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Fiaccolata a Taranto per i bambini morti di cancro

Ieri era un fiume silenzioso di persone. Un fiume di cui non si vedeva la fine. Un fiume che ricordava i tanti, i troppi bambini morti di cancro a Taranto. Un articolo di Alessandro Marescotti (PeaceLink)
di Redazione - mercoledì 27 febbraio 2019 - 1100 letture

Ieri [26 febbraio 2019] era un fiume silenzioso di persone. Un fiume di cui non si vedeva la fine. Un fiume che ricordava i tanti, i troppi bambini morti di cancro a Taranto, i tanti, i troppi che sono in chemioterapia, i tanti, i troppi che scoprono di avere un problema che li accompagnerà per tutta la vita. I numeri dell’Istituto Superiore della Sanità (studio SENTIERI) documentato un +54% di tumori infantili a Taranto rispetto al resto della regione.

Fiorella Mannoia ha inviato questo contributo musicale https://tinyurl.com/y5m6c7fu.

Ognuno ha la sua parte in questa grande scena.

Ognuno ha i suoi diritti,

ognuno ha la sua schiena,

chi ha torto o chi ha ragione

quando un bambino muore.

Siamo tutti berlinesi (“Ich bin ein Berliner”) disse nel 1963 John Kennedy.

La stessa capacità di immedesimarsi, di sentire il peso e di sentire la responsabilità, di provare l’orgoglio e la volontà di un riscatto dalla paura, vorrei che ci fosse anche per i bambini di Taranto, una città considerata spesso una questione locale (salvo poi a considerarla nazionale se si ferma la produzione di acciaio) e che oggi assurge invece a simbolo – dopo la sentenza di Strasburgo – delle responsabilità dello Stato, che non ha tutelato i diritti umani.

Siamo tutti tarantini, perché a Taranto vengono violati i diritti umani.

Non ho visto nessun Kennedy andare a Taranto e pronunciare queste parole.

Vorrei che questo fosse il grido che sorge da ogni città, un grido universale: siamo tutti tarantini.


L’articolo di Alessandro Marescotti, via: Pressenza.



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