L’Unione salvata dai giovani

di Redazione - martedì 11 aprile 2006 - 3390 letture

L’Unione salvata dai giovani

di Enrico Galantini

Pomeriggio e nottata da cardiopalmo. Con exit poll che confermano i sondaggi delle ultime settimane e danno, alla chiusura delle urne, una vittoria abbastanza larga dell’Unione alla Camera e un risultato risicato, ma tutto sommato tranquillo, anche per il Senato. Ma poi arrivano le prime proiezioni e comincia l’altalena dei risultati e delle emozioni. Il vantaggio non è più così netto alla Camera e le proiezioni sulle regioni in bilico per il Senato (quelle che con il premio di maggioranza regionale possono determinare la vittoria o la sconfitta dei due schieramenti per pochi voti) cominciano a cambiare di segno: prima il Piemonte e la Puglia, alla fine anche il Lazio sono appannaggio della Casa delle libertà che così, complice anche il pugno di voti che tiene l’Unione sotto al 60 per cento in Emilia-Romagna (e quindi non fa scattare il superbonus di un ulteriore seggio dalla Casa delle libertà al centrosinistra), si aggiudica la maggioranza al Senato. Per un solo seggio: 155 a 154. Ma mancano ancora i sei senatori che devono eleggere gli italiani all’estero. E poi ci sono i senatori a vita.

Nel contempo, anche qui dopo un altalenarsi di dati, arriva in piena notte il risultato della Camera: seppure di strettissima misura (poco più di 25 mila voti su circa 40 milioni di votanti) vince il centrosinistra, che si aggiudica il premio di maggioranza e un vantaggio cospicuo di seggi (340 a 277). Prodi e l’Unione esultano. Sanno (o sperano) che i voti degli italiani all’estero potrebbero premiarli e in effetti, la mattina dopo, lo spoglio delle schede che sono arrivate dai cinque continenti ribalta il risultato (un 5 a 1 che porta il totale a 159 per l’Unione contro i 156 del centrodestra) rendendo non indispensabili i voti dei senatori a vita, che comunque sono in maggioranza vicini al centrosinistra.

Adesso bisognerà riflettere su questo esito, non nascondiamocelo, abbastanza inatteso. I sondaggi ci avevano illuso. L’Italia si è confermato un paese spaccato quasi esattamente in due. L’abbandono del maggioritario, dove le personalità dei singoli candidati favoriscono chi sa aprirsi alla società, aiuta la radicalizzazione delle posizioni. E c’è una metà del paese che comunque, anche dopo i cinque anni disastrosi del governo Berlusconi, vota a destra. Se non ci fosse stato il voto dei giovani, la vittoria alla Camera dei deputati per il centrosinistra sarebbe stata impossibile. Questo risultato (quasi 500 mila voti di under 25 in più all’Unione), su cui probabilmente hanno influito anche le lotte degli ultimi anni sulla pace, è il segno di quanto giusta sia stata e sia la lotta contro la precarizzazione, che però probabilmente andava perseguita con maggiore forza.

Ma su tutti questi argomenti, come sugli sviluppi della situazione, torneremo a freddo nei prossimi numeri. Quello che è oggi chiaro è che, nonostante il recupero delle ultime settimane (ma a vedere il flop degli exit poll viene da chiedersi se non fossero sballati anche i sondaggi delle settimane prima delle elezioni), Berlusconi non ce l’ha fatta a essere confermato: la maggioranza trionfale del 2001 si è sgretolata e paradossalmente un sistema elettorale pensato in chiave difensiva e per rendere il paese ingovernabile (con la trovata dei premi di maggioranza regionali al Senato) si è ritorto contro i suoi autori, privandoli, alla luce dei risultati, di quella prevalenza netta di seggi al Senato che gli oltre 300 mila voti in più ottenuti in tutto il paese per la Camera alta avrebbero dato loro, se il premio di maggioranza, anche qui, fosse stato fatto su scala nazionale. E avrebbero reso davvero il paese ingovernabile. Allo stesso modo è evidente che l’Unione ha i numeri (anche se di stretta misura) per governare ed è quello che Prodi ha dichiarato di voler fare, anche se ovviamente spetterà al Capo dello Stato designare il primo ministro.

Il centrosinistra non è riuscito a ottenere al Senato quella maggioranza consistente che avrebbe reso più facile imprimere al paese il cambio di marcia necessario per rimettere in moto l’economia, dopo cinque anni di misure “creative”, sbagliate e inique. I numeri della Camera dei deputati danno comunque a Prodi il mandato per provare ad attuare il suo programma e cercare su di esso consensi al Senato. Ora l’Unione ha di fronte a sé un compito difficile. Per il quale occorre il massimo di unità. È inutile nascondersi che riprogettare il paese avrebbe richiesto ben altra maggioranza. Ma bisogna comunque tentare di rimettere in piedi un’Italia che cinque anni di malgoverno hanno messo in ginocchio. Governare si può anche con una maggioranza risicata. Di sicuro bisogna provarci. Se non è possibile allora il ritorno alle urne sarà inevitabile. Magari, ma non sarà facile, cambiando la legge elettorale.

(www.rassegna.it, 11 aprile 2006)

http://www.rassegna.it/2006/attualita/articoli/politica/elezioni3.htm


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L’Unione salvata dai giovani (che pregavano)
11 aprile 2006

Io ho imparato che la verità sta il più delle volte dove non la si può prendere. E’ vero, che i giovani hanno fatto la loro parte, specie se qualcuno era su La Repubblica a seguirne i blog durante gli scrutinii