’iniziativa di protesta per attirare l’attenzione sull’annosa e scandalosa gestione inumana delle carceri italiane.

di Emanuele G. - martedì 28 giugno 2011 - 2882 letture

Caro Marco,

In questi giorni stai combattendo l’ennesima battaglia per affermare il principio di legalità in questo paese. Battaglia, certamente, impari visto la diffusa illegalità che regna oramai sovrana in ogni anfratto italico. Tuttavia, ciò non ha da essere impedimento alcuno a perseverare nell’obiettivo di creare un paese più giusto. Non dobbiamo e non possiamo arrenderci. La legalità è l’unico mezzo che noi abbiamo per sentirci davvero italiani. Uguali davanti alla LEGGE. Poveri e ricchi. Polentoni e terroni. Saccenti ed analfabeti. Single e sposati. In breve, noi cittadini.

Ero ancora bambino e in modo confuso seguivo grazie al telegiornale le manifestazioni riguardanti l’aborto e il divorzio. Erano gli anni settanta. Non possedevo ancora una cultura politica compiuta. Anzi non l’avevo. Il nome che emergeva in seno a queste battaglie epocali per affermare una civiltà sociale in Italia era il tuo. Marco Pannella. Ne rimasi impressionato. Mi sembravi un crociato dedito a una battaglia non in nome tuo, ma dell’intero popolo italiano. Una battaglia tesa a lanciare un messaggio essenziale per noi tutti cittadini. La civiltà si afferma con la giustizia sociale. Che civiltà può esistere quando il soddisfacimento dei propri diritti è monco, parziale e ristretto?

Da allora ho preso a volerti bene. Si bene. Perché sei un italiano di cui andar FIERI. Un politico che ha operato un cambiamento culturale di notevoli proporzioni nel nostro paese. Un politico che si ricorda – prima di tutto – di essere un cittadino. Un politico, dunque, che non fa del carrierismo politico il leit-motiv del suo impegno in politica. Dagli anni sessanta in poi sei un modello per chiunque voglia spendere la sua vita per il bene degli altri. Senza sentirsi chissà chi e senza i sotterfugi tipici della piccola politica imperante. Tu hai diffuso un modello di cittadinanza partecipe. Che va oltre al chiacchericcio privato e alle spinte demagogiche pubbliche.

Sei molto istrionico. Ma non per assurgere al ruolo di capopopolo. Idea molto lontana dalla tua idea di democrazia e impegno civile. Sei istrionico in quanto provvisto di un’immensa “vis”, forza. Tu non combatti per ottenere posizioni di rendita. Tutt’altro. Tu combatti affinché noi si possa vivere in un paese normale. Mentre altri non lo vogliono in quanto intendono continuare nella loro folle corsa a creare un diffuso parossismo per meglio occuparsi di interessi particolari e di parte. Abbiamo bisogno del tuo istrionismo. Eccome… Fai sentire la democrazia come un fatto vivo e reale. E non una noiosa teoria di leggi e procedure fatte rispettare formalmente. Così si uccide la democrazia. Senza te la democrazia in Italia sarebbe molto povera. Tu l’hai arricchita e la arricchisci con una verve che non ha pari nella storia repubblicana.

Lo ripeto. Tu sei un italiano di cui andar FIERI. Con il tuo diuturno ed altissimo esempio ci fai riacquisire ogni giorno il piacere dell’impegno per la democrazia e per i suoi valori. Ancora di più oggi dove c’è gente che vorrebbe la nostra democrazia – sorta dal Risorgimento e dalla Resistenza – un triste simulacro senza vita e spoglio di qualsiasi “elan vital”. Grazie caro Marco per quello che hai fatto e stai portando a termine ai giorni d’oggi. Se possiamo parlare liberi dobbiamo anche a te l’affermazione di questo diritto. Se le coppie possono avere una vita più dignitosa è grazie alle tue lotte per l’aborto e il divorzio. Se noi conosciamo meglio i nostri diritti e doveri questo è accaduto perché hai indicato una via maestra da seguire.

L’Italia tutta dovrebbe farti sentire tutto il suo riconoscimento per l’altissimo servizio prestato per difendere la democrazia, la libertà e i diritti civili nel nostro paese nell’ultimo mezzo secolo. Un modo ci sarebbe. La nomina a Senatore a Vita. E sarebbe il minimo. Che ne pensa Presidente Napolitano?

Un fraterno abbraccio caro Marco,

Emanuele Gentile


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