Report del terzo e penultimo appuntamento del festival in onore del vulcano.
La voce di Matt Elliott arriva come da lontano e da tutt’intorno, o
forse da dentro, eco e riverbero di fantasmi lontani e futuri presagi.
Siamo al Piccolo Teatro di Catania nella serata di mercoledì 12
maggio, per il terzo e penultimo appuntamento di Etcetera Festival,
rassegna di “solo” dedicata a Efesto, “dio del vulcano, solitario per
eccellenza”. Festival di rara raffinatezza, Etcetera, che porta a
Catania le molte forme dell’espressione solitaria, lasciandole
intonare a ricercati artisti di fama internazionale e dalla forte
connotazione malinconica.
Come Matt Elliott(la voce interiore del festival), che sul buio e
nerissimo palco del “teatrino” catanese ha intonato le sue struggenti
ballate, mettendo in scena un arte che va molto più in là delle
canoniche forme cantautoriali, sottolineando un aspetto strumentale
(anche la voce potrebbe definirsi “suonata”) che per ampiezza,
movimenti e variazioni ricorda più da vicino le melodie ipnotiche del
post-rock, ma non solo. Sono moltissime, infatti, le influenze che la
musica di Matt Elliott , inglese d’origine ma residente da anni in
Spagna, subisce (la chitarra spagnola innanzitutto, ma anche la musica
greca e quella slava), portando sul palco un sincretismo artistico
comune a pochissimi artisti.
Prima di lui si erano già esibiti per Etcetera 2010 Josephine Foster
(la voce dell’aria, 25 marzo) e Olof Arnalds (la voce della memoria,
18 aprile). Nel calendario del festival resta solo un’ultimo
attesissimo appuntamento: il concerto di Baby Dee (sabato 22 maggio)
“la voce del sogno” della rassegna. Degna conclusione di un’iniziativa
che ha messo in scena, come fosse materia e sostanza, l’arte nuda di
uomini e donne soli sul palco nero: come imponenti vulcani attivi
nella notte di una città addormentata.
Per informazioni www.efest.it