Trapani, città circondata dal mare ma senz’acqua

di Natale Salvo - mercoledì 14 febbraio 2024 - 1044 letture

Trapani, all’estrema punta d’Italia e della Sicilia, è bagnata su tre lati, dal Tirreno e dal Mediterraneo. Questa ricchezza naturale ne ha segnato la storia o oggi ne favorisce il turismo.

Eppure è … senz’acqua da bere.

Chiuso dieci anni fa un vecchio dissalatore, si approvvigiona del prezioso liquido dalla periferia della provincia, da contrada Bresciana, a 60 km dal capoluogo, tramite lunghe condotte – colabrodo.

Quando l’acqua giunge, e la “norma” è la distribuzione a giorni alterni e per poche ore, risulta a volte puzzolente e inquinata a causa della contiguità e della stessa quota della condotta idrica con quella fognaria.

Ma la “norma” non è la regola. Spesso capita che l’acqua non giunga proprio: veri e propri attentati alle pompe di prelievo cui solo oggi - dopo anni e anni - si decide di porre un qualche rimedio almeno con la videosorveglianza, rotture per i motivi più svariati alla condotta di trasporto, “razionamenti” a causa della “crisi idrica” a causa della siccità.

Il risultato sostanziale è che interi quartieri e frazioni - parliamo di migliaia di utenti - restano quindi proprio senz’acqua per periodi anche lunghi. In altri zone, l’acqua giunge, invece, ogni quattro giorni.

Nel frattempo, l’ATI Trapani, l’organo di “governo” per la regolazione del servizio idrico in provincia - e di cui il comune capoluogo, Trapani, è il secondo maggior “azionista” - sta valutando la “scelta del modello di gestione”, se pubblica o privata. Qualora la scelta ricadesse su quest’ultimo modello saremmo davanti all’ennesimo stupro dell’esito del referendum del 12-13 giugno 2011 che abrogava le leggi che parlavano di privatizzazione della gestione dell’acqua e che già è stato recentemente affossato dal governo Draghi.

E la popolazione? Resta in "religioso" silenzio, non scende in piazza contro il sindaco-autocrate di turno, è rassegnata, e ... compra l’acqua.

L’acqua a Trapani, per lavarsi e per cucinare ( per bere si usa solo quella dei supermercati che sappiamo poi è concausa dell’accumulo di pericolose microplastiche nel corpo ) è diventata un “genere di lusso” e i nuovi “gioiellieri” sono i soliti pochi e noti che gestiscono pozzi cittadini “privati” e le autobotti d’acqua private che forniscono, dietro bollette salatissime, i condomini.

E quest’ultima l’unica “industria” florida a Trapani, assieme a quella delle consorterie massoniche e del voto clientelare. A Trapani non c’è, infatti, una “emergenza” idrica: la situazione descritta è vissuta “da sempre”, ma, nonostante tutto ciò, i cittadini si riversano alle urne votando sempre i soliti noti personaggi.

Chi, in passato, ha cercato di pretendere diritti e non favori, di sollevare l’attenzione, quanto meno, “sulla necessità, e sull’obbligo di legge, di fornire ai cittadini-consumatori, una “Carta dei Servizi”, oppure di promuovere l’uso dell’acqua potabile anche per bere viene invece prima emarginato e poi dimenticato.


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