Il respiro sullo specchio

Kimsooja alla Bourse de Commerce di Parigi

di Sergej - mercoledì 17 aprile 2024 - 958 letture

Càpita di trovarsi alla Bourse de Commerce di Parigi. Come molte cose di questo viaggio, ci si trova per caso e in maniera inaspettata, non preventivata. Non sapevo neppure che esistesse questo spazio. È uno degli spazi artistici e culturali più interessanti della Parigi di questi anni, gestito dalla Fondazione Pinault. L’edificio già vale la visita: la ex Borsa del Commercio di Parigi, un tempo abitazione di Maria de’ Medici, riadattata a spazio culturale dall’intervento di Tadao Ando.

A marzo, quando ci siamo stati, una serie di presenze, di iniziative, che senz’altro sono valsi il prezzo del biglietto. A partire dall’installazione della coreana Kimsooja (Daegu, 1957). Lei è una artista concettuale e multidisciplinare che si è affermata nella scena artistica internazionale dalla fine degli anni Settanta.

Partiamo dalla installazione principale di Kimsooja, che lei ha voluto intitolare "To Breathe — Constellation". Respirare, costellazione. Lo spettatore è invitato a entrare dentro lo spazio della rotonda centrale dell’edificio, la cui pavimentazione l’artista ha "semplicemente" posto una superficie di specchi. Appena ho visto la faccenda, mi ci sono fiondato dentro, calzando le protezioni di plastica ai piedi che venivano messe a disposizione. Si cammina sugli specchi. Così che ognuno degli spettatori è sottoposto alla disarticolazione sensoriale, visiva, di chi guarda specchiandosi e specchiandosi perde le coordinate spaziali. Immediata la tentazione di sedersi "dentro" l’opera che è l’ambiente della rotonda, e guardare se stessi riflessi nel pavimento, ognuno di noi duplicarsi, protendersi nella doppia dimensione. Un sopra e un sotto. Il gioco dello specchio appunto. In cui ci si moltiplica e ci si perde o, come Alice, ci si ritrova come un altro se stesso.

In alto, sul cornicione del cupolone della rotonda, i volatili di Maurizio Cattelan, nel gioco degli specchi dell’installazione.

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Kimsooja - 001 - To Breathe
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Anche dal punto di vista concettuale, la faccenda degli specchi di Kimsooja non è certo una cosa "sconvolgente". L’installazione di Kimsooja si basa sulla solidità di una tradizione. Una rete di connessioni, una trama consolidata. Farlo (o rifarlo) oggi non è uno shock - sempre che lo sconvolgimento sensoriale possa ancora essere una delle poche frecce rimaste all’arte per attirare l’attenzione. La "tradizione" passa anche attraverso i luna park, tra le cui attrazioni popolari ci può essere anche la stanza degli specchi (appunto). In più Kimsooja alludendo nel titolo al "respiro" va su territori quasi mistici - si pensi al "respiro" di dio della Genesi biblica (che poi diviene il logos, la parola) [1] o di mistica scientifica (la teoria delle onde, la quantistica, le stringhe...).

C’è un film recente, italiano, cui invece mi piace rimandare accostandolo a questa cosa di Kimsooja. "La chimera" diretto da Alice Rohrwacher (2023) [2]. Il protagonista che vive questa storia allucinata, onirica, e in cui "si propende" rabdomicamente nell’altra dimensione. Non è né vivo né morto, il suo limbo trova una soluzione finale nel ricongiungimento. Camminare sulla superficie dello specchio è camminare sulla soglia: il nostro stato quantico precario vibra, repira, tra due poli - due universi. Càpita la mattina di svegliarsi, andare in bagno, trovarsi davanti a uno specchio e vedere se stessi riflessi. E non sapere se quello che hai davanti sei tu oppure un tuo doppio. E non sai mai chi, da quel bagno, uscirà poi fuori davvero.

“In amore parlare è creare specchi, entrare in quel gioco di goccioline sfaccettate che restituiscono immagini in un tornado di ceneri e falene” (Julio Cortázar, Papeles Inesperados).

Alla Bourse de Commerce di Parigi, Kimsooja non ha esposto solo questa "installazione". Attorno, nel corriodio della rotonda, c’era anche una esposizione di sue opere concettuali, dentro 24 teche - credo fosse la serie di "constellation" del titolo principale della mostra.

«Vorrei creare opere che siano come l’acqua e l’aria, che non si possono possedere ma che si possono condividere con tutti», ha detto Kimsooja.

Ancora, oltre a questo corridoio ("passage", passagen...), un’altra sezione espositiva riguarda i bottari, posti nelle sale sottostanti. Si tratta di copriletti tradizionali coreani, coloratissimi, che Kimsooja utilizza da sempre: lei li avvolge insieme a mo’ di furoshiki giapponesi a farne delle sculture. È proprio con un camion pieno di bottari colorati che nel 1997 l’artista ha attraversato la Corea del Sud per 11 giorni, una performance che l’ha resa celebre nel mondo dell’arte. Alcuni bottari introducono a un video in cui Kimsooja raccoglie, da un parterre di foglie secche lasciate cadere da alberi di un boschetto, tessuti diversi che avvolge per poi creare il mitico oggetto, performance-danza creativa in cui tradizione e arte si scambiano i ruoli assumendo forma e significato traslitteranti.

[1] «In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta, e le tenebre ricoprivano l’abisso. E il respiro di Dio aleggiava sulle acque» (Genesi 1,1-2). Il respiro è lo rûah di cui parla Ravasi: RÛAH: spirito, respiro, vento, in Famiglia Cristiana, 20 maggio 2021.

[2] vedi: Wikipedia.


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