Amanti e regine

Benedetta Craveri, Amanti e regine. Il potere delle donne, Adelphi, 2005
di Pina La Villa - domenica 4 giugno 2006 - 7273 letture

Benedetta Craveri, Amanti e regine. Il potere delle donne, Adelphi, 2005

Benedetta Craveri, docente di letteratura francese, ritorna al suo mondo, la Francia del XVII e del XVIII secolo, la Francia delle preziose. (Vedi "La civiltà della conversazione, Adelphi 2001).

Per raccontare stavolta una storia diversa, quella delle amanti e delle regine, per indagare su un potere diverso da quello dei re, dei loro ministri, e degli altri personaggi che più o meno nell’ombra, tramavano per avere una parte, una fetta di quel potere.

Le figure di cui la studiosa si occupa, sono raffigurate nelle immagini al centro del libro: sono Caterina de’ Medici, che vediamo in un “Ritratto della sua lunga vedovanza” ( di Francois Clouet), Diane de Poitiers (Francesco Salviati), Gabrielle d’Estrées e Henriette d’Entragues (Scuola di Fontainebleu), Margherita di Valois ( Francois Clouet ), Maria de’ Medici (Peter Paul Rubens), Anna d’Austria (Peter Paul Rubens), Maria Mancini (Pierre Mignard), Maria Teresa e il Delfino (Pierre Mignard), Louise de La Vallière in abiti da cacciatrice (Jean Nocret), Ritratto di Madame de Montespan (Pierre Mignard), Madame de Maintenon (Pierre Mignard), Maria Leszcynska (Jean-Marc Nattier), Ritratto della duchessa di Châteauroux come Aurora ( Jean-Marc Nattier), Ritratto della marchesa di Pompadour (Francois Boucher), Madame du Barry ( Elisabeth Vigée Le Brun), Maria Antonietta con la rosa ( Elisabeth Vigée Le Brun).

Nella Francia della legge salica non poteva accadere per nessuna ragione (al contrario che in altri paesi nella stessa epoca) che una donna diventasse regina, al massimo reggente in nome del figlio (o dei tanti figli, come nel caso di Caterina de’ Medici).

Ma mogli, figlie, sorelle e amanti non potevano essere eliminate da una vicinanza così stretta al potere.

Si tratta però di un potere che necessariamente viene esercitato in maniera diversa.

Benedetta Craveri, dopo aver studiato le preziose, i loro testi, i loro diari, le loro memorie, la loro corrispondenza, ha avuto tra le mani abbastanza materiale per ricostruire la storia di questo rapporto tra le donne e il potere, vincolato da dei limiti particolari.

Le figlie e le sorelle dei re francesi andavano spose altrove e quindi la loro vita esula da queste pagine, che si concentrano sulla Francia.

Restano le spose e le amanti dei re.

Le spose hanno la possibilità di esercitare il loro potere solo se riescono a superare alcune prove: tutte vengono da altre nazioni e quindi devono farsi accettare a corte, dopo aver imparato lingua usi e costumi, e soprattutto relazioni. Spesso sono appena adolescenti e questo apprendistato ha una durata che varia in relazione al carattere e alla condizione sociale di provenienza ; devono fare figli e questo aumenta il loro potere, se hanno la capacità di usarlo; devono saper trattare con le amanti in carica (se sono potenti) del marito.

L’obiettivo è conquistarsi l’influenza sul marito, da spendere quando sarà il caso. E intanto tenersi buoni i potenti di turno.

Questo obiettivo è ciò che accomuna amanti e regine. Perchè se l’amante ha qualche possibilità di essere rispettata, e di esercitare un certo potere a corte, questo dipende dal grado di influenza che riesce ad avere sul re. Le amanti sono avvantaggiate rispetto alle spose, da questo punto di vista. E’ più facile per loro aver un ascendente sfruttando la bellezza e la passione. Mentre le spose possono mantenere un ascendente solo se riescono a tollerare i tradimenti del re. Cosa che devono fare anche le amanti, quando diventano ufficiali e potenti, e assumono la statura di mogli.

Interessante, da questo punto di vista, la storia di madame de Maintenon.


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