Il linguaggio protegge la verità

Photos di Roberto Zampino - Federica, Francesca, Melek, Noemi, Martina, Sonia, Luca. Sono solo alcuni dei 250 liceali del Quintiliano presenti giovedì 4 aprile che, all’auditorium del museo archeologico regionale di viale Teocrito, a Siracusa, hanno interagito con le domande che hanno rivolto a Mariapia Veladiano ospite in seno al progetto di lettura, avviato ormai da quattro anni
di Donatella Guarino - domenica 7 aprile 2013 - 3297 letture

E’ stato meglio di una seduta di psicoterapia! L’incontro con Mariapia Veladiano è stato denso di significati, abbondante di messaggi.

Prof da più di un ventennio, ora Dirigente Scolastico a Rovereto (dal profondo nord, al profondo sud), Mariapia Veladiano ha introdotto il suo incontro con gli studenti del “Quintiliano” parlando dei suoi studenti, di quando è stato pubblicato il libro (due anni fa), dello sguardo accogliente (o giudicante) dei prof a scuola, del come il tema del romanzo, che è la bruttezza (o il non essere amati o la solitudine, che è lo stesso!), venisse quasi rifiutata dai suoi allievi che le hanno chiesto se alla fine Rebecca diventa bella, oppure muore di suicidio. Ha parlato del desiderio indotto di diventare famosi, del canone estetico pervasivo che vige oggi. Invece, lei dice “Io volevo per questo romanzo un finale con una vita possibile, normale”.

Vincitore del premio Calvino 2010, “La vita accanto” è un romanzo in controtendenza. Nella società dell’apparire il tema della bruttezza di Rebecca, la protagonista, si impone in modo prorompente. E il lettore fin dalla prima pagina sta dalla sua parte.

La prosa poetica di questa scrittrice - che ha pubblicato qualche mese fa il suo secondo romanzo “Il tempo è un dio breve” - ha la capacità di catapultare il lettore dentro emozioni forti. Ci sono dentro le paure (che fanno parte del quotidiano) e il dolore (che spesso non fa audience), trattati con cautela, direi in punta di piedi, come la protagonista del romanzo “che esiste in punta di piedi, sul ciglio estremo del mondo (p.3).

La vita accanto lo ami oppure no. Io l’ho amato. Rebecca è un po’ tutti noi. E’ la metafora del vivere quotidiano, dove sempre si insinua altro a noi stessi, alle nostre scelte.

Brutta ma con delle mani bellissime che sono la sua fortuna, il gancio con la vita, la sua ancora di salvezza. Non solo Rebecca è triste. Anche i belli spesso sono tristi, e incerti, e insicuri, e cattivi. Allora è questione di sapere valorizzare ciò che siamo, di custodire ciò che vogliamo e possiamo diventare. Nella parte conclusiva del libro (a p. 162) Rebecca afferma: “ Comunque sono brutta. Però so che potrei vivere diversamente, se fossi più brillante, più capace di dimenticare il mio aspetto. Ma non ci riesco e vivo così, chiusa qui fino al tramonto…Mio padre è bellissimo, ma non sa affrontare il mondo, come me”.

“La bruttezza” dice la Veladiano “equivale al non sentirsi amati. Una donna si sente bellissima se si sente amata. Ma è così per tutti, per un uomo, per un bambino…”.

Il libro è interessante anche per alcune figure di riferimento del mondo degli adulti. La signora De Lellis è una persona “normale”, che riesce a proteggere il figlio da una terribile verità. E, così facendo, gli permette di vivere. Continua la scrittrice, “La verità non va buttata addosso, la verità va detta un po’ alla volta. Oppure se è necessario si fa silenzio”.

Ed è per questo che il libro lo consiglio. E’ una saggia ricetta del come la felicità vada cercata altrove. Dopo l’apparenza, al di là delle convenzioni.

Mariapia Veladiano “La vita accanto” Einaudi Mariapia Veladiano “Il tempo è un dio breve” Einaudi


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