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Il viaggio di Enzo Alaimo. Partendo da Villarosa

"A centinaia di metri sottoterra migliaia di uomini lavoravano nelle miniere di carbone, e morivano nei piccoli e grandi "disastri" di ogni giorno. "Venduti" dal governo italiano al Belgio con un Protocollo d’intesa stipulato nel 1946 in cambio di sconti sull’importazione di carbone".
di Sergej - domenica 21 dicembre 2003 - 6696 letture

Si svolge a Catania, giorno 22 dicembre, presso Zo centro culture contemporanee lo spettacolo di Enzo Alaimo "Villarosa".

Lo spettacolo, che ha debuttato nel 2000 presso il teatro Petrella di Longiano (FC), nel 2003 si è arricchito della preziosa collaborazione di Giovanna Marini che ha composto ed eseguito le musiche assieme ad Enzo Alaimo ed è stato rappresentato all’Auditorium di Roma e durante le Orestiadi di Gibellina. Per quest’occasione le musiche verrano eseguite da due allieve della Marini: Germana Mastropasqua e Silvie Genovese. Da quest’esprienza è stato inciso nel settembre 2003 un cd per l’etichetta NOTA che sarà disponibile durante la serata.

http:// www.enzoalaimo.it

Enzo Alaimo è un attore delicato e uno scrittore penetrante. Da alcuni anni racconta senza retorica la sua Sicilia, con una forza poetica semplice, capace di toccare profondamente. Massimo Marino (tuttoteatro.it)

L’urgenza della memoria. La storia minuta e quotidiana che passa per i corpi di involontari eroi. Un lungo filo rosso lega le cronache civili di Marco Paolini alla memoria orale di Ascanio Celestini fino a questo spettacolo di Enzo Alaimo sui 250 uomini uccisi dall’esplosione nella miniera quell’otto dicembre del 1956, a Marcinelle in Belgio. Gianni Manzella (Il Manifesto)

Scrive Enzo Alaimo:

Nel 1953, una ragazza di vent’anni assieme a tutta la sua famiglia decide improvvisamente di partire. Punto di partenza: Villarosa (Enna), destinazione: Liegi (Belgio). Non so se si rendessero perfettamente conto di essere emigranti, di far parte in qualche modo della nostra Storia. La storia, io la conosco bene, da sempre. E’ la storia che mia madre mi ha sempre raccontato, una storia sulla quale ho sempre riso, fatta di luci della città e di irresistibili equivoci linguistici franco-siciliani, di zii ammalati di silicosi in miniera che però si facevano fotografare in "pose alla Elvis" in foto microscopiche, di sguardi ingenui e teneri dentro una realtà che i suoi occhi vedevano fantastica e i miei in maniera oleografica. Ma sotto c’era un’altra storia. A centinaia di metri sottoterra migliaia di uomini lavoravano nelle miniere di carbone, e morivano nei piccoli e grandi "disastri" di ogni giorno. "Venduti" dal governo italiano al Belgio con un Protocollo d’intesa stipulato nel 1946 in cambio di sconti sull’importazione di carbone. Alloggiati nei lager nazisti dismessi, prima, e in ghetti qualche anno dopo, emarginati al punto che solo la seconda generazione ha potuto avere la cittadinanza belga. Questa Storia ho voluto raccontarla e chiamarla Villarosa, un nome fisico e depistante che forse evoca atmosfere da letteratura sudamericana, ma è successa in un posto grigio e piovoso. Ho voluto prendermi il peso di raccontare in prima persona questo viaggio, per un viaggio multiplo, e ho voluto accompagnarmi con la presenza, forte e delicata allo stesso tempo, di una grande musicista che è Giovanna Marini che ha composto per questo lavoro dei canti e delle musiche dolci e strazianti: una presenza che ha condizionato il mio dire in scena, costringendolo a "segnare il passo", a una dicitura più lenta per organizzare meglio il suono e il dono delle parole. Nella Memoria e nella memoria, nel rimosso collettivo e nella mistificazione su un decennio, gli anni ’50 fatti di boom economico e lambrette al vento. Dopo due lavori in siciliano, nel mio personale "pastiche", credo sia il momento della stoccata. Andare verso le colonne d’ercole del mio dialetto e del mio italiano. Ho scelto un bilinguismo netto, separato e incrociato: da una parte il dialetto di Villarosa fossilizzato di mezzo secolo. Cinquant’anni di lontananza dal proprio luogo d¹origine restituiscono una lingua pregnante di suoni e parole-suono eccezionali. E’ il dialetto che ho imparato da bambino e che mi porto in grembo come una gravidanza segreta.Poi l’italiano, la mia lingua conquistata, la mia lingua di adulto che uso "per dire con chiarezza" per non lasciare la possibilità di non sentire, non "capire" rimosso e, colpevolmente, sconosciuto.

Zo centro culture contemporanee Piazzale Asia 6 95129 Catania tel/fax (+39) 095.7463122 www.zoculture.it

Lunedì 22 dicembre 2003 h.21.15 ingresso: euro 10/ridotto 8 prenotazione obbligatoria Villarosa una produzione Metis Aura in collaborazione con Provincia di Lecce - Salento Negroamaro e Fonazione Orestiadi di Gibellina di e con Enzo Alaimo musiche originali: Giovanna Marini musicisti in scena: Germana Mastropasqua, Silvie Genovese luci: Fiorenzo Massacci


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