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Educare alla politica?

Un ruolo per la scuola e l’Università L’avvio all’Università di Urbino

di Massimo Stefano Russo - venerdì 15 marzo 2024 - 1026 letture

Il maestro Manzi con la trasmissione “Non è mai troppo tardi” iniziata il 5 novembre 1960 e andata in onda fino al 10 maggio 1968 (468 trasmissioni) insegnò agli adulti e agli anziani a leggere e scrivere. Si calcola che un milione e mezzo di spettatori grazie a essa conseguì la licenza elementare. La scuola nel passato era fonte di sapere, mentre oggi sembra facile raggiungere la conoscenza grazie a smartphone e social, ma i contributi sono disordinati e informali e anche per questo si parla di “analfabetismo funzionale”. La scuola, intesa come conoscenza e visione del mondo, trova validità piena nel trasmettere valore e valori.

Alla luce di queste considerazioni va accolta con entusiasmo l’annuncio di una scuola di educazione politica, immaginata come educazione che va oltre l’apprendimento. Di una scuola che educhi alla politica si ha bisogno per affermare e costruire la libertà come bene politico, al servizio di un obiettivo: rispettare l’individuo e garantire i suoi diritti. Risulta fondamentale recuperare il valore della politica, a partire dall’alfabeto e dai codici che la caratterizzano e contraddistinguono. Nel sottolineare come la Repubblica democratica abbia il suo impianto nella Costituzione ci si concentra sui valori da costruire e imparare con responsabilità, per argomentare e criticare le decisioni politiche.

La buona democrazia si sviluppa attraverso la buona scuola, senza pregiudiziali ideologiche nel guardare al buon governo della società, consapevoli che Rappresentanza e Costituzione caratterizzano le democrazie umane. Educazione e partecipazione sono strettamente correlate, con l’educazione che nel plasmare continuamente l’individuo forma all’esercizio delle idee, capace di risvegliare sentimenti ed emozioni. L’educazione permette di condividere risorse intellettuali e morali ed è grazie all’educazione e all’istruzione formale e tecnica che l’individuo eredita un capitale consolidato della civiltà. Pensare sé stessi dal punto di vista del benessere sociale.

Se il processo educativo ha bisogno di una istruzione formale e tecnica preparare alla politica significa educare a conseguire la piena padronanza di sé completando e arricchendo le proprie capacità e abilità, sia sul piano teorico-critico che nella prassi, per realizzare la politica come mezzo e strumento di servizio sociale, andando oltre le abilità di saper comunicare la politica stessa. In quest’ottica si guarda all’individuo, quale essere sociale, che va educato a interagire con la complessità per evitare che resti isolato nella bolla di una massa inattiva e opaca. Una scuola politica, come istituzione sociale, ha il compito di formare e rendere partecipi nella vita di comunità, nell’approfondire ed estendere il senso dei valori vitali. L’educazione va collegata al diritto di ognuno di provare a “vivere bene” in piena relazione col mondo e con i propri desideri. Da una scuola di educazione politica ci si attende di presentare e valorizzare la politica come arte della mediazione, con la forza del pensiero e della conoscenza, indispensabili per l’agire attivo e saper governare. L’impegno politico va recuperato con l’edificare su solide fondamenta le capacità analitiche del divenire, nel descrivere e inquadrare l’evolvere della realtà rimessa in circolazione con interesse, di fronte all’espansione inarrestabile della scienza, della tecnica e della comunicazione.

Come cambiare la situazione di fronte al non voto che nel ripiegare in sé stessi infligge una lunga e debilitante stagnazione all’agire politico e mette in crisi la stessa democrazia? Una scuola di educazione alla politica che, inserita in un quadro di risveglio culturale e di crescita, coinvolge, consolida e soprattutto vuole estendere la partecipazione, rivolti alle associazioni di base, assegnando loro un ruolo reale. Deve riguardare i cittadini e i loro diritti, i governanti e i loro doveri, il posto dello Stato e i suoi limiti e incarnare gli interessi generali, col riconsiderare la storia, l’economia e le relazioni internazionali. Nel dare prova di apprendimento intelligente si tratta di studiare con diligenza e spirito di approfondimento, con discussioni stimolanti, in una logica di modernizzazione, per capire come far funzionare meglio le istituzioni. In questa prospettiva si muove il Manifesto della scuola di educazione alla politica a firma dei prof. Alfieri, Cantaro e Losurdo (https://fuoricollana.it/che-cosa-puo-essere-una-scuola-di-educazione-alla-politica/) che vuole trasmettere l’idea di una educazione alla politica in articolato movimento, capace di mettersi in cammino, per andare incontro ai giovani e confrontarsi con loro, in uno spazio di confronto, discussione e ascolto.

L’impegno si propone di far crescere nelle nuove generazioni i valori di legalità e democrazia, sin dal ruolo della Costituzione garante dei diritti e delle libertà fondamentali, e guardare ai principi fondanti da condividere per il futuro delle generazioni, in una voglia di cambiamento, alternativi all’assenteismo e all’indifferenza, nel rivendicare con responsabilità il dovere e il desiderio di “fare politica”. Una scuola per capire, per non dimenticare, per elaborare.


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