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Il dramma dell’Africa

Agli inizi di ottobre è stato presentato il rapporto “Africa’s Missing Billions”. Un rapporto che dovrebbe far riflettere l’occidente…
di Emanuele G. - giovedì 1 novembre 2007 - 3978 letture

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Bambino africano

Il rapporto nasce da un lavoro di collaborazione fra varie organizzazioni non governative con lo scopo di dimostrare come le spese militari siano alla base del mancato sviluppo del continente africano. Le organizzazioni che hanno collaborato sono: Iansa (ossia International Action Network on Small Arms), Oxfam International e Safeworld.

L’inizio del rapporto è affidato alla Presidente della Liberia Ellen Johnson-Sirleaf che nello spazio di una cartella denuncia il dramma dell’Africa. Infatti si denuncia come il mancato sviluppo della Liberia è da addebitare alle spaventose spese militari sostenute dai precedenti regimi. In seguito, il discorso si apre sull’Africa intera dove le malattie endemiche e l’Aids stanno flagellando popolazioni inermi e indifese. Ellen Johnson-Sirleaf si chiede: quante infrastrutture sanitarie sarebbero state costruite se i soldi non fossero stati spesi in armamenti? Interrogativo devastante e angosciante. La premessa termina con un forte appello all’Africa e al resto del mondo affinché si inverta rapidamente un processo di autodistruzione del continente africano.

Lungo le 38 pagine si rimane ammutoliti e perduti dai fatti e cifre presentate. Si parte dai trattati internazionali che dovrebbero regolarizzare il commercio delle armi. Trattati quasi sempre non rispettati ed aggirati bellamente. Non per nulla c’è una generale domanda affinché questi trattati abbiano una loro podestà attuativa reale e seria. Un dato salta all’attenzione di chi legge: in Africa le cause indirette di morte a seguito eventi bellici è 14 volte maggiore rispetto ai decessi occorsi in combattimento! Attualmente in Africa c’è la metà dei conflitti ad alta intensità del mondo. Questo contribuisce a tener lontane le popolazioni africane dal raggiungere i c.d. “obiettivi di sviluppo del millennio” (Mdgs). I dati si susseguono rivelando il dramma dell’Africa. La guerra in Africa significa perdita di quasi 20% dell’apporto minimale di cibo oppure di ben il 63% del salario medio.

Il secondo capitolo è dedicato a una stima del costo dei conflitti armati. Ad esempio, la guerra etnica che ha insanguinato il Burundi ha causato una perdita stimata del Pil di 2 bilioni di dollari in 12 anni! Immaginatevi cosa si sarebbe potuto costruire e fare per sconfiggere definitivamente l’insieme delle cause di sottosviluppo di quel paese… In Eritrea il Pil è arretrato del 11 per cento! Per poi giungere a un dato agghiacciante: il costo dei conflitti in Africa raggiunge l’incredibile somma di 18 bilioni di dollari!

Come invertire questa situazione tragica in tutti i suoi aspetti? La ricetta non è facile in quanto un conflitto armato svuota del tutto un paese da ogni capacità e forza di sviluppo. Un esempio? Il Sud Africa ha perso 22 milioni di presenze turistiche in cinque anni per la sua fama di essere uno dei paesi più violenti al mondo. L’analisi prosegue con una minuziosa indagine su come si riforniscono gli armamenti e da quali paesi vengano importate le armi. Sembra che in questo campo la Cina giochi un ruolo fondamentale in quanto il Kalashnikov utilizzato in una miriade di conflitti non è altro una imitazione cinese! Anche l’Africa produce armamenti. Si hanno notizie di fabbriche in Ghana e Nigeria. Per quanto riguarda l’Africa sub-sahariana il più importante fornitore di armamenti è la Spagna.

Negli ultimi anni sono stati ratificati alcuni trattati di controllo degli armamenti in Africa. Nella fattispecie gli accordi di Nairobi del 2004 e l’Ecowas Convention di due anni più tardi. Ma è ancora troppo poco. Quasi un granello di sabbia in un deserto di guerre senza fine. Certamente si tratta di apprezzabili passi nella giusta direzione, ma è necessario il coinvolgimento di tutti gli attori internazionali presenti nella regione per raggiungere un qualche positivo risultato. Bisogna sviluppare accordi di prevenzione e di collaborazione internazionale.

Il rapporto termina con una sollecitazione prima di tutto morale al mondo intero (Stati, organizzazioni internazionali…) per un’azione forte e decisa. Attualmente il trattato Att è a buon punto perché è stato votato da 153 paesi e sottoscritto da 97, ma occorre accelerare in previsione del 2008.

Dopo la conclusione c’è un’appendice davvero interessante dove si capisce come determinare gli indici economici che sono stati utilizzati nel corso del rapporto. In ultima di copertina una veloce presentazione delle tre Ong che hanno reso possibile la redazione di questo rapporto.

Un rapporto che ci fa pensare e capire come l’Africa può istradarsi verso un futuro migliore solo se noi cambiamo la nostra filosofia di vita. In un mondo così globale i problemi di uno Stato o di un continente sono anche la conseguenza di quanto accade altrove. E’ bene ricordarselo.

Solo se tutti si fossero ricordati degli insegnamenti di Lord Lugard, Governatore della Nigeria agli inizi del secolo scorso. Il suo libro "The Dual Mandate in British Tropical Africa" potrebbe rappresentare un buon punto di partenza per riconsiderare l’intera questione.


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Il dramma dell’Africa
1 novembre 2007

Art. 600 ter L. 3 agosto 1998 n. 269 (Pornografia minorile)

Tre anni per un pedofilo sono un’inezia, ci vorrebbe una pena da 8 a 12 anni.