Del tempo libero in bicicletta

Quando si pedala bisogna avere la capacità di adattarsi costantemente di fronte all’indefinibile e imprevisto.

di Massimo Stefano Russo - mercoledì 22 maggio 2024 - 618 letture

I francesi chiamano la bicicletta la petite Reine, quale fonte continua di ispirazione capace di veicolare a lungo l’immaginario e richiamare il tempo dell’infanzia. Chi sale in sella nel sentirsi in forma, ritrova il buon umore e riesce a mettere da parte i problemi quotidiani.

La bicicletta in tutta la sua generosità conviviale dona ossigeno, silenzio, spazio e tempo ed esprime un’allegria visionaria. Fa ricordare l’infanzia e il ritrovarsi piccoli di fronte alla vastità e varietà del mondo. Nello stare in sella, nel pedalare, il mondo visto dalle due ruote, sbirciato tra i raggi, sembra più vicino. In bicicletta nel ricercare la propria andatura, il proprio equilibrio, con la strada che diventa ragione di vita e spazio d’espressione si risveglia l’anima da esploratore nascosta in ogni essere umano.

La prima bicicletta moderna la safety bicycle fu inventata in Inghilterra nel 1885 e negli anni fabbricare le biciclette diventò un grande business. Le biciclette cominciarono a essere prodotte alla catena di montaggio. La progettazione separata dalla produzione fece nascere fabbriche specializzate nel fornire componenti uniformati. Fabbri, armaioli e quanti avevano esperienze nella metallurgia abbandonano la propria attività per andare a lavorare nelle fabbriche di biciclette.

Nel 1896 la produzione delle biciclette negli Stati Uniti raggiunse il massimo, con 300.000 aziende e la produzione di 1,2 milioni di biciclette e fecero di quell’industria una delle più grandi della nazione. La bicicletta diventa un mezzo di trasporto pratico per milioni di persone. La Rover Safety, prima bicicletta con un telaio a losanga fu costruita nella città di Loventry nel 1885, mentre oggi il 95 per cento delle biciclette sono in acciaio e in gran parte costruite in Cina e in India; si utilizza l’acciaio “dolce”, la qualità più economica e pesante del metallo. I “ciclisti involontari” che nel pedalare si muovono nell’ombra, mandano avanti intere economie.

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Aligi Sassu, Ciclista

Cosa spinge a inforcare una bicicletta e mettersi in viaggio? La bicicletta che offre benefici riconosciuti per la salute e la mobilità sprigiona una carica di democrazia: rompe le barriere di classe e di sesso e risponde alle richieste di indipendenza e mobilità. L’avvento della bicicletta che ha influito sull’evoluzione dei costumi nell’incrementare l’uso dei calzoni corti e le gite domenicali, converge con la nascita dei movimenti femministi. Il ciclismo nel diventare una prioritaria attività fisica, sottolinea come l’andare in bicicletta migliori l’apparato cardiocircolatorio, tonifichi e rafforzi l’apparato muscolare, bruciando calorie. Il rilascio di endorfine dà sensazione di benessere e cura la depressione. Nel dare un senso di libertà e autosufficienza ha contribuito a emancipare le attività atletiche: le donne in bicicletta guadagnano mobilità fisica e ampliano i propri orizzonti.

La bicicletta che fino alla fine degli anni Cinquanta del Novecento rimase il mezzo di trasporto principale per i lavoratori in tutta Europa viene riconosciuta come l’attività più popolare per il tempo libero. La bicicletta continua a far muovere i sentimenti, accumula le memorie, moltiplica le emozioni e distribuisce sensazioni. La bicicletta da corsa si adatta per le brevi distanze e per chi ama le competizioni.

Il carbonio ha reso la progettazione più libera e fantasiosa. La mountain bike nata negli anni ’80 negli USA, deriva dalle bici in uso ai postini americani. Si caratterizza per le ruote di diametro più piccolo della bici da corsa e con un copertone più grande.

Il ciclista porta in sé una componente agonistica, in una sfida sempre da affrontare. In salita bisogna cominciare a pedalare lentamente e trovare il giusto rapporto. L’obiettivo è rimanere in equilibrio, senza forzare. Lentamente si tratta di incrementare la forza sui pedali e procedere nell’andare avanti, ma senza mai spingere troppo. Viaggiare in bicicletta libera la mente, avvicina alla natura e ai suoi elementi. Nell’osservare la realtà, con le gambe che girano naturalmente, si ascoltano i rumori, si sentono gli odori, con l’aria fresca, quasi frizzante, mentre il cammino si fa aspro, nell’inerpicarsi tra zone impervie e paesaggi mozzafiato.

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Einstein in bici

Quando si pedala bisogna avere la capacità di adattarsi costantemente di fronte all’indefinibile e imprevisto. Il movimento genera l’illusione ottica di una prospettiva in continua evoluzione: ciò che sta vicino risulta più veloce e quanto lontano più lento. La bicicletta da “sismografo emotivo,” nell’introdurre concetti come velocità ed equilibrio, diventa strumento per imprimere ed esprimere. Permette ai bambini di crescere e diventare adulti, al tempo stesso consente agli adulti di sognare e restare un po’ bambini. In bicicletta si seguono a fatica le curve, mentre si procede leggeri giù per le discese, trasportati senza pensieri e senza sforzo. Tutt’ora la bicicletta, da mezzo di trasporto più diffuso al mondo, nel continuare a unire le persone, indipendentemente dalle abilità fisiche, mantiene un fascino e un’attrattiva considerevole.


Per saperne di più

- M. Augé, Il bello in bicicletta, Bollati Boringhieri, Torino 2009.

- M. Cianfoli, Pedalare controvento, Marcianum Press, Venezia 2013.

- M. Hack, La mia vita in bicicletta, Ediciclo editore, Portugruaro (Ve) 2012.

- C. Marthaler, L’insostenibile leggerezza della bicicletta, Ediciclo editore, Portugruaro (Ve) 2013.

- R. Penn, Ciò che conta è la bicicletta, Ponte alle grazie, Milano 2013.

- S. Pivato-L. Veri-N. Gangi (a cura di), In bicicletta. Memorie sull’Italia a due ruote, il Mulino, Bologna 2009.

- M. Scarabelli, C’è di mezzo il mare. Viaggio in bicicletta intorno al Mediterraneo, Ediciclo editore, Portugruaro (Ve) 2013.



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