Il mondo che non va

di Sergej - sabato 20 aprile 2024 - 915 letture

La Bourse de Commerce – Collection Pinault accoglie Le monde comme il va, una mostra collettiva che presenta opere di una trentina di artisti fino al 2 settembre 2024. Curato da Jean-Marie Gallais, il percorso espositivo riunisce diverse creazioni che vanno dagli anni Ottanta a oggi, di autori quali Maurizio Cattelan, Cindy Sherman, Sturtevant, Rosemarie Trockel, Anne Imhof e Pol Taburet. Le opere scelte fanno parte della collezione Pinault che in oltre 50 anni ha riunito circa 10mila pezzi.

La cosa più interessante, lo diciamo subito, sono una cosa che arte non è. Ovvero i manichini su sedie a rotelle auto-moventesi di Sun Yuan e Peng Yu, "Old People’s Home" [1].

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Abbiamo discusso di questa mostra con il critico Edgardo della Sgardesca, che ha posto alcune indicazioni che sottoponiamo a nostra volta all’attenzione dei nostri lettori.

"Il titolo dell’esposizione (Le monde comme il va) lo diciamo subito, è un inganno. Ed è l’inganno tipico di chi, servitori del Grande Gruppo che vuole autoglorificarsi come promotore dell’Arte (loro scrivono questa parola proprio così, con la a maiuscola per distinguerla dalle occupazioni dei pezzenti) cerca di ingurgitare all’interno delle proprie occupazioni che fanno parte del sistema ideologico e autogiustificativo del potere, anche quello che è contro di loro. Grazie a questo inganno, la cultura contemporanea dominante veicola le tossine che corrodono il loro mondo dominante. Il gioco del poliziotto buono e del poliziotto cattivo. A noi, che passiamo per caso da queste parti, questo è un gioco che interessa poco. Lo rileviamo impercettibilmente, siamo interessati ad altro.

Rileviamo solo l’ironia della faccenda. Usare il titolo di un famoso racconto di Voltaire [2] che, alla fin fine giustifica il mondo per come è, con tutte le sue contraddizioni, mentre più interessante sarebbe stato citare Jean Guéhenno: «Il vero tradimento è seguire il mondo come va e occupare lo spirito a giustificare questo».

Nel momento in cui si è composto il sistema dominante borghese alla fine del Settecento, l’arte si è scissa nella sua funzione celebrativa-ornamentale (dominante) e in una parte più caotica e impulsiva, sperimentale e alla ricerca di un "altro", persino di denuncia dell’esistente. La cesura dell’era atomica ha portato alcuni a non avere più il coraggio di guardare alla realtà: il mondo era indicibile, incomprensibile, non si poteva più guardare (Rothko). I fruitori dell’arte astratta possono solo contemplare il muro davanti a sé, magari riescono a percepire promanazioni mistiche o energetiche, provare a ricostruire un mondo alternativo attraverso gli indizi segnici casualmente rinvenuti (i critici sono professionisti bravissimi a tessere narrazioni sul nulla, adattandosi ai sentimenti del tempo storico). Astrattisti e simbolisti hanno portato avanti il mestiere, nell’era della riproducibilità della realtà e dell’opera d’arte. Più rara e difficile la cosa per chi parte dal realismo, e prova a restituire un senso attraverso il segno e l’immagine realistica stessa - nel momento in cui c’è la concorrenza del mondo dominante delle immagini, la profusione di immagini pubblicitarie, di telegiornali finti, paesaggi artati. Si può dare senso solo se l’artista ha una coscienza - ma questo a volte è davvero difficile chiedere a un’altra persona - ovvero trova un committente che crede di averne. Il tenue filone dell’arte realistica e simbolica si muove su questo crinale. Quando Sun Yuan e Peng Yu costruiscono i giocattoli che allibiscono gli spettatori - la reazione emotiva avviene perché lo spettatore "riconosce" l’oggetto, ma nello stesso tempo trova che c’è qualcosa che non va, che qualcosa è stato messo non al posto giusto... - compiono una distorsione non solo al continuum spazio-tempo, ma nella coscienza di chi si trova lì, sul bordo dell’abisso. Ma tranquilli, nessuno si fa male: è pur sempre arte, questa, mica una cosa vera. Qualcosa (si spera) rimane dentro lo spettatore, ma si può tornare a casa a continuare la vita di sempre".

Il vecchio critico nostro amico scatarra e ci guarda sarcastico dinoccolandosi sulla sua carrozzella mentre in sottofondo ascoltiamo "Ecco Com’è Che Va il Mondo" di Franco Battiato. Così va il mondo?

[1] È un progetto-installazione presente in diverse mostre già da tempo. Si legga ad esempio: A Hong Kong l’installazione contro la guerra di Sun Yuan e Peng Yu, di Alfonso Umanli, del 31 ottobre 2023.

[2] Ricordo di averlo letto nell’edizione dei Romanzi e racconti / Voltaire, traduzione di Riccardo Bacchelli, edizione Arnoldo Mondadori nella collana Biblioteca - splendida collana degli anni Ottanta del secolo scorso


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