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Ragionando sull’Amore

Con scherzosa immodestia, per quello che mi ha impegnato fino ad ora nella vita, asserisco senza vergogna che potrei ricevere, laddove ci fosse, il riconoscimento massimo – una laurea ad honorem – sull’Amore.
di Ornella Guidi - mercoledì 22 aprile 2020 - 991 letture

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Ragionando sull’Amore

Intanto, sfatiamo il mito dell’anima gemella – non esiste – o meglio quale colpo di scena – l’anima gemella siamo noi, siamo l’uno e il doppio, complementari di noi stessi, siamo quelli che siamo e la nostra anima gemella è quello che vorremmo che fossimo, la figura che funge in quel momento da Innamorato è solo lo specchio riflettente del nostro segreto gemello.

Amori storici – Antonio e Cleopatra – letterari – Romeo e Giulietta – Paolo e Francesca, ma anche nella storia del nostro mediatico quotidiano… quanti amori mitizzati, famosi turbamenti amorosi entrati di diritto nel sapere e nel costume comune, travalicando ogni confine, amori belli o sofferti, ritenuti esempi da alcuni della passione travolgente, da altri indicati con disprezzo, un disprezzo che cela la paura dello sconvolgimento, ma anche l’invidia della sovversione dei ritmi e delle regole, amori appassionati fino a diventare persino pericolosi per l’incolumità di chi li vive, soprattutto per le donne.

Ci sono anche amori più calmi, che potrebbero essere definiti – appoggiati - quelli che si appoggiano alle linee o agli spigoli del proprio carattere, agli obiettivi comuni, ai figli che nascono, che crescono, ai pranzi di natale con le cognate e i cognati, che si nutrono della famiglia. Amori tranquilli ma non per questo meno intensi, meno validi.

Più il nostro gemello è affine a ciò che siamo, più i nostri amori saranno stabili; ma se il nostro gemello, è complementare, nel senso che si differenzia da noi troppo, diventiamo mine vaganti per noi e per gli altri.

L’amore non sempre nel profondo è così reciproco, come fenotipicamente sembra; quel concetto di rivoluzione che mi ha affascinato quando lessi - Innamoramento e amore di Francesco Alberoni - lo ritengo valido con delle specifiche, perché non è l’unione delle due monadi che determina lo scoppio, la rivoluzione non è della coppia ma del singolo, l’altro serve solo da fiammifero, tutte le foglie secche i rami ben disposti e asciutti erano già preparati da tempo, affinché prendessero fuoco ci voleva la persona giusta e mentre il fuoco divampa, già altri rami nel nostro inconscio vengono preparati, mentre le fiamme bruciano di passione avviene un reset e la complementarietà cambia ed un altro noi incomincia, mentre vive questa, ad aspettare la prossima rivoluzione, una nuova persona che in un giorno qualunque in un orario qualunque, incontreremo per consegnarci carnefici e vittime, perché anche l’altro ha un gemello complementare da soddisfare. Le nostre strade si sono divise, non ci intendevamo più – quante volte – frasi rituali di rapporti in crisi, in realtà non sono la fotografia verbale di una coppia finita, ma rivelano il cammino individuale; dopo che l’altro ci ha aiutato a far emergere lati di noi che premevano per uscire, la dedizione, la sottomissione, il tradimento, la crudeltà, che da soli sarebbero rimasti abiti appesi, cambiamo registro e quello che dell’altro inizialmente ci aveva ammaliato, ci diventa indifferente o peggio insopportabile perché ci siamo riorganizzati su altri parametri e non possiamo farci nulla, incatenati come siamo all’amore per noi stessi, tesi ad esplorare quello specchio che riflette tutto quello che vorremmo essere.

Ma un’unica persona spesso non basta ad accendere tutti quei fuochi liberatori che a mano a mano fanno diradare la nebbia e ci fanno intravedere il ghiacciaio azzurro cristallino puro della luce vitale, il nostro nucleo, noi che esseri solidi macromolecolari, siamo composti dall’invisibile, dagli atomi.. dai protoni.. gli elettroni .. come il grande Thomas Mann scrive in alcuni passi de La Montagna Incantata.

L’ Amore è esplorazione di noi stessi, dei nostri sentimenti, della nostra fisicità, languida aggressiva, del nostro desiderio di uniformarci se invece optiamo per quel tipo di amore che io chiamo appoggiato; oppure è la rottura di pareti di cemento armato o di cartongesso che ingannevolmente ci proteggono, mentre il nostro nucleo si avvicina al punto di fusione, ed è sufficiente uno sguardo per polverizzare quei muri lisci o crepati, per sradicare porte, per farci respirare con respiri veloci inframezzati da profondi sospiri senza un perché.

Mentre il cuore batte impazzito, mentre raggomitolati tremanti sudati di un sudore freddo piangiamo, il nostro io più remoto che è cervello ed anima insieme, pensa già negli inconsapevoli noi, a come liberare un’altra parte di sé, se solo sapessimo ascoltarci, se solo sapessimo vedere oltre quel viso, i mille visi che attendono di regalarci quell’istante del boom che è deflagrazione e dolci assaggi di zucchero filato.

Ci sono anche quelli che rimangono tutta una vita legati nell’intimo ad un’unica passione o ad un unico amore magari finito da anni, rimangono arroccati al loro sé che viene a trovarsi in uno stato vegetativo – sono gli amori impagliati, imbalsamati; in quel caso conoscersi è troppo doloroso, spesso coloro che li vivono, finiscono nel corso del tempo per legarsi a persone problematiche, perché hanno un vitale bisogno di stare con qualcuno che sia peggiore di loro, in questo modo si assolvono, si rendono accettabili a loro stessi, sentendosi vittime o solo migliori, anche se è un migliore relativo, e d’altra parte non piacendosi né stimandosi, in qualche maniera devono trovare il modo di accettarsi, così più l’altro diventa violento irascibile insopportabile, più è miele fra le lacrime, per loro.

Non ci sono vittime, ci sono scelte e alla base di tante scelte negate perché ritenute impossibili, ci sono anche tanti alibi.

Anche nei tradimenti, scelti o subìti, le colpe vengono addossate tutte all’altro indipendentemente che ne avesse o no e in che misura. Ma nel tradimento acclarato subìto, di nuovo si osserva il tentativo di portare dalla propria parte gli amici comuni della coppia, i familiari… da vittima a centro focalizzante di giustizia, tirando le tende per non guardarsi dentro, e cercare di rendere ai traditori la vita la più difficile, meschineria dopo meschineria. Invece, liberi, liberi bisogna lasciare chi preferisce andare avanti con altri; tutti questi femminicidi dipendono proprio dall’ego ferito o forse dalla mancanza di un giusto ego, si scambiano per amore le proprie incapacità di vivere, di accettare la presunta nuova felicità della persona che ancora amiamo e che invece non ci ama più… liberi liberi bisogna lasciare perché questo fa bene essenzialmente a noi, che se ci osservassimo senza pietà davanti allo specchio, ci accorgeremmo disperati che non ne potevamo più neppure noi, e libero va lasciato chi ci ha liberato, in modo da proseguire quel famoso cammino fatto di pareti frantumate, che è l’amore.

Una sera in un circolo del bridge, incontro ad un torneo di burraco, un avversario veramente indisponente, fino a che non l’ho riconosciuto in un compagno del primo anno di Università, molto felice allora di averlo rivisto e naturalmente il clima si è disteso molto; poi lui a partita finita, senza una ragione, con fare solenne perentorio e con tono quasi drammatico, quale indice della propria integerrima serietà, afferma – sono venticinque anni che sono sposato con la stessa donna - e sono venticinque anni che lavoro nel solito…ne sono rimasta molto colpita, come attimo dopo attimo le persone costruiscano la loro corazza, dove il matrimonio diventa un vessillo di se stessi da sbandierare e la fedeltà un triste appagamento che giustifica i lati irascibili di un carattere dove la naturalezza si è persa e dove in quel caso, il tradimento sarebbe liberatorio di un groviglio di catene messe a guardia dell’intimo sé.

Chi è meno rigido con se stesso e si ama, innegabilmente è avvantaggiato, ma gli agguati sono sempre dietro l’angolo anche per questi chiamiamoli fortunati, spesso “rovinati” dai colpi di fulmine, proprio loro che mai si sarebbero lasciati fregare dal giorno dopo giorno; trenta secondi, forse meno, e Hiroshima è lì, ma i tuoi occhi vedono solo ciliegi in fiore. Un buonasera, un ciao, un che fai, diventano più interessanti di tutta la Divina Commedia se anche la declamasse Dante in persona e non Benigni, mah, passerà, ti dici e in quell’espressione che sembra di rassegnazione c’è tutta la resistenza partigiana, della lotta a mani nude. Solo la lotta a mani nude, può portare alla vittoria, togliere ogni vantaggio, calibrare dolcezza e sofferenza, è così che si perde tempo nelle passioni, ma eravamo cementificati e scoprire i segreti della nostra pelle, è un richiamo irresistibile, non ci sono pranzi di Natale che tengono, la posta è alta, e sarà perduta, ma nella lotta tutto è travolto e nessun sorriso può rimettere a posto le cose.

Nessuna passione, la più bruciante, pazzesca funambola passione, è però superiore all’amore; la passione è strategia per avere la meglio, ragioni come la figlia quindicenne della tua amica, spengi il cellulare, deve soffrire, banalità devastanti come palettate di carbone in una locomotrice a vapore. L’amore è più elevato, non è una lotta, perché mette in luce aspetti meno contrastanti, ti ami lo ami, ti senti all’unisono perché ti riflette e nello specchio, la limpidezza del sentimento annienta persino ogni forma di gelosia, che invece domina nella passione. Gelosia, di cosa?. Se mi piaccio così tanto attraverso i tuoi occhi, con nessun’altro essere, vorrei mai cambiarmi, le tue carezze semplicemente non mi fanno dormire.

Per riprendere il discorso, a sostegno della mia tesi, che l’amore sia più una forma di conoscenza e di evoluzione di se stessi che sentimento condiviso, potrei far riferimento alla relazione più seguita in questo periodo, a livello mediatico, quella dei famosi Duchi di Sussex, Harry e Meghan.

Il giovane Harry, anni indietro ad una festa mascherata, scelse un costume con la svastica simbolo del nazismo; l’ Inghilterra, nazione guida nella vittoria della seconda guerra mondiale, ha avuto un periodo così duro ed eroico nella lotta al nazismo durante gli anni del conflitto, che nessun membro della famiglia reale avrebbe mai pensato di indossare una divisa nazista, ma Harry lo fece e in quella scelta, era già scritto il canovaccio della sua storia. Penso avesse bisogno di “un’anima gemella” che fungesse da detonatore di quello che lui voleva essere e voleva dimostrare di essere; Meghan era perfetta, più grande di lui, con particolari requisiti caratteriali e cittadina americana, ideale per creare i presupposti di uno spazio fisico di lontananza, tutto quello che è accaduto è servito a lui per far affiorare tutta la rabbia che si portava e si porta dentro. Se non dovesse funzionare, o dovesse il rampollo dei Windsor riallinearsi su parametri classici e successivamente accettati, la responsabilità di certe scelte ricadrebbe solo sulla moglie.

Questa coppia, è interessante non per il glamour, ma per le dinamiche che ha innescato, visibili anche mediaticamente. Vicini ai quarant’anni, un’attrice minore lei, un principe reale, il rango di lui, ora declassato, anziché vivere in una bomboniera di massimi privilegi di un selettivo status aristocratico di una nobiltà molto amata dai sudditi, i due hanno snobbato questo ambiente unico a suo modo, per immettersi in un mondo lavorativo sicuramente selezionato ma inevitabilmente più incerto; ma quello che traspare non è tanto la scelta apparentemente democratica, quanto un sentimento di rabbia e di rancore. L’amore ingloba e non divide, quando si creano le divisioni, l’amore è solo un mezzo per raggiungere quello che era il vero obiettivo, a dimostrazione che quel magma potente di emozioni primarie che è il nostro inconscio, è anche il nostro sole e tutto, compreso l’amore, gli gira intorno.

Ma il fatto che l’amore sia una porta, un cercato accesso alla propria consapevolezza, non deve farlo intendere in senso riduttivo, non deve privarlo di quell’aura magica che lo inonda, però la sua componente egoistica ugualmente deve essere compresa, ed è quest’ultima il motore della continua scoperta di sé e secondo quest’ottica, anche il giustificativo della sua mutevolezza. Va anche detto che il cambiare deve essere incisivo, un cambiare continuo superficiale, non fa altro che rafforzare la corazza interna, senza possibilità di entrare in profondità, seguendo il concetto gattopardiano - cambiare tutto per non cambiare nulla – valido per la storia, ma valido anche per il singolo.

In ultimo, come non dire una parola sul famoso detto – il primo amore non si scorda mai – in effetti amore dopo amore, si va molto oltre e alle volte, alla luce delle nuove emozioni, si sorride ripensando alla nostra ingenua intensità sentimentale di ragazzini, fino a che un giorno, da adulti, si rivive un amore con le stesse identiche sensazioni e allora ci si rende conto della potenza in sé di quel sentimento che è rimasto inconsapevolmente dentro di noi, superato da passioni che sembravano al momento molto più forti.

Personalmente, stupita, me ne sono resa conto, quando gli ho visto scavalcare un cancello, con la stessa leggera incoscienza del ragazzino che un pomeriggio lontano di primavera, lo fece per regalarmi una rosa, e il cerchio di un sentimento intatto, si è chiuso con un altro uomo, con approdo ad una cercata quanto inarrivabile conoscenza di sé.


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