I nodi di Gordio

Nerone o Grifone? “Davvero Giorgia non vuole un caffè?” le chiese. “Davvero!” rispose Giorgia e si accese una sigaretta.

di Deborah A. Simoncini - domenica 11 dicembre 2022 - 4534 letture

Giorgia, donna che ha attraversato varie traversie, baciata dalla fortuna ha avuto un successo enorme, oltre le aspettative. Certe sue prese di posizione (come le mie) possono anche non piacere, ma entrambi abbiamo qualcosa di geniale che lascerà il segno. La sua presidenza e i suoi effetti sono destinati a durare nel tempo. Senza parlare di me medesimo. Lei è straordinariamente sensibile, dotata di una bellezza e di un fascino angelico. Ha salito la Scala con una disinvoltura naturale per celebrare la propria vittoria. Sono molto soddisfatto. Ha vinto, perché non dovrebbe essere appagata?

Dotata di tocco magico sa molto in fatto di uomini. Li sa abbracciare, con ampiezza straordinaria. Ne so qualcosa io che l’intercettai a suo tempo, quando scommetteva a man bassa sui cavalli. E’ attratta dalla forte mascolinità e dagli splendidi lineamenti classici e i colori scuri e vividi, per questo mi ha prescelto, come suo “sommo sacerdote”. Mi tratta con riguardo, anche perché da anziano fattore mi porto addosso un certo odore stantio di pelle invecchiata e ingiallita. Non se ne va mai, ce l’ho dentro, mi nutre.

Sapendomi esperto leguleio mi lascia spesso l’incombenza degli ordini e della gestione degli affari e per questo mi vesto con eleganza informale: un soprabito blu scuro fatto su misura, i calzoni scamosciati e un paio di stivali lucidi. Mi ammira perché posso andare dappertutto e superare le barriere sociali. Mi prende in giro quando mi sente dire: “ho fatto un vento”. A me piace giocare a yo-yo e nei caffè bere vino. Ho iniziato da giovane a lavorare in una fabbrica di margarina per poi passare in una corderia: un lavoro pulito e al riparo delle intemperie. Ho fatto il turnista. Sempre ben visto dai capi, non sono mai stato fannullone, non bevitore, non festaiolo.

Mia madre cuciva a domicilio, faceva il bucato e stirava. Ho mangiato molto pane e salumi. Il sabato mi comprava un cartoccio di briciole di torta dal pasticcere. Ogni domenica vado a messa. Nei gabinetti non mi sono mai fatto toccare. Mi sono sempre vergognato dell’amore: non scambio mai carezze, né gesti di tenerezza. Le cose ordinarie le dico fissando negli occhi. Ho fatto strada passo a passo dal giorno in cui, caduto da una impalcatura, ho preso una brutta botta e mi hanno curato nell’unica farmacia aperta.

A Giorgia ho saputo risolvere persino il problema dei topi d’acqua, le ho regalato una cagna a pelo corto che li ammazza fracassando loro la testa a morsi. Durante i bombardamenti a Treviso, la mia città, quando suonava l’allarme mi infilavo col cane sotto il biliardo dell’esercizio commerciale che tenevamo e faceva da bar, drogheria e spaccio di legno e carbone. Lì ho imparato a cantare canzoni popolari a squarciagola e in coro. Oggi passo regolarmente a farmi un bicchiere prima o dopo il lavoro, in vineria, ma senza mai mettere piede in un locale malfamato.

Ho avuto sempre tutto ciò che serve e mangiato secondo il mio appetito, la carne quattro volte a settimana. Tengo la testa dritta anche quando ho l’aria impensierita. L’agio l’ho conquistato a fatica: mi curo lavorando, senza scialacquare. Per fare come si usa mi affido ai consigli altrui, in particolare falegnami e imbianchini: non bisogna pisciare troppo lontano. Chiuse gli occhi e cercò di fare mente locale: non temo di essere fuori posto o di vergognarmi.

“Davvero Giorgia non vuole un caffè?” le chiese. “Davvero!” rispose Giorgia e si accese una sigaretta. Quando la vide stringere forte il manico del rastrello per un attimo temette che glielo avrebbe spaccato sulla testa. “Stia attento a quello che dice. Lei ha bisogno di pensare prima di rispondere. Se parla con tanta irrequieta eloquenza può andare meglio e bene come Ministro delle Poste, dove può leccare il retro dei francobolli”.

Prese un biglietto da visita e scrisse dietro il suo numero di telefono: “Mi chiami a qualunque ora. E’ urgente”. Fra’ Carlo si asciugò la fronte con un fazzoletto. “Non mi sento molto bene. Credo che dovrei andare a casa e mettermi a letto”. I poliziotti arrivarono pochi minuti dopo e fu rapidamente ammanettato. Chiuse gli occhi, svenne e scivolò sul pavimento. Qualcuno gli sbatté in faccia un bicchiere d’acqua fredda e fu rimesso subito in piedi di peso.

Giorgia lo prese da parte e cominciò a bisbigliargli all’orecchio. “Ha sempre condotta una vita insipida, non priva di intelligenza, ma insipida. Senza perdersi niente, non ha dato niente al mondo. Sistemi i suoi affari e si dia una botta di vita!”. Gli occhi gli si spalancarono.

“Mi avete umiliato e ammanettato davanti a tutta quella gente. La mia salute fisica e psichica ha subito danni irreparabili. Sono di salute cagionevole e sono svenuto due volte. Da avvocato diventato magistrato c’è chi mi dà del politico per finta e gradirebbe considerarmi scioperato e puttaniere d’altri tempi come lor signori. Dimenticano che da sciamano conclamato assumo specifici tipi di funghi per comunicare con gli spiriti e avere visioni”.

Tirò fuori da una tasca l’anello e se lo rimise al dito. “Ci vogliono soldi per fare soldi. Quando la criminalità aumenta si deve sacrificare qualche libertà e qualche garanzia processuale. Churchill sospese le libertà essenziali, a cominciare da quella di stampa e di movimento, in tempo di guerra, per motivi di sicurezza nazionale. Libertà e giustizia si possono giustificare, ma mai si può sacrificare la sicurezza. La natura umana percepisce la sicurezza come un bene che prevale su tutti gli altri e chi si sente minacciato spesso reagisce in modo imprevedibile e persino irrazionale. La stragrande maggioranza degli italiani invocherebbe il patibolo senza esitazione e lo approverebbe senza rimorsi, in circostanze disperate. La folla ha istinti forcaioli. Ha il piacere di assistere alla caduta dei potenti eccita, per questo bisogna spettacolarizzare l’esecuzione della persona: compensa l’aleatorietà della sentenza e argina la sfiducia del cittadino. Chi ruba in una notte in tre case diverse può rischiare fino a trent’anni di reclusione, ma il giudice generalmente gli infligge con benevolenza un anno, con la sospensione condizionale.

Chi sbaglia come deve pagare? A cosa serve la punizione? Chi decide chi ha sbagliato e come va punito? La decisione spetta ai giudici in base al diritto penale. Libertà, giustizia e sicurezza vanno monitorate con attenzione. Il delitto non va lasciato impunito e l’innocente non va condannato. Si fa giustizia quando si scopre e punisce il colpevole. Chi l’ha detto che senza percepire la retribuzione richiesta ci si può rifiutare di lavorare?

Fresca di trucco Giorgia indossò guanti e orecchini. “Con Fra’ Carlo ho stretto accordi segreti in un luogo oscuro, ma gli incontri nelle residenze private possono portare delle brutte conseguenze. Voglio dare voce allo spirito della cultura pop in tutte le sue espressioni: musica, cinema, danza e narrativa postmoderna, compresa la graphic novel, per venire incontro agli spettatori e ai lettori più diversi, pubblicamente li ringrazio. Esplorerò senza snobismi quello che si muove intorno a me”.

Non aveva l’aria contenta.

Il diritto deve garantire la sicurezza rispetto alle violenze e la sicurezza va tutelata. La punizione porta con se necessariamente un carico ineliminabile di afflizione. Impossibile punire qualcuno senza farlo soffrire, ma la sofferenza non può essere arbitraria, va strettamente regolamentata, senza eccedere i limiti della legge. Controllata dall’autorità competente per seguire effettivamente le regole stabilite. Le punizioni da infliggere vanno elencate in luoghi pubblicamente consultabili. Ognuno ha il diritto di sapere in anticipo e chiaramente i comportamenti vietati dallo Stato e quali conseguenze dovrà affrontare se trasgredisce il divieto. Le leggi del diritto penale sono i luoghi pubblicamente consultabili che elencano i reati e le pene. La pena della reclusione limita la libertà di movimento di colui che le subisce. Va applicata per un periodo di tempo più o meno prolungato, a seconda del reato commesso. Da un minimo di quindici giorni a un massimo di ventiquattro anni che possono aumentare fino a trenta se le circostanze aggravano il reato.

Nel carcere, luogo dove scontare la pena della reclusione, ci sono detenuti, i condannati a tale pena. Le prigioni non vanno usate impropriamente, aggiungendo altre punizioni alla reclusione. Le pene vanno eseguite esemplarmente sulle piazze. Oggi si considerano reati comportamenti che un tempo non lo erano. Le norme devono essere tra loro ragionevolmente compatibili. Una persona trovata in possesso di hashish va considerata uno spacciatore, non un semplice consumatore. Il lavoro è il principale strumento di emancipazione e di libertà. Sul posto intervenne la polizia per garantire l’ordine. La strada principale fu chiusa al traffico. Tra la folla circolavano borseggiatori. Avevano paura che un terrorista si infiltrasse nella calca.

“Io Fra’ Carlo appartengo agli olobionti l’insieme di organismi diversi che si comportano come un tutto. I funghi, misterioso anello di congiunzione fra il mondo minerale e quello vegetale, sul nostro pianeta sono presenti ovunque, eccezion fatta le calotte polari. Sono più simili agli animali. Senza radici e senza foglie né fiori si nutrono di sostanze assorbite dall’ambiente dove vivono. Trasformano i residui organici in cibo, dalla decomposizione, rimettono sostanze nel ciclo vitale. Il potere di rigenerazione li rende simbolicamente creature psicopompe per eccellenza. Traghettano sostanze morte verso nuova vita, purificano e rendono fertile il terreno. Puliscono le aree inquinate del pianeta. Reintroducono continuamente organismi morti nel ciclo vitale e ne evitano l’accumulo nell’ambiente. Le formiche nei formicai allevano dei funghi che trasformano il legno in cibo. Le piccole spore divenute funghi nella foresta possono vivere molto a lungo. Trasportano i nutrienti per gli alberi e si cibano di zuccheri e altri carboidrati prodotti dagli alberi attraverso la fotosintesi.

Le sacre scritture citano i funghi. I funghi da sempre sono un importante strumento di guarigione. La malattia è perdita di equilibrio, un dissesto energetico nell’energia vitale di cui l’organismo risente. I funghi in Cina si utilizzano per riportare salute e donare longevità. Per la concezione cinese incarnano la bellezza della natura e riflettono la dimensione dell’immortalità. Sono considerati vero e proprio cibo-medicina, in grado di ripristinare gli equilibri organici.

I funghi hanno la capacità intrinseca di scomporre la materia organica entrando in contatto costante con i germi patogeni e sviluppando ottime difese immunitarie. Hanno una azione immunostimolante e antiossidante. Limitano lo stress ossidativo delle cellule, le proteggono dai danni dell’invecchiamento e dalle malattie degenerative. I funghi forniscono moltissimi aiuti al corpo umano. Riducono il colesterolo e la glicemia. Aiutano a espellere tossine, favoriscono la difesa dell’organismo dalle cellule tumorali. In Oregon hanno trovato un organismo di funghi chiodini Armillaria esteso per 10 chilometri quadrati, pesa centinaia di tonnellate e sfiora i tremila anni di età. Ho sempre apprezzato i funghi per la loro qualità specifiche, considerati nell’antico Egitto “figli degli Dei”, giunti sulla Terra grazie ai fulmini. I funghi dotati di proprietà allucinogene venivano chiamati “carne degli dei”, provocano visioni e mettono in condizione lo sciamano di comunicare col mondo divino. Il pioppo, legno di poco valore, è considerato invadente e infestante. La farò uccidere per la faccenda dei francobolli”.

Il panico le attraversò il viso. “Lei dev’essere pazzo! Non può uccidermi per questo”. “Sì che posso”. “Chiedo solo di essere lasciata in pace”. “Eccolo lì. Un piccolo uomo cui è stato dato un piccolo potere, e lo usa come un Cesare”. Si incontrarono al bar di fronte al mercato del sabato alle otto in punto. Dopo un saluto imbarazzato bevvero un caffè e si guardarono sospettosi. Avevano gli stessi gusti. Avvizzito sembrava fosse stato a seccare per anni al sole.

“L’occhio sempre fisso su di me, a controllare cosa combino. Segue ogni mio gesto, ma l’ho in pugno. E’ duro come il legno stagionato di cui sembra essere fatto. Non si stanca mai.” Pagò il dovuto e si appoggiò da una parte.

Le chiese se poteva invitarla a pranzo. Accettò e si diressero verso una brasserie lì vicino. Fra’ Carlo, in assoluto uno dei personaggi più rilevanti e affascinanti della Restaurazione, non riusciva a capacitarsi che fosse finito nelle mani di una ignorante come lei. La fissò a lungo, valutandola con attenzione.

“Sono il ministro della libertà. Vado trattato come un vero e proprio ministro, come l’olmo che è l’albero della libertà ed è simbolo di fraternità. In ogni comune deve fiorire l’albero della libertà. La natura morente o morta è l’emblema del dispotismo, a differenza della natura viva e produttiva che rafforza e diffonde i suoi benefici ed è l’immagine della libertà. Altro che quercia è l’olmo l’albero della libertà per eccellenza, senza alcun dubbio. Ho della giustizia una conoscenza diretta, grazie a una mole sterminata di documenti: provengono da archivi interni e diari segreti. I poteri vanno separati. C’è un apparato di sorveglianza tentacolare. Giorgia si appuntò sul bavero della giacca un papavero d’oppio, non un papavero comune, “Perché si ostina a darsi delle arie col suo papavero? Lo tolga!”

“Mi rifiuto di piegarmi con fermezza a questa sua richiesta, la ritengo arrogante. Il papavero significa molto per me e continuerò a portarlo”.

“C’è un complotto straniero volto a umiliare il paese con i migranti, la droga e la violenza. E’ un atto di aggressione ai danni dell’intero paese”.

Mi hanno educato a farmi compagnia con belle cose, i buoni libri, l’ottima musica, gli animali che amo. Vado in montagna, colleziono fumetti e francobolli. Mi sono costruito una discreta biblioteca. Mi prendo cura dei parenti più prossimi. Lontano dalla ressa mi trovo a mio agio. Sono semplice, essenziale, diretto, aperto, a tutti. Le ambizioni personali altrui rendono tutto difficile e ostile. Armato da una lettera di raccomandazione mi hanno messo a disposizione una quantità sempre crescente di materiale desecretato. Nelle profondità degli archivi, al sicuro, si custodiscono le informazioni più sensibili.

Giorgia lei ha intercettato le mie telefonate, messo sotto sorveglianza il mio ufficio, mi ha fatto pedinare, ha minacciato me e i miei cari con metodi violenti e indicibili. E’ intenzionata a portarmi via tutto, ma non riuscirà a intaccare il mio spirito combattivo. Spero nella giustizia e in un futuro migliore. Nei confronti del mio paese sento un dovere più importante di ogni altro. I pensieri giusti mi nascono camminando e hanno più valore. Jean-Jacques Rousseau mentre camminava faceva filosofia, io faccio giustizia. Indago, decodifico, cerco, valuto, penso alle istanze. La giustizia la si fa con la testa, ma io la faccio anche coi piedi e guai a chi me li pesta”.


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