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Il femminicidio nel romanzo di Pacioni

Recensione del romanzo "Il guaito delle giovani volpi" di Patrizio Pacioni. Dedicato a Hina Saleem e a tutte la altre...
di Donatella Guarino - domenica 28 aprile 2013 - 3899 letture

Sud del mondo. Rashid e Yusuf sono uomini, musulmani, che in nome di Allah agiscono e decidono per Fatima. Potrebbero avere nomi italiani e agire e decidere perché maschi, al posto di altre. Spinti da motivi che sono sempre gli stessi: soprusi e sopraffazione. Sud del mondo. O sud d’Italia è lo stesso… Solo dinamiche diverse. Morte del corpo, morte dell’anima. Il che poi cambia di poco lo stato delle cose.

La storia raccontata ne “Il guaito delle giovani volpi” è quella di Fatima/Francesca, una ragazza portata in Italia dal marito molto più grande di lei. E’ una come tante. E come tante vuole una vita normale. Ma qualcuno decide per lei un destino diverso.

“E’ identica a me, ma non sono più io” pensò Fatima, guardando una sua foto. Non lo sa ancora, ma per questo pagherà un prezzo altissimo. Vittima di un potere patriarcale, che ha anteposto il possesso all’amore, la speranza alla morte. Se scegli lo sai. Ma se sono gli altri a decidere per te nulla ha senso. Fatima/Francesca vive una vita divisa a metà. Vive col marito, che non ha scelto, di cui non è innamorata. Frequenta la scuola, ma non può condurre una vita da studentessa. Precluse le uscite con i compagni, l’uso del cellulare, costretta appena esce da scuola a rimettere il velo.

Questo di Pacioni è un romanzo lucido, impegnato. Attraverso alcuni flashblack il presente e il passato si intrecciano. E’ una lente d’ingrandimento sui fatti di cronaca. Che narra con chiarezza cosa accade ancora oggi nelle società in cui viviamo (musulmana o occidentale, non vedo differenze) dove spesso le bambine (ancora) sono educate e formate in modo distorto, dimenticando che ogni individuo che nasce ha il diritto di vivere libero, indipendente dal sesso.

“Non voglio esssere né cristiana, né musulmana: voglio essere italiana”, aveva detto Hina Saleem. Ce la ricordiamo tutti, lei…A lei, e a tante altre, è dedicato questo romanzo. Di origine pakistana, ancora ventenne, nel 2006 vicino Brescia, Hina Saleem voleva solo vivere. Sgozzata e seppellita in giardino da chi avrebbe dovuto amarla e proteggerla. Hina è stata uccisa da un sistema paterno-patriarcale che ha, in nome del possesso, deciso della sua vita di donna. Il padre non accettava il suo stile di vita occidentale. I motivi religiosi, se ci sono, sono dettagli. Hina era donna. E solo per questo è stata barbaramente assassinata.

La violenza non si può accettare. La violenza fisica, psicologica ed economica contro le donne neppure. Il femminicidio non riguarda un luogo del mondo, riguarda gli uomini del mondo. Il femminicidio non riguarda un tempo… Le lacrime di Fatima/Francesca “sono di rabbia, non certo di pentimento” (p.138). Il suo “sentirsi in trappola” deve far riflettere.

Per questo “Il guaito delle giovani volpi” è un libro che va letto, “perché i libri sono più pericolosi delle pietre” (p. 186). Le parole servono a sensibilizzare questo mondo antico nel quale ancora, spesso, ci perdiamo.

Patrizio Pacioni – Il guaito delle giovani volpi – MelinoNerella Edizioni / 12 euro

www.melinonerella.it


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