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Dalle Autostrade ai Mirtilli

Anni fa si parlava della europeizzazione del mondo; ogni miglioramento per essere tale, avrebbe dovuto seguire i modelli sociali culturali europei, poi in pratica c’è stata un’ inversione di tendenza ed è il mondo che ha cambiato o sta cambiando l’ Europa.
di Ornella Guidi - mercoledì 19 dicembre 2018 - 1910 letture

Non è che il modello europeo fosse perfetto, per usare un termine, al momento molto usato – certe sue criticità erano ben evidenti – la società dei paesi europei era molto strutturata, per certi versi ingessata nelle sue dinamiche sociali, offriva una tipologia di vita prevedibile, nel suo modesto ma sicuro benessere.

Culturalmente soffocante, politicamente paralizzata dalla dipendenza egemonica USA ad ovest e da quella sovietica ad Est, consapevole dell’esistenza di uno spartiacque che era il Muro di Berlino, l’ Europa alla fine degli anni sessanta è stata attraversata da un desiderio di rinnovamento profondo, che ha preso vita con il propagarsi del mitico movimento del ’68 – ribellione ribellione ribellione - nelle Università, nelle fabbriche, nelle famiglie – il famoso slogan - La fantasia al Potere – la messa in discussione dei rapporti a tutti i livelli, il desiderio di cambiare le regole, di uscire da quella ipocrita asfissia che non ti faceva morire ma vivere sotto condizione.

Dal movimento hippy californiano al Maggio francese, alle lotte degli operai delle grandi fabbriche del nord Italia, in primis la Fiat, è stata tutta una scintilla; le rivolte di piazza nei centri metropolitani fino alle lotte sulla spinta della presa di coscienza operaia, gli scioperi, le manifestazioni, le contro manifestazioni, in mezzo a lacrimogeni, manganellate, spari, morti e poi a seguire tutta una serie di infiltrati, di strategie, di attentati, di depistamenti al fine di ristabilire lo status quo. Ma lo status quo si fa presto a ristabilirlo, perché chi economicamente detiene le leve del comando, ha sempre il coltello dalla parte del manico, chi gestisce la finanza ed i grandi capitali, ha in mano le sorti del mondo, di Rivoluzione francese ce n’è stata una e persino quella è stata seguita da una Restaurazione.

C’è stato tutto il fiorire di una letteratura di sinistra, di comportamenti, di modi di parlare, di vestire, tante volte tutti e solo atteggiamenti, tante volte superficialità nell’ andare allo sbaraglio, ingenuità che però non sfiorano neppure il peccato originale della Sinistra – il movimentoso immobilismo.

Naturalmente le stesse seppur diverse coreografie, per la destra, che a livello di borghesia di massa, sempre sul finire degli anni ’60 inizio anni ’70, trovò uno sbocco nel movimento della Maggioranza silenziosa, movimento che ebbe durata limitata perché in una delle sue manifestazioni, ci scappò il morto, ci morì infatti un giovane agente di polizia - Antonio Marino, che venne ucciso da due neofascisti ed allora la Maggioranza silenziosa si ritirò nel suo guscio, non volendo risultare contaminata dalla violenza delle armi, delle idee. Un ceto borghese benpensante che alla fine come roccaforte del moderatismo, è stato comunque travolto, ed oggi è anch’esso in parte fulminato da questa rivoluzione di crisi migratorie e di crisi economica.

Quindi quell’ esempio di civiltà europea rotta dalle contestazioni contro i logori rapporti di classi, che ha dovuto “soccombere” alla legalizzazione dell’ aborto e del divorzio, con la scoperta del nuovo orizzonte di moti dei nuovi diritti civili, come quello dei gay; quell’ Europa, apparentemente ammaccata nella sua bella vetrina, ha incominciato a scrollarsi di dosso la polvere, e a presentarsi rinnovata, puntando sul concetto di Unione Europea, un andare oltre la piccola sovranità nazionale, abbattendo barriere di confini, coniando persino un’ unica moneta - l’ Euro con lo scopo di un rafforzamento delle politiche monetarie finanziarie economiche del vecchio continente.

In realtà l’ introduzione dell’ euro, è considerata da molti il cavallo di Troia, che ha aperto ad uno stato di crisi infinita; di sicuro dal punto di vista delle persone comuni, ha dimezzato i risparmi, ha fatto raddoppiare le spese e se dopo diciotto anni siamo sempre a discuterne l’ utilità, è segno che qualcosa non deve essere andato per il verso giusto.

D’altra parte questa crisi che stritola la gente comune, per una piccola cerchia di fortunati o di sciagurati – dipende dal punto di vista – manipoli di persone, è foriera di immensi guadagni, certi manovratori della finanza, con la crisi hanno rafforzato il loro potere economico e quindi politico. E questo in due modi, perché sciacallando sulle disfatte aziendali, quindi sciacallando sul mondo imprenditoriale reale, solo con lo spostamento di capitali, senza creare economia concreta, riescono non solo a trarne incredibili profitti ma al tempo stesso impoverendo i vari strati della popolazione, aumenta il divario fra loro e i citati, e riescono in questo modo a far aumentare la loro ricchezza in modo assoluto e relativo, si può diventare potenti anche solo facendo impoverire la popolazione e loro no.

Vivere da lunghi anni una dolorosa crisi, ha cambiato le prospettive, perché oggi la crisi ha investito anche la classe padronale, le aziende, compresi i marchi famosi, quelli intoccabili e allora che senso avrebbero le grandi manifestazioni; come si è persa la sovranità nazionale così si sono persi i confini della crisi, una nuvola nera sul mondo di oggi, una sequenza immagine in cui il sole è quasi scomparso e l’aria è fumosa e scura e tutti sono toccati contaminati dallo spettro della povertà.

Ai disagi degli anni sessanta il mondo operaio e quello studentesco hanno reagito con grande senso di ribellione; allo stato di crisi attuale, sembra manchino i mezzi per opporsi, la potente sovranità europea castiga Governi e Stati ed è paralizzante, anche se in questo ultimo periodo le lotte francesi dei giubbetti gialli, hanno spezzato questa paura sociale dell’andare contro. Quali saranno i frutti e le conseguenze di queste lotte, è ancora presto per dirlo, certo è che i francesi con le loro baguette sotto braccio, quando scendono in piazza non scherzano, come la Storia insegna, e ci sono momenti storici in cui una lotta dura diventa inevitabile per la sopravvivenza. Io però sono qui per affrontare il problema da un’ altra angolazione, perché ritengo indispensabile continuare ed esaltare tutte quelle politiche di territorio che per istinto, per strategia, sono state e vengono portate avanti in ogni Comune italiano. In risposta ad un processo di globalizzazione imposto, ogni angolo d’ Italia ha rivendicato un coriaceo attaccamento al territorio, con esaltazione di tutto ciò che è tipico particolare, di quella regione.

Ecco salvaguardare il nostro paese da una banalizzazione europeista pericolosa, dove ci vogliono far mangiare le arance della Tunisia e bere latte francese, rispondere con la nascita di sempre più mercatini alimentari a Km zero, diventa una forma di resistenza ad oltranza; significa vincere quella paura di noi italiani di fare sempre la figura dei provinciali, se non peggio, di non essere abbastanza moderni, di non essere all’altezza di quelli che vivono al di là delle Alpi e degli oceani.

Di fronte ad una politica globale, ci siamo ripresi palmo palmo il nostro territorio, con il fiorire di una tipicità di prodotti enogastronomici soprattutto, che possono anche prendere la via del mondo, ma rappresentano un modo di sentire profondamente italiano e permettono di non subire la globalizzazione ma di utilizzarla per accentuare ancora di più quelle differenze che giustificano l’ esistenza dei popoli, contro un nuovo ordine mondiale che ci vorrebbe a tutti i livelli carta straccia senza patria.

Non si parla dunque di rivoluzione violenta, si potrebbe parlare di Rivoluzione Artigianale, l’ Artigiano, il padre antico di tutti i mestieri, il Bagatto dei tarocchi, intento al suo desco con gli arnesi in mano, capace e coscienzioso, con il proprio obiettivo giornaliero, che non si fa corrompere da discorsi e discorsi, ma rimane saldamente ancorato alla propria realtà.

Potremmo ancora portare avanti quella europeizzazione del mondo, portando avanti quei nostri valori, che non sono prevaricatori ma di sostanza, cercando di dare a tutti degli standard di vita giusti, di dare un lavoro giusto, che permetta a tutti di vivere con dignità.

Per fare questo è necessario non abbassare l’ asticella, non accontentarci di quello che capita, non educare figli che a dodici anni sono già fuori controllo con dei genitori che addirittura vanno a picchiare i docenti se hanno messo loro un’ insufficienza. Tutti devono rientrare e rimanere nei propri ruoli, che la globalizzazione che ci è stata imposta in un processo considerato inevitabile, non deve permettere a livello individuale, pericolose invasioni di campo – un genitore è un genitore – un insegnante è un insegnante – il ragazzo che deride il professore, difficilmente a casa avrà rispetto per i propri genitori.

Rimanere dunque attaccati al territorio, rimanere saldi nei propri ruoli, ma anche in quel modo di pensare che ci ha fatto murare i muretti a secco, pietra dopo pietra e ognuna lavorata o scelta ad incastro con l’altra, perché l’ essenziale non ha bisogno d’altro e niente è più insidioso del vivere una vita appoggiata e non vissuta, senza consapevolezza di noi e degli altri e soprattutto senza aver chiaro ciò che era stato conquistato e che ci è stato derubato.

Le lotte degli anni ‘60-70 furono fatte per migliorare le condizioni di lavoro; oggi il problema è il lavoro stesso, averne uno a nero a bianco a rosso, è già un qualcosa, questa nuova realtà è la fotografia di una regressione, di un regredire sociale, anche di coscienza sociale, spesso chi ha un lavoro fisso statale, timbra il cartellino e poi se ne va in giro a fare la spesa al mercato, a pescare …vigili urbani, medici, semplici amministrativi – comportamenti incoscienti di una società dove le persone vorrebbero solo avere in casa, un figlio calciatore.

Per questi motivi credo sia giusto scandalizzarsi se dei tratti autostradali importanti vengono giù come pere cotte, in un paese tra i più avanzati come l’ Italia, che anziché gestire i propri beni infrastrutturali li passa di mano ai privati, a quei privati dediti alle perizie ad oltranza, e poi fanno dei lavori ma non quei lavori che avrebbero permesso a 43 persone fra adulti e bambini di essere anche loro a festeggiare con noi, il Natale, e non ad essere sotto terra ricoperti dalle lacrime dei loro familiari.

Perizie in cui si evidenziavano le famose criticità, che tutti hanno tenuto tutti pari e nessuno ha urlato – attenzione che qui viene giù tutto e allora i casi sono due: o si ritorna al fatto che ormai il proprio lavoro viene egoisticamente salvaguardato, in barba a tutto, la committente è importantissima ed io trovo un equilibrio tra quello che devo dire e quello che vogliono sentirsi dire, a loro saper interpretare, insomma lascio un margine. Oppure non sono un buon perito ed allora mi sbaglio e parlo sì di problematiche ma senza allertare e il ponte Morandi viene giù.

Su questo immane disastro ho già scritto, ma è bene che le persone siano consapevoli che questo crollo del viadotto Morandi non è stata una fatalità, perché un ponte non crolla per capriccio o perché quella mattina piove e tira vento; se lo Stato non è in grado di accollarsi la gestione della rete autostradale italiana o non è in grado di controllare al momento, chi se ne occupa, ce lo dicano chiaro e tondo, che le chiudano le autostrade e ce ne restiamo tutti a casa.

Pretendere, un verbo ormai obsoleto, eppure è il verbo giusto, dobbiamo pretendere di viaggiare sicuri su una rete autostradale messa in sicurezza da chi la gestisce, perché questo deve essere, in una nazione civile. Dare un valore alla nostra vita, e non ai vari Ronaldo che sono fenomeni e non sono la vita, a cui regaliamo 500.000 euro di guadagno per qualche scatto su internet ma che non rappresentano nessuno, meno che mai le squadre in cui giocano, oggi una, domani un’altra.

Potremmo inoltre occuparci dei Mirtilli….sì avete proprio capito bene, i mirtilli, quei piccoli frutti di bosco scuri, piccole sfere nere ricche di sapore, che a mangiarli macchiano i denti per la loro polpa rosso violacea, le bacoline, come vengono chiamate in alcuni punti della Toscana.

Supermercato di qualità, acquisto una vaschetta o due di mirtilli, costo per una vaschetta di circa 125 gr 1 euro e un qualcosa, circa 11 euro al kg.

Mi piacciono, sono belli grossetti, li metto in una terrina dentro l’acqua per lavarli e lì li lascio per una decina di minuti, ritorno e sono grandi quasi il doppio; li sciacquo e ne mangio uno poi due poi tre, non riesco a sentire alcun tipo di sapore. Ne apro uno, la polpa è verde chiaro, sembra gelatinosa, gli faccio le foto con il cellulare, nelle foto è ancora peggio, poi non so se per quelli od altri motivi ho avuto una sorta di gastroenterite.

Scrivo alla direzione del supermercato, dopo molto mi rispondono che fatti i controlli, sono apparse delle piccole anomalie…vogliamo dire, criticità? Ma non pericolose…Da alcune indagini personali sul web sembrerebbero mirtilli falsi, da altre più accurate parrebbero appartenere a certa specie di mirtilli americani, utilizzati nella grande distribuzione, non coprendo gli autentici prodotti del bosco, la domanda del mercato.

Rimane il fatto che hanno proprietà organolettiche specifiche loro e diverse dagli altri, avendo una spiccata proprietà osmotica di assorbire l’acqua, proprietà del tutto estranea ai classici mirtilli, le cui dimensioni non si modificano una volta immersi nell’acqua per diverso tempo, e che hanno un ottimo gusto ed un colore rosso violaceo e mai verde pallido nella polpa, e che comprati dal fruttivendolo come prodotto locale, costano più o meno quanto gli altri. Allora mi chiedo – se non sono comunque normali mirtilli – perché nella etichetta non viene scritto – Mirtilli americani a polpa verde ?.

Mi chiedo inoltre - le marmellate, gli yogurt, i gelati, tutti i prodotti con i mirtilli, verranno fatti con quelli veri o con questi?. E il sapore allora lo danno gli additivi….ecco la vita è un po’ così, si comprano i mirtilli rossi per poi scoprire che sono verdi e non sanno di niente come minimo.

A quel punto tutto dipende da noi – pretendere di pagare 11 euro al kg i nostri mirtilli o rassegnarsi a quelli verdi coltivati in Polonia…pretendere una vita vera o rassegnarsi ad una vita dove colore e sapore lo danno gli additivi…vedi Ronaldo… .


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