RAI: di tutto, di peggio

Libertà di stampa nel mondo – Scudetto: bene i social, male le tv – Il Giro d’Italia piace – Pubblicità giornali: ok – Ruotolo critica la Meloni – Girardo direttore di Avvenire – Turchia nega accredito

di Adriano Todaro - mercoledì 10 maggio 2023 - 1374 letture

RAI: PASTICCIO CONTINUO – Continuano i pasticci alla Rai. E, con i pasticci, la fame di poltrone. E così il 4 maggio scorso, il Consiglio dei ministri ha emanato un decreto che limita a 70 anni l’età i direttori delle Fondazioni lirico-sinfoniche, a partire dal 10 giugno. La nuova norma costringerà il sovrintendente del Teatro San Carlo di Napoli, il francese Stéphane Lissner, a lasciare la carica. Bel colpo. Così Carlo Fuortes, attuale amministratore delegato Rai, nominato da Mario Draghi andrà a dirigere il Teatro San Carlo e lascerà il posto alla Rai. Questo era il disegno, ma… Ma Fuortes ha comunicato le dimissioni: «Prendo atto che non ci sono più le condizioni per proseguire il mio lavoro di amministratore delegato», non dimenticando, però, di chiedere una buonuscita di 240 mila euro, esattamente quando prenderebbe se restasse un anno ancora. Comunque sia, la domanda che continuiamo a porci è la seguente: cosa c’entra tutto ciò con l’informazione? Il sostituto di Fuortes potrebbe essere Roberto Sergio mentre Giampaolo Rossi (FdI) sarà direttore generale. Intanto molti, all’interno della Rai, scalpitano e Gian Marco Chiocci, ex direttore del destrorso Il Tempo, è pronto per dirigere il TG1 mentre Monica Maggioni passa all’offerta informativa (?): Antonio Preziosi targato FI, andrà al TG2 (bisognerà però trovare un posto adeguato per il meloniano Nicola Rao). Angelo Mellone (Fdi) guiderà il day time e Simona Sala andrà a Rai2. Un contentino lo avranno anche i 5 Stelle: Giuseppe Carboni vorrebbe la direzione del TG3. Nella peggiore delle ipotesi finirà a Rainews. E l’informazione? Ne riparliamo, eh!

SCUDETTO: BENE I SOCIAL, MALE LE TV – Lo scudetto al Napoli ha avuto un grande successo nel web con milioni di conversazioni e interazioni provenienti da utenti di tutti il mondo. Lo afferma una ricerca compiuta da “SocialCom”. Dal 30 aprile, in pochi giorni, si sono avuti 245.866 conversazioni con oltre 8.400.000 interazioni. Tantissimi i video registrati e mandati in onda dai canali social. Video condivisi sui social da New York, Monaco, Parigi, Londra e dall’Australia. Sono soprattutto i social network e in particolare Twitter (39%), Facebook (17%) e TikTok (7%), i canali dove gli utenti hanno espresso la gioia per lo scudetto. Le Tv, invece, non sono andate bene: in seconda serata, dopo che il pareggio a Udine ha sancito il terzo scudetto del Napoli, Rai2 fa il 5,9%, Italia 1 il 6,4% e Sky l’1,4%.

PUBBLICITÀ GIORNALI: ANCORA OK – Gli investimenti sulla stampa, a febbraio, restano positivi ma in modo meno evidenti che nei mesi addietro. L’Osservatorio Stampa ha sottolineato che il fatturato pubblicitario del mezzo stampa in generale registra un incremento del +0,4% rispetto al corrispettivo 2022. In particolare i quotidiani nel loro complesso registrano un andamento a fatturato del +1,0%. I periodici, invece, registrano un meno 1,5%. In particolare, i settimanali (-1,5%); i mensili (-5,7%).

MARCO GIRARDO DIRETTORE AVVENIRE – Come vi avevamo già anticipato la scorsa settimana, Marco Girardo è il nuovo direttore del quotidiano della Cei, Avvenire. Sostituisce Marco Tarquinio che da pensionato, resterà al quotidiano come editorialista principale. Girardo, classe 1972, è giornalista, saggista e conduttore radiofonico. Ha lavorato al settimanale diocesano Voce Isontina di Gorizia e per Il Piccolo di Trieste. Dal 2000 lavora per Avvenire, di cui guida la redazione di Economia e Politica economica dal 2011. Alla base del passaggio di testimone la volontà di potenziare la presenza di Avvenire sul digitale.

CRITICHE DI RUOTOLO ALLA MELONI – Sandro Ruotolo, senatore responsabile Informazione nella segreteria Pd, ha criticato in modo netto il comportamento della presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni. «Il gobbo dietro la telecamera per leggere il testo – ha affermato Ruotolo – tutto in movimento tra le stanze di palazzo Chigi che si conclude con un piccolo taglio video prima di aprire la porta del salone del Consiglio dei Ministri dove si intravedono i ministri riuniti e pronti ad approvare il decreto che aumenta la precarietà nel giorno del Primo Maggio. Neanche Silvio Berlusconi si era spinto a tanto. Le sue videocassette le spediva da Arcore». Poi, ha così continuato, «Lei, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, pur di non rispondere alle domande dei giornalisti, ha trasformato palazzo Chigi in un set. Ma quello che è andato in onda non era una fiction. Con il decreto approvato ieri, il governo condanna i lavoratori alla precarietà e alla povertà…».

IL GIRO D’ITALIA PIACE – In realtà bisognerebbe precisare che piace, soprattutto, alla fascia d’età 55-74 anni. Lo dice una ricerca della Confcommercio-Sgw, riportata dall’ agenzia AdnKronos. La fascia d’età indicata è anche quella con più tempo a disposizione. Per 17 milioni di italiani che hanno visto il Giro almeno una volta, quando è passato dalla loro città, ce ne sono altri 4,6 milioni che si sono recati appositamente dove sapevano che sarebbe transitato, oltre a 3,3 milioni che ricordano l’esperienza del passaggio della “carovana rosa” in un luogo in cui si trovavano in vacanza. La metà dei connazionali dichiara inoltre che vorrebbe assistere dal vivo a una tappa e, di questi, 6,3 milioni collegano questa esperienza con quella di conoscere un posto nuovo. Le 21 tappe per un totale di 3489 chilometri del Giro saranno per la prima volta in diretta integrale su Eurosport 1

TURCHIA NEGA ACCREDITO – Il presidente della Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana, il sindacato dei giornalisti), Vittorio Di Trapani, ha denunciato che la Turchia, dove fra poco ci saranno le elezioni (14 maggio), ha negato ad alcuni giornalisti italiani l’accredito per seguire l’avvenimento. Di Trapani chiede di sapere il perché del divieto.

LIBERTÀ DI STAMPA – Reporters Sans Frontières ha lanciato l’allarme perché la libertà dei media, in tutto il mondo, è in pessime condizioni. La situazione peggiora tanto che ben 31 Paesi – su 180 – sono ritenuti in una “situazione molto grave”. Degli altri Paesi, 42 sono considerati in una situazione “difficile”, 55 “problematica”, mentre negli altri 52 è considerata “buona” o “soddisfacente”. In testa alla classifica, da ben sette anni, sta la Norvegia, seguita dall’Irlanda che guadagna 4 posizioni, e scavalca la Danimarca, terza. Poi Svezia, Finlandia, Paesi Bassi, Lituania, Estonia, Portogallo, Timor Est. La classifica negativa vede il Vietnam (178), Cina (179) e Corea del nord all’ultimo posto. L’Italia guadagna posizioni: dalla 58/a posizione è passata alla 41/a. Gli Usa perdono tre posizioni (45esimi) e la Russia ne perde nove e si piazza al 164esimo posto. In Italia – secondo Rsf – la libertà di stampa continua a essere minacciata dal crimine organizzato, in particolare al Sud, e da vari gruppi violenti estremisti. Spesso il lavoro dei cronisti viene ostacolato durante le manifestazioni. I giornalisti, in Italia, vivono sostanzialmente un clima di libertà, ma capita che censurino sé stessi «per conformarsi alle linee delle loro testate, per evitare diffamazioni e rappresaglie dei gruppi estremisti o della criminalità organizzata. I giornalisti che indagano contro la criminalità organizzata e la corruzione sono minacciati e aggrediti, le loro case e auto talvolta danneggiate e incendiate. Venti giornalisti sono sotto scorta».


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