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A cosa serve la politica?

Piero Angela ha presentato il suo libro al Palacongressi di Taormina.

di Piero Buscemi - sabato 12 gennaio 2013 - 4836 letture

Molte volte le risposte ai problemi sono così banali che è legittimo supporre che i "problemi" stessi siano tali per la mancanza di voglia di dare le "risposte". Emerge questa considerazione dall’analisi che Piero Angela ha approfondito durante la presentazione del suo "A cosa serve la politica?".

Un’analisi che trova il suo filo conduttore in una domanda, che va oltre il titolo stesso del libro, e concede spunti di discussione che, forse, due ore di dibattito non riescono a colmare del tutto i dubbi, le diffidenze e il disamore che una nuova generazione ha sviluppato verso quella classe politica che, obbligatorio il condizionale, dovrebbe rappresentare il mezzo per realizzare i cambiamenti a favore del bene collettivo. foto by Alice Molino

"Dovrebbe", un condizionale che si rispecchia in una realtà della società di oggi che vede la figura del politico rilegata in un ruolo di uomo di spettacolo, ricco, ambito, con una carriera a tempo indeterminato che contrasta sempre di più con un numero difficilmente quantificabile di precari, spesso non solo nel mondo del lavoro.

Piero Angela ha provato a dissipare le incertezze agli studenti delle scuole superiori della Riviera Jonica, intervenuti in sala, provando a demonizzare i messaggi fuorvianti che i detentori del potere hanno utilizzato negli anni per screditare l’utilizzo autonomo del cervello pensante dell’individuo a favore di un atteggiamento passivo alla mercé delle decisioni politiche, non sempre condivisibili.

E’ emerso un messaggio provocatorio, ma anche stimolante, riassunto nell’invito a riprendersi in mano il proprio destino, ricacciando i "professionisti" della politica a meri servitori della collettività. Un invito sicuramente rivolto più alle nuove generazioni, considerando una certa rassegnazione a ipotizzare un’inversione di pensiero da parte dei disillusi di quelle precedenti, più propensi a vedere nella politica un’opportunità personale.

Eppure "basta" non farsi catturare dalle sirene adulanti dei potenti, farli scendere dal loro piedistallo intoccabile e pretendere una gestione delle risorse disponibili con una semplice logica sociale.

Basta pretendere un servizio sanitario nazionale che garantisca assistenza gratuita a tutti i cittadini. Basta pretendere una scuola accessibile a tutti. Basta pretendere un lavoro come diritto essenziale di vita.

Pretese anch’esse molto banali. Chissà perché così difficili da ottenere.


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