Ma vui vulivate ’a pizza Cu ’a pummarola ’ncoppa e niente cchiù

Giorgia, estremamente fiduciosa nel proprio talento, da intraprendente politica teorica, faceva di tutto per crearsi una reputazione internazionale...

di Deborah A. Simoncini - venerdì 22 settembre 2023 - 1261 letture

Giorgia, estremamente fiduciosa nel proprio talento, da intraprendente politica teorica, faceva di tutto per crearsi una reputazione internazionale col suo lavoro: “Me la posso concedere una pizza americana? Voglio stare sulla ribalta. Passo il mio tempo in modo produttivo e stimolante. Lavoro a un ritmo intenso, tutto il giorno, talvolta quasi al punto dello sfinimento. Corro, gioco a tennis e poi lavoro ancora per metà della notte. Posso rendere tutto più chiaro, ma non posso renderlo più facile, mica sono come quella da nome e cognome impronunciabili che si esprime in maniera oscura e molto velocemente, con lampi di intuizione che nessuno riesce a seguire. Sa dire solo parole trascurate e fastidiose, tarde e prolisse. Le parole laboriose da scrivere e leggere, impossibili da decifrare inducono sospetti. Io i miei discorsi prima di cominciare a svilupparli col suono delle parole, li gusto interiormente. Se la lingua non è in grado di comprendere il mio sentire mi rattristo. Voglio che chi mi ascolta veda con la mente ciò che vedo io.” Ho avviato un nuovo corso politico e ideologico. Mi ispira la triade illuminata: “Autocrazia, Nazionalità, Ortodossia. Ho in progetto la nazionalizzazione delle masse in senso conservatore. Nel farmi amare per la pura bellezza delle mie astrazioni rispondo alla domande prima che queste siano completamente formulate”.

Sotto la supervisione di Matteo, Giorgia seppe cavalcare la seconda ondata di immigrati. Il suo contributo più originale fu l’impegno a costruire dei campi di contenimento detentivo, per una dispersione elastica e anelastica dei flussi, il che le permise di indurre una tensione sociale ed economica molto forte. Fu anche in grado di ottenere importanti passi avanti nel calcolo del coefficiente di assorbimento migratorio. Pienamente convinta che la sua teoria avrebbe presto dato origine a una rivoluzione su come gli esseri umani si rapportano al mondo, ordinò per posta letti, mobili, cucine, pentole e padelle, lenzuola e coperte. Fece spese folli. Portò tutto con un cavallo e un carro fino al molo Favarone. Un viaggio veramente splendido lo definì.

“Il mondo in cui vivremo nei prossimi trent’anni sarà un luogo molto agitato e tormentato. Non credo sarà possibile un compromesso tra farne o non farne parte”. Matteo arrivò, dopo un giorno estenuante passato in sella al suo mulo, con due galloni di whisky, distillato alla macchia, ne aveva sempre molto a disposizione, una quantità incredibile di burro di arachidi e un sacco di cioccolata e di salsicce viennesi. Mentre si grattava freneticamente in mezzo alla strada, come un cane pulcioso, nell’ostentare i calzoni da equitazione e una sella inglese, si lamentò: “Stavo andando così lento che temevo di non arrivare da nessuna parte”.

Entrò nel bar e ordinò un caffè in tazza grande con un croissant che consumò lentamente. Pagò e chiese al cameriere se quello era davvero il centro. L’uomo gli spiegò che per il centro avrebbe dovuto prendere la prima a sinistra e poi proseguire sempre dritto e chiese se voleva ancora qualcosa da bere e che avevano acqua tonica, birra, limonata e tè freddo. “Voglio un Palmer Arnold, metà te freddo e metà limonata, con ghiaccio in abbondanza”. Si asciugò il naso sulla manica e si mise in spalla lo zaino. “Giorgia dice di aiutare le persone a risolvere i loro problemi e poi se ne fa vanto e riconosce il proprio merito esclusivo. La proprietà privata, nasce dalla fatica e dal risparmio, ha aspetti sia positivi che negativi”. Le campane delle chiese suonarono a festa fino a notte inoltrata.

L’odio, nell’essere ambivalente, al tempo stesso amichevole e ostile, comincia dove finisce l’amore. Il desiderio nulla ha di semplice. Lancerò un progetto ambizioso di riorganizzazione e le chiavi forniranno una soluzione sicura. Il problema rimane lo scambio delle chiavi. “Chi non resta sconvolto dalla mia politica ondivaga e ondulatoria probabilmente non l’ha capita. E’ una politica corpuscolare e muscolare, costituita da norme, regole e leggi che si muovono sia in linea retta che ondulatoria, nello spazio e nel tempo. Nei prossimi anni realizzerò esperimenti nuovi e farò emergere nuove proprietà. La polarizzazione racchiude in sé il cuore della mia politica che passerà alla storia come polarizzata: da parte mia mi definisco e sono Giorgia, vettore polarizzatore lineare e universale. Mi sono imposta di mostrare i muscoli come da tradizione: non ci sono mai andata coi guanti di velluto. Ho sempre dato il mio benestare alle prove di forza. Sono per l’antica grandeur, così come la Francia”.

Nel parapiglia la premier stizzita finì a terra, ma prima di arretrare protetta dai suoi, fece in tempo a estrarre la pistola dalla fontina.

Il primo colpo sparato in aria non bastò a riportare la calma. Matteo aprì il coltello a serramanico e ruppe un collo di battaglia, ne ferì settanta che finirono in gravissime condizioni al pronto soccorso. La rabbia, montata da umiliazioni, come un fiume in piena, rotti gli argini era ormai insostenibile. La furia cieca del popolo era terrificante. Giorgia si rifugiò barricandosi dietro le mura di un commissariato e fece erigere barriere di filo spinato, collegati a generatori elettrici. Stabilirono turni di guardia con le poche armi a disposizione, pronti a sparare a vista agli insorti. Passarono due giorni di collera. Quando l’ordine fu ristabilito, grazie all’intervento degli Alleati, Matteo e Giorgia furono costretti a piegarsi in ginocchio davanti alla bandiera americana e ripetere in coro: “we are dogs, siamo dei cani”.

Vladimir, messo al corrente, disse di ricordarsi della premier: “ricordo che se ne parlava come la signora Kacharova, (la “pifferaia di Hamelin” della politica teorica), che motteggiava: … io non porto le mutande, ma i pannoloni, ops, scusatemi i pantaloni. La passione di un animo in collera si manifesta sul volto, ne cambia l’espressione e tutti si accorgono di avere di fronte un uomo adirato, ma le guerre determinano arricchimenti clamorosi, così come fallimenti clamorosi”.


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