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Musetti-Djokovic

4-6/7-5/6-4 il punteggio finale. Battere il numero uno del ranking a 21 anni è un buon auspicio per il futuro

di Piero Buscemi - giovedì 13 aprile 2023 - 1432 letture

Pensare che sia successo come un probabile pronostico da paventare prima dell’inizio dell’incontro, rischia di assumere i connotati di una mera presunzione. Scaramanticamente le dichiarazioni di Lorenzo Musetti prima della partita che esternavano un sentore di ottimismo e di sicurezza nell’affrontare il numero uno attuale del ranking mondiale, non andavano oltre alla scontata presa di coscienza di partire sconfitto da ogni pronostico con un timido tentativo da parte dell’italiano di metabolizzare l’emozione di trovarsi ad affrontare una partita che poteva essere una svolta della sua carriera.

Vincere contro Novak Djokovic che a Montecarlo aveva vinto solo due volte e l’ultima il 19 aprile del 2015, non è da considerare come un salto definitivo verso i grandi successi internazionali per un tennista così giovane. Questo sport, specialmente in questi ultimi anni, in coincidenza con il declino inevitabile dei tre dominatori, Federer già ritirato e Nadal con acciacchi sempre più difficili da recuperare, ci ha insegnato che le impennate e le cadute improvvise sono le caratteristiche principali per i nuovi nomi che si sono fatti notare nel circuito.

Certo, occorre ammettere che Lorenzo Musetti rientra tra quei giocatori che molti seguaci degli interpreti più classici del tennis hanno visto come punto nuovo di riferimento. È innegabile che avere ancora la possibilità di ammirare un rovescio vincente a una mano illumina gli occhi ed esalta l’emozione e l’auspicio di un ritorno, almeno in parte, a un gioco più tecnico ed elegante.

Lo abbiamo vissuto rivedendo sui campi, nonostante le frequenti sconfitte, due interpreti di questo colpo magico, parliamo di Thiem e Wawrinka che, nonostante un’immagine per entrambi di una carriera ormai giunta all’epilogo, gratificano ancora lo spettatore in quei pochi sprazzi di gioco durante i quali si possono apprezzare quelle doti naturali, purtroppo ormai considerate fuori tempo.

Se poi, un giovane italiano, promessa già in varie occasione mantenuta con le dovute proporzioni, si permette il lusso di battere in recupero un Djokovic mai domo e sempre pronto a ribaltare il risultato della partita al primo accenno di cedimento dell’avversario, quel rovescio a una mano diventa davvero la ciliegina sulla torta.

La partita non era iniziata con i migliori auspici per Musetti. La tensione dell’italiano la si viveva da casa e dagli spalti del Monte Carlo Country Club. Troppi errori gratuiti e proprio quel rovescio a tradirlo nei momenti salienti degli scambi. A dirla tutta, ci è sembrato anche che Musetti avesse sbagliato all’inizio la strategia di gioco per affrontare il serbo. Senza peccare di presunzione, possiamo affermare che la caratteristica principale del gioco di Djokovic è sempre stata quella dell’instancabile palleggiatore da fondo campo con recuperi e soluzioni impensabili e un’incredibile freschezza fisica e mentale mantenuta in tante ore di partita.

Inspiegabilmente l’italiano si è ostinato per tutto il primo set a "fare il gioco" del serbo, commettendo tanti errori e, nonostante un punteggio equilibrato, ha dato a Djokovic il vantaggio di gestire gli scambi da quel fondocampo, del quale sicuramente è sempre stato il più efficace interprete. Chiuso il primo set 6-4, in effetti ci è sembrato di dover assistere a un copione dal finale scontato. Ma il tennis, che qualcuno ha definito lo "sport del diavolo", ci ha riservato un secondo set con un alternarsi di break e di servizi strappati fino a quello decisivo con il quale Musetti si è portato avanti chiudendo sul 7-5.

Mentre il clima sempre più minaccioso si annidava sul campo, più di quanto accadesse nelle menti dei due giocatori, il terzo set è iniziato con una certa prudenza da entrambi. Sull’1-1 la pioggia ha deciso di rompere gli indugi e di mandare negli spogliatoi tutti, in attesa di "tempi" migliori. L’incognita di questa sosta forzata che, di solito, agevola il tennista che in quel momento si sente più scarico mentre l’avversario gli sta col fiato sul collo, non lasciava trapelare nessun pronostico azzardato.

Dobbiamo ammettere che il serbo, alla ripresa del gioco, ha dato subito l’impressione di non essere rientrato completamente e mentalmente in partita. Impreciso, a volte lento nei recuperi e negli spostamenti, il servizio non eccessivamente incisivo e quei tentativi falliti di spezzare il ritmo con palle corte che spesso si perdevano in rete.

Con maggiore convinzione, forse il punteggio del terzo set sarebbe stato più netto a favore di Musetti, ma pretendere anche la freddezza e la determinazione del giovane campione in procinto di "mandare a casa" il numero uno del mondo, sarebbe stato troppo. Ora prepariamoci a vivere nuove emozioni con un altro derby italiano che vedrà Musetti misurarsi con Sinner nei quarti di finale (Musetti aveva eliminato Nardi nei sedicesimi). Sarà difficile scegliere per chi tifare. Una certezza che è anche una consolazione: avremo un italiano in semifinale. E che vinca il migliore.


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