Del tempo libero come bene comune

La presenza del tempo libero, con l’affermarsi della modernità, è un segno radicale di cambiamento nel riconoscere ed estendere i diritti universali. Il tempo libero arriva così ad avere un significato politico e culturale.

di Massimo Stefano Russo - mercoledì 19 ottobre 2022 - 1818 letture

Il tempo libero negli ultimi anni si va imponendo come uno dei fenomeni sociali più caratterizzanti la società contemporanea. Come momento inclusivo si propone di consolidare, diffondere ed estendere buone pratiche di integrazione. È nel tempo libero che, aperti agli altri, si ride, si scherza, si parla ad alta voce; nel ritrovarsi in compagnia il tempo, senza accorgersene, “vola via”. Le attività che si svolgono nel tempo libero sono varie e imprevedibili ed è impossibile parlare del tempo libero senza considerare i luoghi e gli spazi dove pubblicamente si manifesta.

Nel guardare al senso del tempo libero, spesso impreparati, vediamo come si esprima e si manifesti un’identità, un’importanza dai tratti storici, umani, che assume anche valenze ideologiche. Il tempo libero, come tempo del benessere, favorisce e completa la democrazia e il progresso economico, in termini di integrazione e assimilazione, tuttavia del tempo libero conosciamo e sappiamo poco e per questo riflettere su come lo viviamo è importante.

Il tempo libero nei suoi tratti salienti ci mostra le pratiche che si privilegiano sul piano culturale e dell’immaginario, nel poter scegliere liberamente cosa fare, in un misto di utopia e pragmatismo. Per molti i luoghi del tempo libero sono di scambio, spazi di passaggio, di transito, dove il soffermarsi non è l’eccezione. Chi considera il tempo libero superfluo senza sapere cosa farsene, ne dimentica l’importanza rilevante. Raccontare il dispiegarsi del tempo libero come momento di autonomia e indipendenza, dove nascono le emozioni, ha un valore significativo. Quale bisogno esprime la necessità di recuperare e riprendere energia e forza, per riposarsi all’ombra del lavoro e degli obblighi di cura e bisogni primari. Disuguaglianze sociali, disagio ed emarginazione ricadono negativamente sul tempo libero, che facilmente può diventare spazio concreto nell’affermarsi di forme di devianza, che arrivano a compromettere la sicurezza e il tessuto sociale e minacciano di marchiarlo con atti devastanti.

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Sandro Botticelli, Primavera, 1482 circa, Tempera su tavola, 203 x 314 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi

Nel tempo libero c’è un accadere che nella prassi rivendica l’idea di libertà e di indipendenza e apre molteplici strade. Sospesi gli impegni, gli obblighi e in primo luogo il lavoro, il tempo libero è uno stato d’eccezione. Serve a compensare il dispendio di energie e la fatica, lo sforzo fisico e psichico. Nella più pura tradizione è il tempo del gioco. Il tempo libero così come insorge scompare. Lo Stato che a fatica riconosce l’importanza del tempo libero, lo lascia all’autodeterminazione singolare e collettiva, senza preoccuparsene particolarmente. Indipendenza e concessioni rientrano e appartengono nell’idea che abbiamo di tempo libero celebrato soprattutto nelle feste. L’immagine che riportiamo dell’uso quotidiano del tempo libero ha meno valore quale momento di conoscenza e di crescita che diventa presa di coscienza. È il potere totalitario a pronunciare parole di mobilitazione riguardanti nello specifico il tempo libero.

Nei percorsi che si seguono assiduamente durante il tempo libero lungo le strade, i caffè, i concerti, i cinema, i musei, le librerie, le biblioteche, ma è soprattutto viaggiando nel tempo libero che si entra in contatto con linguaggi, costumi e gusti diversi, si scopre e si impara molto, si manifesta nuovo pensiero e sapere. La cultura, nel pensare, argomentare e ragionare dialoganti, esprime l’essenza della civiltà e il tempo libero ha un ruolo di primo piano. La presenza del tempo libero, con l’affermarsi della modernità, è un segno radicale di cambiamento nel riconoscere ed estendere i diritti universali. Il tempo libero arriva così ad avere un significato politico e culturale. Si mostra, nel reciproco riconoscimento, l’esperienza del tempo libero che accomuna tutti.

Oggi nel tempo libero, la cacofonia di voci e il mischiarsi di suoni, esprime sempre più un linguaggio narcisista. L’emancipazione dell’essere umano passa attraverso il tempo libero che, riappropriandosi del tempo, arricchisce idealmente e spiritualmente. Molti modi designano il tempo libero nel mirare a riconquistare nel profondo orizzonti di senso legati al vivere.

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Pierre Auguste Renoir, Bouquet printanier, 1866, olio su tela

Il tempo che assorbe completamente e cattura la nostra attenzione coltiva spontaneità e immediatezza da liberare. Riconoscere il tempo libero ne fa capire il valore e la necessità. Un bisogno e una necessità da soddisfare avvertiti sensibilmente nel Novecento quando si arriva a legittimare il tempo libero, inteso come ferie, attraverso il diritto e gli adeguati meccanismi istituzionali. Il tempo libero si lega primariamente al divertimento, al godimento, al piacere. Il tempo libero, reso più proficuo, rischia di diventare un elemento meramente funzionale alla società neoliberale. È nella società dell’efficienza produttiva che si ha sempre meno padronanza del tempo disponibile e del relativo tempo libero. La tecnologia differenzia il mondo attuale da quello del passato. Raccontare il tempo libero, interrogandosi su di esso risponde a descrivere, narrare e rappresentare il divenire del tempo esenti da obblighi, impegni, vere e proprie costrizioni. A rischiare l’esclusione dal tempo libero è chi sopraffatto dal tempo è così assorbito dal lavoro da risultare troppo stanco.

Oggi le domande poste al tempo libero, le richieste avanzate valgono molto di più rispetto al passato. Le risposte date al bisogno di tempo libero si esprimono nelle azioni che lo compongono e nelle forme come si va organizzando. Il tempo libero diviene problematico, crea problemi quando il tempo cade gocciolando e diventa inquietante in sé e per sé, in un incubo di noia e angoscia, col rischio di sprofondare nella depressione. Le peculiarità indicative del tempo libero che ne fanno la differenza variano rispetto al contesto, tenendo conto che il potere storicamente e con forza ha sempre cercato di contrastare il tempo libero, da frammentare e diluire, per dominarlo e assoggettarlo ai propri interessi. Il pregio del tempo libero è la sua versatilità, nel dare la possibilità di riflettere e pensare con calma e pazienza, senza fretta alcuna, chiamati a rispondere solo a se stessi.

Il tempo libero dell’élite si contrappone a quello incarnato ed espresso dalla volontà popolare. Da fenomeno moderno, nel ritrovarsi a vagare per la città, pronti ad assorbirne paesaggi, odori, rumori, la sua diffusione capillare, come tratto distintivo a livello di massa è recente. Nel tempo libero oziando, rilassati, si assapora la calma, si rinnova l’entusiasmo per le emozioni e si riscopre con gioia e curiosità creativa la bellezza. Lo scenario rientra negli schemi e nelle tipologie caratterizzanti la società post-moderna. Ognuno lungo la propria esistenza, tra vizi e virtù, nel ricercare il godimento e il piacere che rendono felici perde tempo a modo suo. È nel tempo libero che si comunica, si racconta la propria quotidianità più o meno intima, anche nello stare semplicemente seduti tranquilli a un tavolino a chiacchierare, godendosi una tazza di caffè. Ancor più oggi sui social dove emerge un sé messo ampiamente a disposizione sul piano pubblico, con una velocità sempre più accelerata e i punti di riferimento sempre meno riconoscibili.

Negli ultimi decenni, testimoni di gesti, parole e riflessioni che non corrispondono a ciò a cui eravamo abituati, vediamo, spesso stupiti, la metamorfosi di modi di comportarsi, pensare ed esprimersi, senza coglierne il senso. Corpi, posture, sguardi assumono pieghe inedite, mentre cresce, nel camminare come sonnambuli, la sensazione di disagio e si diffonde un’atmosfera di tensioni. Cambia su vasta scala l’ethos, il modo di stare al mondo e c’è chi sprofonda giorno dopo giorno lentamente e nel passare degli anni in una profonda inerzia. A colpire nel tempo libero rimane il piacere che si può trarre dal godimento estetico ed estatico del paesaggio, di fronte alla natura che balza improvvisamente agli occhi e suscita meraviglia. Se si è incapaci di limitare e distinguere il proprio agire si rischia di ritrovarsi stanchi e confusi anche nel tempo libero, dove il senso comune si illude di poter fare quanto si vuole, senza alcuna responsabilità e obbligo. Nei regimi totalitari il potere politico tende a costruire una base di consenso grazie al tempo libero, con la pretesa di organizzarlo e gestirlo direttamente sul piano pubblico, traducendolo in mobilitazione di massa. Il tempo libero diventa così un quadro di riferimento usato per mobilitare la gente e guadagnarsi seguaci. Un tempo libero inteso e incentrato che discende e si collega nel ventunesimo secolo con persone, merci e idee in costante movimento, dove accanto alla mobilità e all’accesso all’informazione esplode la libertà individuale. Tutto ciò comporta che l’appello alla forza e alla violenza è meno tollerato rispetto al passato.

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Alfred Sisley, The Small Meadow in Spring, 1880

La mobilitazione di massa nel tempo libero ha un intento politico, con l’ipocrisia a omaggiare il vizio reso virtù. La presa di coscienza del valore assoluto del tempo libero contribuisce a cambiare radicalmente la condizione umana, per affermarsi come emancipazione ed egemonia culturale. Il tempo libero è prezioso sul piano relazionale e sociale, nell’esprimersi di culture e identità diverse che si confrontano e misurano l’uno con l’altra, distinte nella loro specificità. Il potere ha bisogno di limitare il tempo libero per evitare che sfugga al suo controllo e comandi autonomamente. Bisogna custodire il tempo libero e vigilare attentamente su coloro a cui è concesso, per assicurarsi che non si abusi delle libertà di cui godono. Nel dare tempo al tempo si fa una vita più tranquilla. L’industria del tempo libero definisce un nuovo approccio in relazione al tempo, rafforzandone gli aspetti economici legati al consumo di massa, nella realtà di mercato 24/7, del tempo indifferenziato, sequenziale e ricorrente.

Il capitalismo e la cultura tecnologica contemporanea oggi ripropongono in versioni mercificate e finanziarizzate la maggior parte delle necessità a prima vista fondamentali della vita umana. Il consumo è correlato alle nuove tecnologie dai ritmi incalzanti ed è sempre più arduo rispondere alla domanda di tempo libero, dove interrogando il corpo e la mente, ci si entusiasma. Nel tempo libero si vivono e si instillano sentimenti e convinzioni che accomunano, per una proficua vita collettiva. È un bene comune che in quanto tale è di tutti e ci riguarda.

Nel tempo libero dirompe in varie forme la conoscenza, e si manifesta la volontà popolare che coinvolge il dibattito pubblico e la stessa mobilitazione politica. Il tempo libero ha conseguenze sulla vita reale degli individui nel ridare dignità al tempo in relazione ai legami sociali, alla conoscenza e alla fiducia generalizzata. Chi appartiene a un gruppo subordinato è fortemente condizionato se non svantaggiato, per il divario nel lavoro e nell’istruzione, nella capacità di gestire il proprio tempo libero. C’è un tempo libero precluso a chi ha scarse risorse e competenze, segnato da una marcata disparità. Lo spreco di tempo e tempo libero ostacola il tentativo di migliorare il mondo. Nella disponibilità di tempo libero ritroviamo la possibilità di accettare cambiamenti radicali nell’organizzare e gestire la quotidianità, in una dinamica di trasformazione.

È raro che il tempo libero sia oggetto di discussione e finisca in prima pagina. Svincolato dalla logica produttiva è argomento marginale, di esclusivo interesse individuale. Il tempo libero va visto in un rapporto creativo fra la tecnologia e la realtà sociale, dove l’economia dei dati che concretizza il capitalismo contemporaneo, in un divenire computazionale, rende la società automatica, teleguidata e telecomandata e vede affermare un divenire senza avvenire tipico del nichilismo. Il passare dalla selezione naturale alla selezione artificiale, con l’industria della reticolazione apre una nuova epoca del lavoro, con l’automazione integrata e generalizzata che pone fine all’impiego fisso e stabile. Se l’allargamento diffuso di robot logici e algoritmi, capaci di pilotare i robot fisici, prospettive impressionanti per l’economia del futuro, ridurrà drasticamente l’occupazione lavorativa ad attività eccezionale, come reinvestire il tempo guadagnato con l’automatizzazione, evitando smarrimento e confusione?

L’automazione integrata e generalizzata della società iperindustriale realizza l’automatizzazione delle esistenze, dove ogni dimensione della vita è fattore funzionale all’economia. Le reti digitali “sociali” generano una nuova economia fondata sui dati generali, i big data formulati dalle tecnologie digitali di tracciabilità e calcolo intensivo.

La società automatica, la vita quotidiana dispersa nei meccanismi simbolici dei media sottomessi al marketing strategico, si basa sui dati calcolabili. Si assiste così alla miseria simbolica prodotta dal “proletarizzare” la sensibilità che desimbolizza e distrugge organicamente il desiderio. Il marketing speculativo, egemone nel tempo libero, pilota e sfrutta sistematicamente le pulsioni; la vita sensibile simbolicamente soggiogata all’organizzazione industriale, con da un lato i produttori professionali dei simboli e dall’altro i consumatori proletarizzati e desimbolizzati. I mass media sottomettono e controllano le esistenze individuali e collettive. Il saper-vivere elementare trasmette processi di identificazione, idealizzazione e transindividualistici, forme “attenzionali” alla base di ogni società. L’attenzione è deformata e deviata, con la libido che economizza il desiderio. Il desiderio economizza il proprio oggetto, con gli oggetti diventati integralmente calcolabili, totalmente vani, vale a dire dei nulla. Nemmeno le zone di intimità rimangono protette dai calcoli, grazie alla digitalizzazione che ha reso possibile l’industria delle tracce. Nell’era della stupidità sistemica, dove i comportamenti producono tracce e oggetti di calcolo, siamo spesso inconsapevoli che le parole, ritrovate nel tempo libero, ci rivelano un tempo libero concettualizzato in forma di proprietà comune, gestibile in modo privato o pubblico con tutta una serie di reti e infrastrutture.


Per saperne di più

- Z. Bauman, Il disagio della postmodernità, Laterza, Roma-Bari 2018

- J. Crary, 24/7: il capitalismo all’assalto del sonno, Einaudi, Torino 2015

- K. Easterling, Lo spazio in cui ci muoviamo, Treccani, Roma 2019

- U. Mattei, Il benicomunismo e i suoi nemici, Einaudi, Torio 2015

- L. Pennacchi, Filosofia dei beni comuni, Donzelli, Roma 2012

- B. Stiegler, La società automatica, Meltemi, Milano 2019



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