Da Mario a Mariano

La voce nasale del premier, fascia tricolore e zucchetto in testa, tornò comprensibile, mentre una distesa di fiammelle lo illuminava: “… nel nome del Padre, del Figlio, … da oggi chiamatemi Mariano!”
di Deborah A. Simoncini - venerdì 19 febbraio 2021 - 1094 letture

Nell’aula del senato si levò un mormorio contenuto di disapprovazione. I fedeli a Giuseppi lo fischiarono.

La voce nasale del premier, fascia tricolore e zucchetto in testa, tornò comprensibile, mentre una distesa di fiammelle lo illuminava: “… nel nome del Padre, del Figlio, … da oggi chiamatemi Mariano!”. Il rito di purificazione collettiva si trasformò in una sorta di esorcismo. Nel buio fitto i senatori erano ombre evanescenti.

Finita la funzione, Mariano si mosse lesto e furtivo, con passo svelto e sciolto, per non rimanere intruppato tra i questuanti. Con sollievo si avviò lungo una ripida rampa di scale, le tenebre sembravano averlo inghiottito. Voleva tornare a casa subito, per rimettersi al lavoro. Aprì la cartina per trovare le indicazioni necessarie.

Intanto a Giuseppi dei cittadini fecero depositare dei mazzi di fiori e dei fiori singoli, con dei biglietti di ringraziamento.

“Buongiorno, Matteo, anche tu qui?”

“Giuseppi, … maestro chiarissimo! Bellissima cerimonia vero?” L’altro rimasto spaesato l’anticipò, per toglierlo d’imbarazzo: “Da quanto tempo non ci vediamo, caro!” e gli prese una mano tra le sue. “Ti ho pensato molto, ti ho letto molto, volevo anche chiamarti …, ma ho immaginato fossi impegnatissimo …”

Mariano precisò che da destinato a una carriera sfolgorante aveva accolto la nomina come una responsabilità non gradita e gravissima. So di aver acquisito un ruolo da protagonista, ma per reclutarmi hanno utilizzato l’arma del ricatto, mi hanno messo di fronte al diktat: collaborare o affrontare lo scandalo pubblico. Ho accettato per evitare di alimentare scandali che non giovano a nessuno. Molti mi temono ed evitano di attaccarmi. Si dice di me: “sa quasi tutto di tutti e quello che non sa, tutti pensano lo sappia. Di mestiere autorevole e influente verso l’autorità politica che sa di diritto e investigazione.”

Giuseppi teneva il capo basso e borbottava. Era in collera con se stesso, ma non voleva rendersi ridicolo. Sapeva di essere stato ingannato da una persona che stimava e si era rivelata un megalomane chiacchierone, nella vita un fallito. Recuperò la calma e si allontanò. Nessun pericolo si disse tra se e sé. Va tutto bene. Non doveva lasciare tracce o impronte organiche. Recuperò un orsacchiotto e lo strinse a sé.

A Mariano il lieve sorriso si spense sulle labbra quasi subito. Ebbe un lieve sussulto e con lo sguardo sfuggente, annuì. “Se vivi di fantasia il risultato sono un sacco di problemi. Prima di agire, reagire, giudicare e decidere, bisogna saper ascoltare. Dietro l’avaro si nasconde l’ambizione sfrenata, del personaggio pericoloso, determinato e feroce.” Studiò il volto di Matteo che aveva molto da nascondere. Gli rivolse uno sguardo irritato. Da vecchio uomo d’affari sapeva nascondere la sua fortuna.

Tutti mi dicono: “So di lei!” perché sanno che sono potente, importante e ricco.

Al ristorante “papà Giovanni”, dove era solito cenare, si fece servire un bicchiere di vino bianco e si chiuse in un silenzio imbarazzato.

Piazzata una cimice sotto il tavolo l’avevano bollato “rompiscatole”, uno che rompeva sempre, un personaggio di caratura che sapeva sfruttare con astuzia la situazione. Si procurò un passaporto falso, per apprestarsi a vivere in clandestinità, ma riuscirono a rintracciarlo e lo posero in stato di fermo. C’era il pericolo di rivelazioni sconcertanti?

Sono qui nel tuo studio per sapere perché mi hai convocato. “Veniamo agli affari. Al gioco come va? la fortuna continua ad arriderti?” “Ho smesso da tempo: le carte mi hanno procurato troppi guai.” “Saggia decisione.” Rise e con l’aria compiaciuta si batté le mani sulle gambe. “Di te so molto e penso persino di sapere il tuo futuro.” “Ah, si! E sarebbe?” “Sai tramutare la ricchezza in potere.” Il tono della sua voce divenne confidenziale.

“I commercianti si lamentano della contrazione dei consumi, gli industriali della perdita di competitività sui mercati internazionali, mentre i fallimenti aumentano e raggiungono cifre inquietanti. I prezzi schizzano alle stelle e i salari si riducono. Guidato dal tuo istinto di figlio di funzionario di banca, Mariano devi saper tenere sempre duro, per tutelare i risparmi e l’interesse della massa dei libretti di deposito e della piccola gente che vive di piccoli risparmi. Lo Stato chiamandoti alla guida del governo ti ha dato ragione. Anche quelle che fino a ieri erano brillanti penne del dissenso ora ti celebrano da uomo da benedire. Un padre della patria chiamato a salvare il popolo prima dalla pandemia e poi da rapina e spogliazione. Non devi lavorare solo con il mio danaro, ma anche con quello degli altri, da vero mercante-banchiere.”

Mariano per rassicurarlo pubblicò un elenco impressionante di opere pubbliche da intraprendere nel corso dell’anno. In difesa dell’occupazione e per combattere la disoccupazione si inventò i lavori più strani e impensati, anche in zone dove non ci sarebbe stato nessun bisogno di eseguirli.

“L’apertura di credito va sempre ricompensata restituendo il favore. Il denaro prestato non è di totale proprietà di chi lo riceve, contiene in sé un potenziale profitto.” Parlò a voce alta ma solo al cellulare: “al cenone di san Silvestro alle “Grotte del Piccione” alle signore farò distribuire molti cotiglioni.”

Matteo si mise a studiare con impegno accanito. Assegnato alla squadra “turismo e buon costume”, con un delicatissimo incarico, dopo qualche anno ne assunse il comando. Insignito di una onorificenza di altissimo valore se ne uscì ridendo e gridando a viva voce: “arrivano i mariani, arrivano i mariani!”


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