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Lo strano volontariato dei Benetton

Lo strano caso della solidarietà "volontaria" dei dipendenti della nota azienda, protagonista del crollo del ponte di Genova.
di Franco Novembrini - martedì 25 settembre 2018 - 832 letture

La famiglia Benetton, quella del ponte di Genova e che ora ambisce tanto a poterlo ricostruire più bello e più solido di pria, ne ha pensata un’altra. Ha distribuito ai dipendenti, insieme alla busta paga, un modulo da riempire volontariamente (!?!) in cui devolvono, sempre volontariamente, una parte dello stipendio per le vittime della strage.

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Ora, come si fa a definire volontario un versamento da fare su un modulo da loro stampato e in cui, chi non vuole o non può versare il contributo, o vorrebbe farlo in maniera più chiara e trasparente, con una associazione di fiducia, appare di difficile comprensione. La privacy, spesso invocata per questioni discutibili, qui viene azzerata, in quanto i proprietari di Autostrade sono inevitabilmente a conoscenza di coloro che siano ’’volontari" e, per sottrazione, anche coloro sono i renitenti.

Non avrebbero potuto limitarsi ad invitare a fare una donazione tramite un conto corrente appositamente creato, come per le numerose calamità che affliggono l’Italia? I sindacati non hanno niente da dire? Chiamiamo in causa i sindacati, in quanto la progenitrice di tutte ’’azioni volontarie’’ dal dopoguerra ad oggi, la FIAT, ha sempre avuto la predilezione per chi si iscriveva, volontariamente s’intende, ai sindacati a lei graditi e organizzava corpi di volontari disposti a marciare contro gli scioperanti, iscritti ai sindacati scomodi e non collaborativi, arrivando anche a licenziare contra legem i facinorosi.

Ci sono altri tipi di "volontariato storico", che potremmo citare:

MESSA SOTTO LE ARMI - Chi ha una certa età si ricorderà della volontarietà di partecipare alla messa domenicale durante il servizio militare e si ricorderà che, chi non ’’volontariava’’, casualmente si trovava a fare una corvèe alle latrine o in cucina e, se insisteva, gli veniva negata la libera uscita.

ORO DI DONGO - Quando a Dongo furono arrestati dai partigiani il Duce e la pletora di gerarchi, che stavano andando a difendere la Patria ma avevano sbagliato strada, accodandosi ad una colonna di tedeschi, che evidentemente conoscevano meglio il percorso, furono trovati alcuni sacchi di fedi d’oro che, a suo tempo erano state donate, in maniera volontaria, alla Patria. La particolarità della vicenda era che, in quella carovana, nessuna donna si chiamava Patria. Non ci crederete, ma non si è mai giunti a risolvere il mistero.


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