Il tempo libero e il mare

Il rapporto col mare varia molto nelle diverse culture. Lo spazio marino, carico di significati, ha valori simbolici, mitologici e culturali...

di Massimo Stefano Russo - sabato 23 settembre 2023 - 1054 letture

Il mare, ultimo confine della Terra che ha sempre esaltato la mente e l’immaginazione umana, tuttora rimane vasto e di difficile accesso nell’esplorarlo. Come ci rapportiamo col mare? Solo sporadicamente e in modo frammentario è stato un oggetto filosofico. Ripensare e proporre una nuova filosofia del mare ci fa capire come il mare ha fatto di noi quello che siamo. Una conoscenza inadeguata, con nozioni fondamentali per navigare, capaci di prevedere le azioni delle maree, delle correnti e delle onde, anche se sappiamo poco della dinamica dei movimenti del mare.

Le società e gli individui hanno sempre avuto rapporto col mare. Il rapporto col mare varia molto nelle diverse culture. Lo spazio marino, carico di significati, ha valori simbolici, mitologici e culturali. Del mare attrae lo sconosciuto, il misterioso, l’orribile, in una sfida affascinante. Sforzi sempre maggiori sono stati dedicati per studiare scientificamente il mare, con strumenti e attrezzature appositi.

La navigazione si avvale di conoscenze e strumenti tecnici sofisticati. La scienza del mare e gli oceanografi che studiano i movimenti delle acque profonde e campionano il fondale marino hanno tracciato i contorni del fondo oceanico; la biologia marina indaga le relazioni vitali tra la creature marine e l’elemento dove vivono, con l’idrografia a descrivere e spiegare lo stratificarsi e rimescolarsi dell’acqua umana, lo scorrere delle correnti e l’alternarsi delle maree. Spetta alla meteorologia spiegare il formarsi dei venti e le molteplici forme delle nubi.

Il mare che ha natura dinamica è stato scelto come luogo “naturale” per seppellire i rifiuti contaminati e altri scarti di basso livello dell’era atomica. Le scorie poste in cilindri rivestiti in calcestruzzo e portati in mare si scaricano fuoribordo in luoghi scelti preventivamente. Il mare ha un valore simbolico e culturale che concorre a dargli un senso, per farlo nostro dal punto di vista culturale e affettivo.

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Il Naufragio, di William Turner - Tempesta a Belle-Ile, di Monet -La Grande Onda, di Hokusai - Marina a Saintes Maries de la Mier, di van Gogh

Quale senso attribuiamo al mare che come spazio di libertà da sempre attrae gli esseri umani? Diventa paesaggio grazie alle capacità sensoriali e culturali di chi la “percepisce”, di come vi si accosta l’osservatore. La voce propria del mare che richiama cambia incessantemente. Si pensi al variare del rumore delle onde che si stendono sulla sabbia, frangono la costa e sbattono sugli scogli.

Per Matvejevic, in Mediterraneo. Un nuovo breviario, è difficile stabilire se si è in presenza di un rumore o di una voce. Il mare ricopre oltre il 70% del nostro pianeta, nel percepirlo come casa ci si può sentire a proprio agio più che sulla Terra. I marinai esperti sanno orientarsi leggendo e interpretando i segni del mare e del cielo, in tutte le loro forme. Ulisse nell’Odissea impiega quasi 10 anni nell’errare nel Mediterraneo, per 10.000 km, per ricoprire i circa 500 km tra Troia e Itaca. Il mare, ai primordi della vita, parte e spazio della solitudine, oggi continua a trasmettere valori. Pullula di vita in forma abbondante e sbalorditiva, come ambiente da utilizzare nella sua integralità e risorsa preziosissima da salvaguardare.

Sede di flussi di persone e di merci, nei porti incontra la terra. La vacanza balneare naturalistica o il turismo crocieristico, che ha la propria sede nel mare, attraggono. Se il mare si oppone alla stabilità, l’alto mare e le porzioni di alto mare si possono considerare luoghi? Sicuramente il mare lo si può considerare spazio di circolazione e commercio.

Joshua Slocum, primo navigatore ad aver compiuto tra il 1895 e il 1898 la circumnavigazione della terra in solitario, sottolinea come navigare in solitario sia la più alta espressione delle capacità nautiche: il marinaio deve condurre la sua barca in tutte le circostanze e in tutte le condizioni e deve saper provvedere a se stesso capace, di fronteggiare e superare le difficoltà. L’alto mare, in solitudine, con unici compagni i pesci o gli uccelli che ogni tanto fanno visita diventa uno spazio mitico, fuori del tempo e dell’esperienza di vita comune.

Gli spazi oceanici sono visti come una zona franca dalle imposizioni sociali, vissute come negazione della libertà individuale. Il mare per gli antichi era lo spazio dell’ignoto e delle forze primordiali, governate dagli dei. Le tempeste puniscono le empietà degli umani e il navigante si può salvare dai pericoli del mare solo grazie all’intervento divino. Anche nei Vangeli, con la tempesta che mette alla prova la fede del discepolo, si interpreta il mare e il suo attraversamento come prova che avvicina alla beatitudine.

Il mare, come spazio iniziatico, è adatto solo all’eroe, al santo, o all’empio, ma non al comune essere umano. Affrontare il mare, sviluppa la lotta umana verso la natura ed è sempre un azzardo: nel ponderare i rischi, occorrono esperienza e buon senso. L’azione attiva, deve essere pragmatica, impegnati in scelte da perseguire con determinazione. Andare per mare richiede preparazione tecnica e risorse sia fisiche che mentali. E’ la massima espressione della libertà.


Per saperne di più

- R. Carson, Il mare intorno a noi, Piano B edizioni 2019.

- R. Casati, Oceano, Einaudi, Torino 2022.

- V. Hugo, I lavoratori del mare, Rusconi, Milano 2019.

- P. Matevejevic, Mediterraneo. Un nuovo breviario, Garzanti, Milano 1991.

- B. Moitessier, La luna rotta. Solo tra i mari e i cieli, Editrice Incontri Nautici, Roma 2013.

- J. Slocum-B. Larson, Solo intorno al mondo, Nutrimenti, Roma 2014.

- E. Squarcina, L’ultimo spazio di libertà. Un approccio umanistico e culturale alla geografia del mare, Guerini Scientifica goWare, Milano-Firenze 2020.



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