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L’errore informatico

In quale direzione stiamo andando? Quello che è stato un errore informatico diverrà tra breve un orrore informatico?

di Victor Kusak - lunedì 19 dicembre 2016 - 3905 letture

Il digitale ha progressivamente divorato, sostituendole, molte cose. Non ultimo il "segnale orario" (vedi articolo su La Repubblica). Ha divorato l’audio dei vinili e dei nastri magnetici, il video delle pizze di celluloide e dei nastri. Ha divorato lavoro: ciò che prima richiedeva migliaia di addetti oggi ne richiede molti di meno. E’, quella della cosiddetta "rivoluzione informatica" (che si inserisce ancora nell’ambito della "rivoluzione industriale" che è stata tecnologica e culturale): l’ondata lunga della ristrutturazione tecnologica avviata negli anni Settanta (crisi petrolifera) e negli anni Novanta (il 1989: caduta del "muro di Berlino"). Quella informatica sempre di più di sta configurando più che come una “rivoluzione”, una vera e propria mattanza.

Qualcuno ha notato che, parallelamente al caffé senza caffeina, la birra senza alcool, i semi senza possibilità di riprodursi, il dolcificante senza zucchero e il pane senza glutine, è arrivato il lavoro senza stipendio. Ognuna delle idee libertarie degli anni Sessanta è stata ribaltata nell’inferno della realtà degli anni post-1989. Ci si lamentava negli anni Settanta del “posto fisso” che mortifica l’uomo costringendolo nell’immobilità, un’intera vita passata in un grigio lavoro monotono, senza diversivi. Il lavoro “flessibile” dagli anni Novanta in poi ha mostrato l’altra faccia della medaglia.

Il tempo libero che era una utopia per le classi lavoratrici, e un vuoto per gli scolari, oggi è il tempo di disoccupazione permanente e esclusione dal lavoro per le classi (un tempo) lavoratrici, mentre il tempo per i bambini e i ragazzini viene assurdamente riempito (per le rimanenti classi medio-alto borghesi) fino all’inverosimile nella mattanza di piscina pianoforte-danza-sport e occupazioni dopo-scuola che eliminano qualsiasi possibilità e libertà nell’ozio. Non deve esserci tempo vuoto per il cittadino consumatore. I consumatori debbono consumare in maniera permanente, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Il consumismo ha terrore del vacuo non-consumo. La guerra del tempo è stata vinta dal potere, che ha privatizzato il tempo dei propri cittadini. Non c’è stata più una occupazione del tempo da parte del potere, come avveniva nei regimi totalitari del Novecento; il tempo viene ora privatizzato, non si è cittadini se non si è su Facebook (azienda e spazio privato), non si passa il proprio tempo del consumo su Amazon ecc.

E’ attraverso tutti questi "senza" (senza glutine, senza zucchero, senza carne…) e attraverso il distoglimento dell’attenzione che Internet comporta, che noi oggi siamo tutti più poveri.

Non solo, ma sempre di più l’informatizzazione e la digitalizzazione delle comunicazioni ha portato all’ampliamento delle possibilità per qualsiasi potere centrale di azioni di controllo, e di eterodirezione, sui propri cittadini. La vicenda del Galazy Note 8 Samsung, con la possibilità che una azienda privata ha avuto di disattivare da remoto i telefonini acquistati dai propri utenti significa semplicemente che chi consuma non “acquista” un prodotto, ma diventa “dipendente” di una azienda privata. Ha cioè privatizzato parte di se stesso, demandando una parte di se stesso, del controllo su di sé, a qualcun altro. Nel 2017 festeggeremo il centenario di una “rivoluzione” politica, il momento in cui sembrò che classi di sfruttati e di senza diritti potessero (ri)appropriarsi della libertà e della possibilità di un destino, di uno sviluppo. Tutte cose che non sembrano più avere diritto di cittadinanza in questa Europa e in questo Occidente dell’1% (l’1% della popolazione che possiede gran parte delle risorse economiche esistenti).

In quale direzione stiamo andando? Quello che è stato un errore informatico diverrà tra breve un orrore informatico?



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