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Neda Sultani

Ad un anno dalla sua scomparsa, ricordiamo la vittima e simbolo delle lotte anti-regime in Iran. Uccisa a Teheran durante una manifestazione per l’indizione di nuove elezioni.

di Orazio Leotta - sabato 12 giugno 2010 - 2603 letture

Se fosse ancora fra noi, avrebbe pianto come Juliette Binoche, si sarebbe battuta a favore di Jafar Panahi e pianto, di gioia stavolta, dopo la sua liberazione.

Se fosse ancora fra noi, avrebbe esultato per il Leone d’Argento a Shirin Neshat e al suo "Donne senza uomini" che ha incantato Venezia. E avrebbe continuato a studiare, a coltivare i suoi sogni e credere nella libertà di una Persia diversa da quella raccontatale dai nonni.

Studentessa di filosofia, diciassettenne, gridava solo giustizia. Neda, nella sua lingua significa grido, voce, e queste grida e queste voci assurgono ora più che mai a simbolo di una generazione che non vuole arrendersi e che torna ad impegnarsi pubblicamente nelle piazze, sui posti di lavoro, nella società tutta.

Giorgiana_Masi_photo[1] Neda è un po’ la nostra Giorgiana Masi, anch’ella studentessa (“femmina” che studia), radicale e femminista, tutte cose pericolosissime all’epoca, agli occhi di uno Stato troppo carico di stereotipi e sempre ben militarizzato.

Una ragazza, che a tre anni esatti dalla vittoria dei NO al referendum sul divorzio, manifestava pacificamente per la conquista di un diritto. Freddata a Piazza Navona da proiettili anonimi provenienti da Ponte Garibaldi.

Neda e Giorgiana, due ragazze accomunate dal disprezzo verso le La_tomba_di_Neda_Agha-Soltan ingiustizie, che hanno pagato a caro prezzo il loro desiderio di libertà. Che Dio vi abbia in gloria e come voi gli innumerevoli giovani, vittime delle società ottuse, in ogni parte del mondo, non assurti alla cronaca e per lo più rimasti anonimi.

Il tuo caro Marco Aurelio, che studiasti con profitto, ti avrebbe ricordato: “La morte sorride a tutti; un uomo non può far altro che sorriderle di rimando”.

“….e poi primavera/ e qualcosa cambiò/ qualcuno moriva/ e su un ponte lasciò/ lasciò i suoi vent’anni/ e qualcosa di più…” (riferimento a Giorgiana Masi in Bologna ’77, di Stefano Rosso)


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