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Addio Kaiser

Un ricordo di Franz Beckenbauer, calciatore e gentiluomo, scomparso di recente a 78 anni.

di Antonio Martini - mercoledì 10 gennaio 2024 - 642 letture

Il Kaiser, forse Franz Beckenbauer era più conosciuto al mondo con questo nomignolo che, al di là delle apparenze dovute dal lessico della lingua tedesca, era sicuramente più un omaggio alla personalità e alla capacità di guidare in campo gli altri compagni rispetto a un più semplicistico riconoscimento di un discutibile ruolo gerarchico.

Pensare a Beckenbauer mi riporta direttamente a Italia-Germania del 1970, l’epica partita che è passata agli annali del calcio internazionale con il titolo principale di "4-3", un punteggio che senza alcun dubbio richiama tutti gli sportivi che l’hanno potuto ammirare a quell’incontro di calcio, divenuto nei decenni un simbolo sociale che ha ispirato la cinematografia e la letteratura di tutto il mondo.

Beckenbauer era già il leader indiscusso di quella Germania - dell’Ovest, per dovere di cronaca - il suo infortunio alla spalla durante la partita e malgrado il dolore che lo costrinse a una vistosa fasciatura per bloccare il braccio al corpo, continuò a giocare senza risparmiarsi un momento.

Certo era un calcio di altri tempi, come si direbbe oggi quasi a sminuire una maggiore umiltà e rispetto dell’avversario, sempre meno riscontrabile ai giorni nostri. Era un calcio che potremmo definire in bianco e nero, che ci arrivava nelle case attraverso quel tubo catodico, riunendo famiglie del vicinato sotto quel collante che erano i Mondiali di Calcio.

Franz BeckenbauerFranz Beckenbauer è stato un interprete assoluto di quel calcio e di quegli anni. Un guerriero dal fascino incredibile e catturante, si muoveva con un’eleganza fuori dal comune, difficilmente accostabile a un calciatore, impensabile addirittura se di nazionalità teutonica.

Toccava la palla con una tecnica sopraffina, difficile riscontrare movenze o scelte tattiche di errata interpretazione. Sembrava che in ogni momento dell’incontro, il suo istinto naturale gli dettasse le mosse giuste che diventavano spesso determinanti per l’esito delle partite. Potremmo dire, senza alcun timore di essere smentiti, che sia stato uno dei più grandi calciatori in assoluto e, sicuramente, il migliore nel suo ruolo.

Un ruolo, tra l’altro, molto volubile e difficile da identificare con esclusiva. Giocava da libero ma era un calciatore universale, un regista arretrato che si muoveva sempre a testa alta, spesso spingendosi in avanti per partecipare alla manovra di attacco e all’occorrenza, concludere l’azione personalmente.

Piede sensibilissimo e visione di gioco come pochi, era un piacere vederlo con la palla tra i piedi a impostare l’azione come un direttore d’orchestra, e poi quei suoi lanci millimetrici che hanno ispirato tanti altri campioni che lo hanno succeduto nella carriera. Possedeva un’intelligenza calcistica sopra la media che gli consentiva di capire in anticipo lo sviluppo dell’azione e disorientare gli avversari.

Un leader nato, in una squadra soprattutto muscolare come quella della Germania, spiccava il suo modo elegante di muoversi in campo e accarezzare il pallone. Nel 1974, il 7 luglio all’Olympiastadion di Monaco di Baviera, vinse con la sua nazionale il Mondiale da capitano della squadra e contro la corazzata Olanda di Johan Cruijff. Beckenbauer, da calciatore, aveva vinto con la nazionale anche gli Europei del 1972. Terminata l’attività agonistica, fu allenatore della nazionale tedesca con la quale nel 1986 perse la finale contro l’Argentina di Maradona, per prendersi poi la rivincita quattro anni dopo, potendo così condividere nel sua immensa carriera, con Mario Zagallo (morto il 5 gennaio 2024, ndr) e Didier Deschamps, l’esclusiva di aver vinto i Mondiali sia da calciatore che da allenatore.

Con la sua scomparsa, avvenuta lo scorso 7 gennaio, si unisce alle altre stelle del firmamento calcistico che hanno calcato i terreni di gioco e che non saranno mai dimenticati, come Pelé, Maradona, Cruijff...


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