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Carlos Santana a Taormina

di Orazio Leotta - sabato 23 luglio 2011 - 5318 letture

Lui era lì, quel 16 Agosto 1969, a Woodstock. Io ero piccolino, non potevo saperlo. Lo apprenderò più avanti con gli anni. Lui era lì, in quei tre giorni di musica, pace e amore, in buona compagnia. C’era Joan Baez, Jimi Hendrix, Janis Joplin, The Who e tanti altri.

Stasera Carlos Santana è invece qui, praticamente a casa mia, al Teatro Antico di Taormina, la mia location preferita per i grandi concerti. E io mi trovo nelle prime file, praticamente a pochi metri da lui e dalla sua band. La luna forma nel cielo una grande lettera C, segno che è calante. DSCN5271Anch’essa sembra adagiata pronta a godersi lo spettacolo. Si familiarizza coi vicini di posto: davanti a me tale Cuellar, peruviano di Trento in vacanza a Taormina con la moglie (mi insiste che Europa è del ’71 e non del ’76 come affermo io. Lascio cadere la cosa, suppongo che, profano, si stia confondendo con Samba Pa Ti).

Alla mia destra il milanese Colombo, nessuna somiglianza né parentela col più famoso tenente. Alla mia sinistra una persona speciale, grazie alla quale sono qui stasera. Siamo tantissimi, 4000 forse 5000, ma sembriamo ancora di più quando il neosessantaquattrenne Carlos, tutto vestito di bianco dal cappello alle scarpe, recante addosso qualche piccola variazione cromatica grazie al beige o al marroncino delle sue chitarre, attacca puntuale alle 21.45, accompagnato da una band stellare, ove si alternano cinque percussionisti, fra cui una ragazza, un bassista, un altro chitarrista, un tastierista, uno alla tromba ed un altro al trombone. In più due vocalist afroamericani davvero notevoli. E ripenso ai giorni di Woodstock.

DSCN5276Scommetto, tra me e me (è legale), su quanti brani, fra gli otto proposti quel tardo pomeriggio del 1969 suonerà questa sera. Alla quarta è già la volta di Cari Black Magic Woman. Era la preferita del mio caporeparto a Legnano. Il giorno dopo che lo appresi gli regalai l’intero album (Abraxas). Dalla sua visibile gioia mi feci l’idea che se fossi stata donna, mi avrebbe forse baciato in bocca. E non solo. …Ah ecco, ora che ci penso, una cosa in comune con Carlos ce l’ho, la Gibson, certo non lo suoniamo allo stesso modo, anzi io da tempo non la suono più, riposa in garage, circondata da centinaia di libri. Alla sesta è il turno di Oye Como Va, la gente ormai è stabilmente in piedi e ad agitare le mani.

Alla nona Corazòn Espinado, il pubblico canta e balla e prende consapevolezza di stare assistendo a uno spettacolo unico, mitico, indimenticabile. Passando per Maria, Maria, siamo alla traccia n.11 dove rispolvera la vecchia Jingo, tratta dal suo primissimo album e ci fiondiamo dunque in The Game of Love alla quattordicesima. DSCN5275Dopo 16 tracce inframezzate, da virtuosismi di chitarra, da un duetto batteria-basso trascinante e da inni all’amore e alla compassione elevati da Carlos a una platea in delirio, sembra che il concerto volga al desìo. Macché!! Per la gioia degli intervenuti, il concerto si protrae fino alle 00.15, con un bis di Corazòn Espinado, un omaggio ai Cream con Sunshine of your Love e uno ai Police con Roxanne, e pezzi vari tratti dagli album più recenti intrisi di sonorità reggae, di contaminazione DSCN5287 di musica africana, di salsa e anche con qualche scala araba coi classici intervalli tra i semitoni.

Un lungo e maestoso assolo di batteria, musiche tratte da Nuovo Cinema Paradiso e ancora lodi di Carlos a Taormina, allo splendido scenario e sempre in sottofondo quel sint anni ’70, da pelle d’oca. Adios Carlos, è stato bello, alla prossima, chissà!


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