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Ma Gela vuol diventare provincia

Mentre a livello nazionale alcune compagini politiche che fanno riferimento al ministro degli interni Lamberto Dini, pongono al governo delle condizioni importanti di verifica, tra cui “l’abolizione delle provincie”, a Gela infuoca la battaglia sulla legittimità della provincia nissena.

di cirignotta - sabato 5 gennaio 2008 - 2291 letture

Mentre a livello nazionale alcune compagini politiche che fanno riferimento al ministro degli interni Lamberto Dini, pongono al governo delle condizioni importanti di verifica, tra cui “l’abolizione delle provincie”, a Gela infuoca la battaglia sulla legittimità della provincia nissena.

A lanciare il testimone il presidente del comitato provincia del golfo, Filippo Franzone, che attraverso un suo comunicato stampa datato 3 gennaio 2008 dichiara” E’ sciocco pensare che i problemi, di Gela e del circondario, si risolvano soltanto mandando a governare la Provincia di Caltanissetta, un’altro Gelese, anzi… Il problema di questa comunità-continua Franzone- non è “acchiappare” un posto, ricoprire una carica, questa può essere un’aspirazione personale, ma non l’obiettivo di una comunità. La comunità gelese si deve battere per lo sviluppo, non solo economico, ma anche sociale e culturale.”

Una lamentela che parte da lontano e dalle attuali condizioni logistico-economiche-sociali e sanitarie in cui oggi versa il territorio a sud della provincia di Caltanissetta, lontano circa 80 km. dalla centralità provinciale. La regione siciliana dal canto suo e vista la sua esclusiva competenza, ha cercato di legiferare a tal proposito nel lontano 1986 con la legge regionale n° 9 del 6 marzo, in cui si proponeva la costituzione in rapporto alla popolazione abitante (180.000 unità) di nuove provincie regionali, guardando come fonte anche l’art 15 dello statuto di autonomia siciliano.

Lo stesso articolo infatti in maniera lungimirante ,vista la sua datazione (D.L. 15 maggio 1946 n° 455), è in linea con le richieste nazionali del Ministro Dini, dettando “Si sopprimono le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano. L’ordinamento degli enti locali in Sicilia,quindi ,si basa sui Comuni e sui liberi Consorzi comunali.”

Certamente molte sono le problematiche in riferimento al tema in oggetto, ma valutando i tempi e la situazione di stallo economico in cui oggi versano gli italiani sembra essere più giusto ridurre i costi della politica e le competenze dei vari enti pubblici con la soppressione delle provincie e la creazione a livello nazionale dei consorzi di comuni,a modello dell’art. 15 dello statuto siciliano.

Una condizione che meglio può rispondere alle esigenze territoriali, sia dal punto di vista economico, coagulando interessi e strutture industriali nell’ambito di circa 50 km,sia dal punto di vista sanitario, evitando i soliti viaggi della speranza.

Le diatribe territoriali, comunque, oggi certamente non ci dirigono verso soluzioni concrete mentre le soluzioni di governo possono dare veramente una svolta epocale al sistema burocratico ed ai vari mangia,mangia decennali che ci hanno portato sulla soglia di una povertà disattesa ma sicuramente presente tra il popolo.


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